Martedì, 08 Settembre 2026 - 16:04 Comunicato 2552

Tre giorni di attività sul campo. Fugatti: “Fare volontariato significa dare il proprio contributo alla comunità”
Protezione civile, 70 studenti al campo scuola di Marco: così si gestiscono le emergenze

Settanta ragazze e ragazzi chiamati a mettersi alla prova sul campo, tra simulazioni e attività pratiche, per conoscere da vicino come funziona il sistema della Protezione civile del Trentino e imparare a “leggere” rischi e fragilità del territorio. È iniziato questa mattina, nell'area addestrativa della Protezione civile di Marco di Rovereto, il Campo scuola “Studenti per l’emergenza”, che per tre giorni coinvolge le classi quarte del liceo Rosmini, dell'Itet Fontana e dell'Itt Marconi di Rovereto, oltre che della scuola gemellata di Cuorgnè (Torino), l’Iis 25 Aprile. Questa mattina, all’inaugurazione sono intervenuti il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, l'assessore provinciale con delega a difesa idrogeologica ed enti locali Giulia Zanotelli, il dirigente generale del Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna Stefano Fait, la sindaca di Rovereto Giulia Robol, il presidente della Comunità della Vallagarina Alberto Scerbo, il sovrintendente scolastico Giuseppe Rizza e la docente del liceo Rosmini e referente del progetto Anna Baroni.
[ DPCTN]

Le grandi emergenze che hanno segnato il Trentino negli ultimi anni - da Vaia alla tragedia della Marmolada - sono state ricordate dal presidente della Provincia Fugatti, che nel corso del suo intervento ha messo in luce il ruolo centrale svolto dal sistema di Protezione civile, non solo quando suonano cicalini e sirene. “Si tratta di un mondo eterogeneo, che rappresenta una parte fondamentale dell'identità e dell'Autonomia del Trentino. Nelle emergenze abbiamo visto operatori mettere a disposizione le proprie competenze e persino rischiare in prima persona per aiutare gli altri. Questo è il valore di chi decide di fare la propria parte per la comunità”. Quindi, un appello a mettersi in gioco: “Avvicinatevi al volontariato di Protezione civile: quello che si riceve da questa esperienza è molto, ma ancora di più è ciò che si può dare agli altri”.
Il campo scuola di Marco rappresenta la fase conclusiva del progetto “Insieme per il territorio: il fiume Adige fra storia e calamità”. Un percorso dedicato al tema del rischio idraulico, anche in occasione del sessantesimo anniversario dell’alluvione del 1966. Dopo le lezioni teoriche e un percorso esperienziale, il campo di Marco rappresenta ora il momento più operativo del progetto. Da oggi a giovedì 10 settembre gli studenti saranno impegnati in attività che li vedrà protagonisti al fianco del personale e dei volontari della Protezione civile.
“Questo campo offre ai ragazzi l'opportunità di entrare in contatto diretto con un mondo fatto di competenze e solidarietà. Ma soprattutto consente di comprendere che ciascuno può essere parte attiva della propria comunità – ha sottolineato l'assessore Zanotelli –. La prevenzione è fondamentale, perché il rischio zero non esiste: conoscere il territorio e le sue fragilità significa diventare sempre più responsabili”.
Il dirigente generale del Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna Stefano Fait ha evidenziato come “la scuola è uno dei luoghi più importanti per avvicinare le giovani generazioni alla Protezione civile. L'obiettivo è far conoscere questo mondo ai ragazzi e aiutarli a comprendere che ogni cittadino può sentirsi parte attiva della comunità”.
Secondo la sindaca di Rovereto Giulia Robol “esperienze come questa sono indimenticabili perché permettono ai nostri giovani di conoscere le fragilità del territorio e impegnarsi nella sua tutela”. Anche il presidente della Comunità della Vallagarina Scerbo ha posto l'accento sul tema della formazione alla cittadinanza.
Il sovrintendente scolastico Giuseppe Rizza ha spiegato come l'iniziativa indichi una direzione importante anche per il mondo dell'istruzione: “Qui il territorio diventa un laboratorio di apprendimento”. Per la docente e referente del progetto Anna Baroni, la sfida è “costruire competenze e accrescere il senso di comunità”.

(a.bg)


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