Giovedì, 29 Gennaio 2026 - 15:48 Comunicato 198

Salute e sicurezza in ottica di genere

Tradizionalmente, le norme sulla salute e sulla sicurezza non hanno distinto tra i generi, portando a situazioni in cui attrezzature e ambienti di lavoro sono stati progettati prevalentemente per gli uomini, senza tenere conto che i rischi a cui i due generi sono sottoposti possono essere diversi e che le misure di sicurezza, progettate senza considerare le differenze di genere potrebbero, in alcuni casi, risultare inefficaci.
Il tema è stato al centro oggi di un seminario promosso e organizzato da TSM - Trentino School of Management, in collaborazione con le Province autonome di Trento e Bolzano, dal titolo “Salute e sicurezza in ottica di genere". Il seminario si è caratterizzato per un duplice sguardo integrato: da un lato l’analisi giuridica e il punto di vista degli organi di vigilanza, dall’altro l’approccio sostanziale alla salute e alla sicurezza sul lavoro, con particolare attenzione alle differenze di genere nella valutazione dei rischi e nelle misure di prevenzione. Dai professionisti e dagli esperti del settore è emersa con chiarezza la necessità di superare una visione meramente formale degli adempimenti, promuovendo una cultura della sicurezza inclusiva, consapevole e orientata alla prevenzione reale.
Il seminario "Salute e sicurezza in ottica di genere"

In apertura l’assessore al lavoro e vicepresidente della Provincia autonoma di Trento ha evidenziato la necessità di impegnarsi per costruire, tutti insieme, un sistema di prevenzione degli infortuni sempre più moderno, più attento e più giusto. Parlare di sicurezza in ottica di genere significa riconoscere che uomini e donne non vivono il lavoro allo stesso modo. Significa ammettere che i rischi non sono neutri, che l’organizzazione del lavoro non è neutra, così come la conciliazione dei tempi. E significa, soprattutto, assumersi la responsabilità di integrare queste differenze nella valutazione dei rischi e nelle misure di tutela. L’assessore ha poi sottolineato come l'attività ispettiva non possa limitarsi a verificare la presenza di documenti: deve saper leggere la qualità delle misure adottate, la loro adeguatezza rispetto alle lavoratrici e ai lavoratori, la loro capacità di prevenire rischi che spesso emergono solo quando si osservano le differenze. Infine, ha espresso l'auspicio che dal seminario di oggi possano arrivare indicazioni utili e innovative, che potranno trovare spazio nel nuovo Piano di promozione e prevenzione provinciale della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

L'assessora al lavoro della Provincia di Bolzano ha ricordato l'importanza di lavorare insieme - enti sanitari, di vigilianza, di formazione e istituzioni - su questo tema così delicato, un ambito che fino ad oggi non era mai stato affrontato in modo così approfondito e strutturato. L'assessora ha spiegato che per molto tempo la prevenzione degli infortuni è stata considerata neutra. Non considerare le differenze fra uomo e donne significa non proteggere davvero tutti. Per questo sono importanti eventi come quello di oggi, ha concluso l'assessora, che possono offrire alla politica nuove idee per mettere in campo una prevenzione più effiicace e più giusta.

"La tutela della salute e della sicrezza suoi luoghi di lavoro - ha detto il presidente di TSM, Francesco Barone - deve essere effettiva, reale e concreta, capace di mettere al centro i lavoratori con le proprie differenze, anche quelle biologiche. La necessità di riflettere sul tema della salute e sicurezza in ottica di genere è emersa con forza durante gli incontri della Comunità di pratica, ideata da TSM nell'ambito del progetto "Salute e sicurezza nei luogi di lavoro", realizzato con il Servizio Lavoro della Provincia autonoma di Trento. Da questa esperienza è nata l'idea del seminario di oggi, per il quale hanno collaborato le due Provincia autonome di Trento e Bolzano. Un momento formativo - ha concluso Barone - che incrocia saperi transdisciplinari, mettendo a confronto professionisti ed esperti del settore, con l'obiettivo di offrire soluzioni concrete per uscire da una visione meramente formale degli adempimenti prevenzionistici, favorendo una cultura della sicurezza realmente inclusiva, consapevole e orientata alla prevenzione effettiva dei rischi, capace di incidere concretamente sulla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro".

Il tema si presenta al tempo stesso complesso e urgente. I dati a disposizione mostrano come, ancora oggi, nonostante l’evoluzione del quadro normativo e una crescente sensibilità verso la parità di genere, nei settori produttivi persistano significative disuguaglianze tra lavoratrici e lavoratori. In media, le donne risultano maggiormente esposte, rispetto ai colleghi uomini, a rischi di natura psicofisica, oltreché a disparità retributive e a ostacoli nelle progressioni di carriera, fino alla carenza di adeguate tutele per le madri e per le lavoratrici affette da specifiche patologie. Le stesse leggi in materia di salute e sicurezza tendono ancora ad essere a misura d’uomo, rimanendo talvolta fumose quando si tratta di definire gli strumenti di tutela delle lavoratrici. Anche i dispostivi di protezione individuale, i DPI, vengono spesso ideati e realizzati per un corpo maschile, risultando quindi potenzialmente addirittura pericolosi, perché ingombranti, se indossati da una donna.

Silvia Eccher, responsabile del Servizio medicina del lavoro di ASUIT, ha evidenziato come nel 2024, su 5701 infortuni sul lavoro in provincia di Trento, 2013 abbiano riguardato le lavoratrici - impegnate in prevalenza nei settori della sanità, dell'assistenza, dei servizi agli alloggi e di ristorazione - con un sensibile aumento rispetto ai 1660 infortuni del 2023. In aumento, nel 2024 fra le donne, anche le malattie professionali.   

Antonella Viola, professoressa ordinaria di Fisiopatologia presso l’Università di Padova, ha evidenziato come la biomedicina, per moltissimo tempo, abbia funzionato come se il corpo maschile fosse il corpo “standard”. "Molti studi clinici - ha detto - sono stati condotti solo sulla popolazione maschile o con campioni sbilanciati, con una rappresentazione femminile insufficiente. In medicina esistono aree in cui le donne sono storicamente sotto diagnosticate o diagnosticate tardi. Un esempio classico sono le malattie cardiovascolari: per tantissimo tempo l’immaginario collettivo e parte dell’insegnamento medico hanno associato l’infarto al dolore toracico “tipico”, che è più frequente nel maschio. Ma sappiamo che nelle donne - ha detto la professoressa Viola - la presentazione può essere diversa e questo può ritardarne il riconoscimento e l’intervento. Le donne nel mondo - h aggiunto - hanno minore potere economico degli uomini e hanno minore potere politico, questo le rende più vulnerabili".

Dal confronto fra giuristi - dove è stato ricordato come l'articolo 2087 del Codice civile stabilisca che ogni imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro - è emerso come il diritto alla sicurezza, la parità di trattamento e l’inclusione siano oggi dimensioni inseparabili, mentre l'approfondimento fra esperti di medicina di genere ha evidenziato come le differenze biologiche e sociali non siano un tema accessorio, ma una chiave per migliorare la prevenzione e la tutela della salute dell'intera popolazione. 

L'intervento della professoressa Antonella Viola

https://drive.google.com/file/d/1Sr4drxEDHWttHTs-_j5N0f2kYNNXMGYN/view?usp=sharing

(fm)


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