
"Entrambe le specie, che da normativa europea relativa alla prevenzione dell’introduzione di specie aliene invasive, devono essere eradicate, non possono essere prelevate, trasportate o immesse in natura - spiega la ricercatrice FEM, Maria Cristina Bruno, responsabile dell’implementazione del piano di gestione del gambero di fiume (A. pallipes) in Trentino - ci si chiede come sia arrivata in così breve tempo una popolazione così abbondante nel lago Costa, dove fino allo scorso autunno non risultava presente (mentre il gambero americano è presente dal 2021)".
Il lago Costa è un’area protetta provinciale, classificata come Zona Speciale di Conservazione (secondo la direttiva EU “Habitat”) e quindi doppiamente tutelato, dalla legge provinciale e dalla legge europea, e l’introduzione di una seconda specie aliena invasiva ne mette quindi a rischio l’integrità ecologica. Infatti le due specie di gamberi, di origine nordamericana, oltre ad essere fortissimi competitori dati la crescita veloce e gli elevati tassi riproduttivi, sono vettrici della peste del gambero, la più importante malattia infettiva dei crostacei d’acqua dolce che può provocare gravi morie tra le popolazioni di gambero indigene europee. Inoltre il gambero della Louisiana, data la maggiore taglia, esercita una forte predazione su piccoli pesci, anfibi, invertebrati, causando quindi ingenti alterazioni agli ecosistemi lacustri e fluviali, e poiché può aggirare chiuse ed altri manufatti idraulici che sbarrano i corsi d’acqua superandoli e percorrendo fino a una decina di km “via terra”, mette a rischio gli ecosistemi lacustri e fluviali del bacino del torrente Fersina e del fiume Adige.
(sc)