Venerdì, 02 Giugno 2017 - 14:19 Comunicato 1413

Salute, i divari territoriali e sociali fanno male


Tre anni di differenza fra Trentino e Campania nella speranza di vita. Condizione socio-economica della famiglia come ipoteca sulla salute dei figli. Migliori stili di vita, minore incidenza delle malattie croniche e più prevenzione quando il titolo di studio è più elevato. Dati che fotografano i limiti del sistema sanitario. La salute in Italia è minata da diseguaglianze territoriali e socio-economiche che influenzano pesantemente qualità e durata della vita. È il quadro emerso dall’intervento di Alessandro Solipaca questa mattina al Festival dell’Economia. Con una richiesta di politiche che favoriscano l’adozione di stili di vita più salutari.

L’incontro, al Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento, era per la sezione “Diamo i numeri”. Alessandro Solipaca, Senior researcher all’Istat (Istituto nazionale di statistica), dove è responsabile del Sistema informativo sulla disabilità, è anche responsabile scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla salute nelle Regioni italiane, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Introdotto da Luca Carra (direttore di Scienzainrete.it), Solipaca è intervenuto su “Universalismo e disuguaglianza” con un’analisi dei dati Istat nel Rapporto Osservasalute. Ripercorrendo le riforme del sistema sanitario nazionale Solipaca ha messo in evidenza come in Italia permangano significative differenze territoriali e sociali. Ha parlato di una cattiva allocazione delle risorse che porta a un disallineamento tra la spese totale del SSN e le condizioni di salute della popolazione.
Ha invitato a una lettura articolata, dove si combinano fattori di contesto (come sistema sanitario e di welfare) e individuali (come genere ed età, titolo di studio, condizione professionale, condizione economica, stili di vita). «Il sistema sanitario – ha ribadito Solipaca - dovrebbe ridurre i divari, ma non sempre ci riesce. Le politiche di prevenzione e promozione di stili di vita salutari devono avere questo obiettivo. Il contesto non gioca un ruolo meno rilevante di quello attribuibile ai fattori individuali. Credo che le politiche possano fare di più per cambiare gli stili di vita».
Come esempio di diseguaglianza territoriale ha citato i tre anni di differenza tra Trentino e Campania: «Nel 2015, in Italia, ogni cittadino può sperare di vivere, mediamente, 82,3 anni (uomini 80,1; donne 84,6); nella Provincia autonoma di Trento la sopravvivenza sale a 83,5 anni (uomini 81,2; donne 85,8), mentre un cittadino che risiede in Campania ha un'aspettativa di vita di soli 80,5 anni (uomini 78,3; donne 82,8)».
Altri fattori incisivi sono livello di istruzione e genere. La speranza di vita alla nascita – ha proseguito – per laurea o titolo superiore è 82.4 anni per gli uomini e 85,9 per le donne rispetto a nessun titolo (77,2 maschi e 83.2 donne). Solipaca ha sottolineato come la condizione socio-economica della famiglia sia determinante per la salute dei figli. E come il titolo di studio più elevato si accompagni in generale a migliori stili di vita, minore incidenza delle malattie croniche e maggiore prevenzione.

Web: http://2017.festivaleconomia.eu
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(eb)


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