Venerdì, 24 Febbraio 2023 - 13:46 Comunicato 488

Incontro in Provincia a cui hanno partecipato l'assessore all'ambiente Tonina e i vertici dell'APPA
Rifiuti: presentato alle associazioni ambientaliste l'addendum al Quinto aggiornamento del Piano

Incontro ieri pomeriggio in Provincia fra il vicepresidente e assessore all'urbanistica e ambiente Mario Tonina, assieme ai dirigenti e ai vertici dell'assessorato e dell'APPA, e le associazioni ambientaliste del Trentino, per la presentazione dell'Addendum al Quinto Aggiornamento del Piano provinciale di gestione dei rifiuti. Erano presenti i rappresentati di WWF, Legambiente, Salviamo Pergine, Mountain Wilderness, Ledro Inselberg, Italia Nostra. Al centro dell'incontro, nell'ambito di un percorso molto proficuo che ha consentito, come sottolineato dall'assessore Tonina, l'espressione di pareri e valutazioni diverse, e che porterà a breve all'adozione di una delibera preliminare, gli scenari riguardanti la raccolta differenziata, il conferimento in discarica e il possibile impianto di trattamento del rifiuto residuo non riciclabile. Rispondendo alle domande poste dalle associazioni ambientaliste, Provincia e Appa hanno presentato innanzitutto i dati relativi alla saturazione dell'unica discarica per rifiuti urbani provinciale, quella di Ischia Podetti, per poi soffermarsi soprattutto sugli scenari futuri. Da questi in particolare emerge la necessità di dotarsi di un impianto di trattamento dei rifiuti non riciclabili, per diversi ordini di ragioni: l'inasprirsi delle normative europee, la non-sostenibilità economica, ambientale ed etica della politica di esportazione dei rifiuti fuori regione, l'impossibilità di azzerare la produzione di rifiuti, e quindi di raggiungere un risultato indicato solitamente con l'espressione "0 waste". Infine, le considerazioni riguardanti le ricadute ambientali: gli studi più avanzati dicono che una discarica emette gas serra (responsabili del cambiamento climatico) in quantità 8 volte più alte di un impianto di termovalorizzazione standard. Resta comunque e si rafforza - anche con nuove iniziative nel campo della comunicazione, informazione e formazione - l'impegno, condiviso con le associazioni ambientaliste, per aumentare ulteriormente la percentuale di raccolta differenziata, migliorarne la qualità e incentivare la riduzione del rifiuto, a prescindere dall'ottimo risultato a cui è giunto in questi anni il Trentino e dalle decisione che verranno assunte in merito alla realizzazione dell'impianto di recupero energetico dei rifiuti.

Nel corso dell'incontro sono stati analizzati punto per punto i quesiti posti dalle associazioni ambientaliste. Le associazioni ambientaliste ritengono che il realizzarsi di alcuni degli scenari presentati renderebbe comunque inutile un impianto di smaltimento dei rifiuti ora: si potrebbe attendere (un periodo variabile fra i 12 e i 15 anni, a seconda dello scenario previsto riguardante il tempo di vita utile della discarica) e poi aprire eventualmente una nuova discarica.

Varie ragioni indicano invece, secondo la Provincia e l'APPA, la necessità di procedere con la realizzazione di un impianto di  recupero. Innanzitutto una discarica deve essere utilizzata solo in modo residuale (per ceneri e altri rifiuti che non possono essere trattati diversamente), anche perchè in termini di gas serra inquina molto di più rispetto a un termovalorizzatore standard. Non solo: le normative attuali penalizzano chi continua a portare i rifiuti fuori regione (al netto di ogni altra considerazione di carattere etico). Di conseguenza, il costo derivante dall'export dei rifiuti è alto e continuerà ad aumentare, diventando più alto rispetto a quello del trattamento in loco: oggi è richiesto un costi di almeno 240 euro a tonnellata di rifiuto indifferenziato trattato per essere recuperato in impianti di recupero energetico (costo che aumenterà ulteriormente per le penali che l'ARERA-Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente farà pesare a chi esporta rifiuti fuori dal nostro territorio provinciale) a fronte dei circa 160 euro richiesti lo scorso anno. 

Nel corso dell'incontro sono state esaminate anche alcune "false credenze" in materia di rifiuti. Ad esempio, la possibilità di realizzare un impianto PAP (per i soli tessili sanitari, in sostanza pannolini): l'unico esistente in Italia al momento è stato disattivato per ragioni gestionali. Per quanto riguarda il Trattamento meccanico-biologico, dal quale, secondo le associazioni ambientaliste, verrebbe ricavato rifiuto recuperabile e rifiuto combustibile, i dati nazionali mostrano che in realtà esso consente il recupero di una percentuale di poco superiore all'1% del rifiuto. Il trattamento in questione risulterebbe essere quindi di fatto un pre-trattamento, prima della destinazione finale del rifiuto alla discarica o all'incenerimento.

Ed ancora: per quanto riguarda i volumi di conferimento alla termovalorizzazione, ipotizzati dalla Provincia in circa 80.000 tonnellatte all'anno, le associazioni sostengono che la quantità si potrebbe ridurre di 20.000 tonnellate circa; le stime dell'APPA indicano invece che rispetto alla situazione attuale si possa recuperare ancora una quantità di residuo di 7000 tonnellate massimo con la raccolta differenziata e queste valutazioni sono state riportate in uno specifico scenario. Esiste insomma una soglia "fisiologica" oltre la quale diventa pressoché impossibile andare con la raccolta differenziata. Inoltre gli studi mostrano che se aumenta la differenziata aumenta anche lo scarto all'interno della differenziata stessa (con conseguente peggioramento della sua qualità). Va tenuto conto del fatto che oggi il Trentino è uno dei territori più virtuosi d'Italia, quindi è evidente che incontri maggiori difficoltà ad aumentare ulteriormente la quota di differenziata.

Infine: l'Addendum considera  il problema ceneri, che vanno in discarica o a recupero se vetrificate (nell'Addendum cautelativamente sono state considerate come conferite in discarica). Riguardo al rientro economico, invece, oltre alle considerazioni già espresse, si tenga presente che ad esempio la Lombardia, che ha il maggior numero di termovalorizzatori, ha impianti per recupero energetico di 60-80.000 tonnellate all'anno, come quello ipotizzato dal Trentino. L'addendum contiene anche l'analisi economica redatta da FBK che indica un costo complessivo della lavorazione svolta dall'impianto nell'ordine di 155-255 euro a tonnellata circa, senza considerare i ricavi, e in funzione delle diverse tecnologie che possono essere scelte.



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