Venerdì, 31 Maggio 2019 - 20:30 Comunicato 1252

Populismo, la lotta tra “puri” ed “élite corrotte”

Il populismo è un fenomeno politico complesso, con cause sia strutturali sia incidentali; si è sviluppato nel corso di diversi secoli - decollando nel Ventunesimo secolo - ed è destinato a durare ancora a lungo. Ne è convinto Cas Mudde, docente al Center for Research on extremis di Oslo, intervenuto oggi davanti a un’affollata platea a palazzo Geremia. Il politologo olandese, introdotto dalla giornalista Simonetta Nardin, come prima cosa ha dato la definizione di questo fenomeno: “un’ideologia che considera la società come definitivamente separata in due gruppi omogenei e antagonisti: i “puri” e le “élite corrotte”. Esso sostiene che la politica debba essere un’espressione della volontà generale della gente”. Ha poi fatto notare come il populismo sia sempre più di estrema destra. “Basta vedere che fine hanno fatto Syriza e Podemos”.

Nella sua relazione, Cas Mudde ha tracciato l’identikit del populismo. “Può essere di destra o di sinistra a seconda dell’ideologia ospitante”. Se si guarda alla geografia, ha aggiunto, oggi è leggermente più di sinistra nel Sud è più di destra nel Nord, sia in Europa sia in America. E le ragioni del successo dietro a questo fenomeno? “Chi vota populista pensa che le questioni importanti non siano trattate in modo adeguato dalle élite. Inoltre le percepiscono come “tutte uguali””. Un’altro motivo è che le persone oggi sono più scolarizzate e si sentono autorizzate a giudicare i politici (mobilitazione cognitiva). Infine le strutture dei media, e non solo dei social, oggi sono più favorevoli e aperte ai populisti, perché seguono un modello economico. Senza dimenticare che gli attori populisti risultano “attraenti”.

Le conseguenze del populismo sono sia positive sia negative: "di buono c’è che ha ripoliticizzato alcuni argomenti che certe persone ritengono importanti, come l’immigrazione e l’integrazione europea. È invece un problema la polarizzazione del dibattito politico, perché i populisti non hanno opponenti, ma nemici e con i nemici non si discute”. 

Il politologo evidenzia poi un aumento nell'uso opportunistico degli strumenti plebiscitari: i referendum piacciono ai populisti quando sono all’opposizione. A questo si aggiunge un indebolimento delle istituzioni non maggioritarie, come le corti e i media. In conclusione, ha argomentato Mudde, ciò che è veramente grave è che il populismo può trasformare una democrazia liberale in una illiberale, o perfino in un’autocrazia.

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(lg)


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