Le attività per famiglie
La giornata si svilupperà attraverso un percorso a tappe che accompagnerà il pubblico alla scoperta del Giardino Botanico e delle antenate e degli antenati paleolitici. Cinque tappe, cinque temi e cinque attività per conoscere, attraverso il gioco e la sperimentazione, la vita quotidiana preistorica e il territorio delle Viote del Monte Bondone, dove sono state individuate le tracce dei loro accampamenti.
A rendere ancora più concreta l’esperienza sarà la presenza dell’archeologo Alessandro Potì, che proporrà attività dedicate alla scheggiatura della selce, all’immanicatura dei reperti litici, all’estrazione e all’intreccio delle fibre vegetali, all’impennaggio con catrame di betulla e alla lavorazione del legno.
Insieme al gruppo di rievocatrici e rievocatori Gente del Fiume, con pellicce e tatuaggi antichi, queste attività permetteranno di ricreare alcuni momenti della vita quotidiana nel Paleolitico.
La ricerca archeologica del MUSE sul Monte Bondone
Le ricerche archeologiche del MUSE mostrano che l’uomo frequentava il Monte Bondone già decine di migliaia di anni fa.
Le testimonianze più antiche risalgono al Paleolitico medio, l’epoca dei Neanderthal, e comprendono manufatti realizzati attraversometodi di scheggiatura complessi, che testimoniano una conoscenza precisa della materia prima e delle sue modalità di lavorazione.
Molto più tardi, durante il Paleolitico superiore dopo l’ultima grande glaciazione, la montagna continua a essere frequentata dai gruppi di cacciatori-raccoglitori che si muovono attraverso l'ambiente alpino, stagione dopo stagione.
Per queste comunità le montagne non rappresentavano necessariamente una barriera. Erano, piuttosto, un territorio da conoscere e che offriva risorse preziose per la loro sopravvivenza.
Lo testimoniano anche i frammenti di ceramica, databili tra l’antica età del Bronzo e l’età del Ferro, confrontabili con materiali provenienti da altri siti del Trentino e dell’arco alpino orientale e indicativi di contatti e spostamenti tra comunità.
Significativa è anche la distribuzione dei reperti: alle quote più elevate prevalgono gli strumenti in pietra, potenzialmente legati alla caccia, al controllo del territorio e allo sfruttamento delle materie prime; più in basso, la presenza di ceramiche e strumenti diversi suggerisce invece soste e frequentazioni stagionali legate alla gestione dei pascoli e degli animali domestici.
Un network europeo sulle tracce dell’epoca glaciale
Fondato nel 2012, il network europeo Ice Age Europe riunisce realtà di diversi Paesi con l’obiettivo di valorizzare e far conoscere il patrimonio culturale legato all’epoca glaciale. Tra i membri figurano il Neanderthal Museum di Mettmann, in Germania, che custodisce il primo fossile di Neandertal mai ritrovato, e la Grotta di Fumane, in provincia di Verona, che conserva le più antiche testimonianze di arte parietale prodotta da Homo sapiens in Europa.




