Sabato, 13 Aprile 2019 - 16:28 Comunicato 806

Partecipato appuntamento questa mattina con le esperienze educative innovative di Consiglio Nazionale Forense, Federazione trentina della Cooperazione e Fondazione Bruno Kessler
Un patto educativo con tutti gli attori della comunità educante

Insegnanti, genitori, volontari, associazioni del terzo settore: in un momento storico in cui il patto scuola-famiglia sembra essere venuto meno e che vede il ruolo della scuola spesso messo in discussione, solo il lavoro sinergico e sistemico di tutti gli attori sociali che circondano i ragazzi può offrire loro esperienze educative e formative vere e farne dei buoni cittadini di domani. È questa la convinzione emersa con forza più volte nel seminario A scuola di comunità, moderato da Giovanni Vinciguerra, direttore editoriale di Tuttoscuola, che stamattina nel Palazzo Istruzione ha messo a confronto alcune iniziative educative realizzate da Consiglio Nazionale Forense, Fondazione Bruno Kessler e Cooperazione Trentina.

Esperienze diverse - per tipologia, tecniche e metodologie utilizzate - ma accomunate da una costante risultata vincente: la compartecipazione attiva, e spesso decisiva, dei diversi attori che accanto alle agenzie educative tradizionali animano la comunità in cui vivono i giovani.
Proprio la consapevolezza che educare deve essere un’operazione comunitaria e non solitaria – ha spiegato Domenico Facchini - ha spinto il Consiglio Nazionale Forense a scendere in campo direttamente mettendo a disposizione le proprie competenze specifiche nel progetto Cittadini del futuro. L’iniziativa è nata come percorso di Alternanza scuola-lavoro di educazione alla cittadinanza e intende insegnare ai ragazzi la capacità di andare oltre se stessi nella consapevolezza di essere parte di una comunità più grande. E è pensato per offrire ai più piccoli strumenti utili alla comprensione dei principi fondamentali della Costituzione Italiana tramite il linguaggio universale del gioco: definizione delle regole, responsabilità, rispetto per i compagni, dei ruoli, la collaborazione, la solidarietà, sono tutti elementi che vengono vissuti in modo ludico ma che contribuiscono a consolidare una base di valori che accompagnerà i bambini negli anni sino all’età adulta, facendone dei buoni cittadini.
Elisabetta Farella ha poi illustrato i progetti che la Fondazione Bruno Kessler ha avviato con diverse scuole del Trentino e di Ferrara. In particolare la ricercatrice ha illustrato il progetto Climb e il progetto Kids go Green, iniziative che utilizzando soluzioni tecnologiche innovative sono riuscite a creare coesione e partecipazione all’interno delle comunità scolastiche, consentendo ai diversi attori che le popolano di rendere la scuola più inclusiva, più efficiente e in grado di abbattere svantaggi sociali e culturali.  Entrambi i progetti utilizzano la tecnologia in modo semplice e creativo per accrescere la mobilità sostenibile nel percorso da casa a scuola, riducendo al contempo il traffico degli autoveicoli davanti agli edifici scolastici.  Nel progetto i bambini vengono coinvolti in quello che di fatto è un “Piedibus”, un autobus a piedi: gli alunni, in fila e accompagnati da un volontario (quasi sempre un genitore), passano di casa in casa dai propri compagni e si recano a scuola a piedi. Il progetto ha subito evidenziato una serie di effetti positivi sulle dinamiche di relazione, non solo di classe: inclusione di bambini che per vari motivi erano un po’ messi in disparte e partecipazione più attiva alla vita scolastica e sociale anche di famiglie e genitori prima poco partecipi, ma anche di volontari e associazioni di volontariato della comunità.
Comunità che ha un ruolo centrale anche nell’esperienza presentata dalla Federazione trentina della Cooperazione. Arianna Giuliani ha illustrato l’esempio di Associazione Cooperativa Scolastica della scuola primaria di Rumo, in Val di Non.  La cooperativa scolastica Un sogno smarrito di Rumo si autodefinisce “una scuola che educa al fare”: i bambini hanno dato vita a un progetto agricolo in collaborazione con alcune realtà locali che offrono supporto e collaborazione per alcune fasi di lavorazione dei campi o materie prime da cui realizzare prodotti finiti. Gli studenti autogestiscono ogni fase della vita cooperativa ed i professori hanno solo un ruolo di supervisione.
Con questo tipo di esperienze classi o interi istituti hanno la possibilità di far vivere agli studenti un’esperienza di impresa cooperativa simulata in autonomia collaborando con i tanti attori della propria comunità: cooperative sociali, genitori, amici, famiglia. Dei veri e propri laboratori di competenze, in cui sperimentare e sperimentarsi sviluppando una serie di competenze trasversali quali l’educazione alla cittadinanza e il principio della democrazia, la progettazione, la comunicazione, il problem solving, la partecipazione e il confronto con gli altri.
Giovanni Vinciguerra ha concluso il seminario evidenziando come esperienze corali di questo tipo, se fossero replicate in altre parti di Italia, migliorerebbero la qualità della scuola nel nostro Paese e la rimetterebbero al centro sull’educazione alla sostenibilità, all’inclusione e al civismo.

(sdv)


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