Sabato, 01 Giugno 2019 - 13:19 Comunicato 1278

"Populismo e società civile", lo studio di Antonio Spilimbergo

In un lavoro svolto con Tito Boeri (direttore scientifico del Festival dell’Economia) e altri colleghi del Fondo Monetario Internazionale, l’economista Antonio Spilimbergo ha cercato di capire cosa abbiamo in comune i fenomeni populisti che ci sono nel mondo. Un movimento che è in crescita in tutti i continenti, sia nelle economie avanzate che nei paesi emergenti, e ora anche in Europa dopo una lunga storia in America Latina.

”Una cosa che mi colpisce, e che secondo me fino ad ora non è stata abbastanza evidenziata, è il fatto che i populisti hanno un ruolo molto particolare con la società civile e i suoi corpi intermedi come i sindacati e le associazioni” ha affermato in apertura Spilimbergo.
Bisogna però innanzitutto capire cosa sia questo populismo. “È un’ideologia leggera, nel senso che è compatibile con altre ideologie - e per questo esiste un populismo di destra, uno di sinistra e quello indifferenziato - secondo la quale la società è divisa in due gruppi - ha spiegato Spilimbergo - da una parte c’è il popolo, concepito come virtuoso e omogeneo, dall’altra parte le élite, che attentano ai diritti, ai valori e ai beni del popolo sovrano”.
Al populismo si contrappongono l’elitismo, che ha la sua stessa visione ma dà ragione alle élite, e il pluralismo, che non concepisce la società come divisa in due, ma come un insieme di vari gruppi. 
È in corso un dibattito tra economisti e sociologi sulla natura del populismo. Gli economisti evidenziano solo i fattori economici, considerando il ruolo della crisi del 2008 come centrale nell’espansione dei populisti, che avrebbe spinto i cosiddetti losers a guardare a questi movimenti.
I sociologi, invece, evidenziano il ruolo della cultura e di altri fattori nell’espansione populista. Per quale motivo, infatti, in Portogallo e Irlanda (due paesi che hanno subito la crisi finanziaria), non ci sono i populisti? E perché in Polonia e Austria (paesi che non hanno sofferto la crisi), invece, sono presenti?
Il populismo è un fenomeno di disintermediazione. La sua narrazione evidenzia che i partiti hanno tradito il popolo, che deve affidarsi ad un leader che capisca le loro necessità. Una narrazione che però porta a dividere la realtà dalla percezione, con le distorsioni di giornali e web che portano alla diffusione incontrollata delle fake news.
Dallo studio effettuato da Spilimbergo e dal suo gruppo di lavoro su Europa e America Latina è emerso come un individuo che appartiene ad un’associazione voti solitamente di meno per i partiti populisti. L’appartenenza alle associazioni condiziona di più gli anziani rispetto che i giovani, e di più le persone meno istruite rispetto che quelle più istruite, mentre non cambia di molto da maschi a femmine.
Ma perché le associazioni e il populismo sono nemici? Perché le associazioni forniscono ancore ideologiche, identità e meccanismi di rappresentanza da cui le persone si sentono rappresentate e non sentono la necessità di andare a votare per i populisti, perché evidenziano i legami sociali e perché hanno un senso di responsabilità civile.
E perché gli effetti sono più forti dopo la crisi? La crisi ha scosso un sistema di valori, e gli individui sono stati più aperti a votare per i partiti nuovi che sono emersi sulla scena politica.

(ao)


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