Giovedì, 14 Marzo 2013 - 02:00 Comunicato 680

Ieri sera alle Gallerie di Piedicastello il IV' appuntamento del ciclo "Incontri sul Paesaggio, riflessioni sul futuro del Trentino a partire dai progetti del Fondo del Paesaggio"
PAESAGGI SCAVATI: STRATEGIE DI TRASFORMAZIONI PER LE AREE ESTRATTIVE

Alle Gallerie di Piedicastello si è svolto il quarto incontro di un ciclo che ha finora trattato temi di grande interesse per la riqualificazione e valorizzazione del paesaggio trentino. Studi volti a supportare, anche, la pianificazione locale ora demandata alle Comunità di Valle. Dopo i progetti dedicati alla riqualificazione del nesso urbano Riva del Garda-Arco, alla riprogettazione dell'area di Zambana Vecchia, alla riorganizzazione dell'area del lago di Toblino, agli studi per la trasformazione delle aree agricole di versante a nuove tecniche produttive e alla riqualificazione delle aree artigianali del Trentino, ieri sera il focus è stato fatto sulle strategie di trasformazioni delle aree estrattive. Dopo l'introduzione con gli interventi dell'assessore Mauro Gilmozzi e di Patrizia Marchesoni (Fondazione Museo Storico) è stato presentato lo studio "Paesaggi Scavati", coordinato da Emanuela Schir dell'Università degli Studi di Trento. A fine presentazione una tavola rotonda coordinata da Giogio Tecilla si è confrontata sul tema "Le cave esaurite e nuove opportunità di paesaggio". Alla discussione hanno partecipato Chiara Bertoli (Comitato scientifico Step), Mauro Dallapiccola (presidente Comunità Alta Valsugana e Bersntol), Mariano Gianotti (presidente Distretto del Porfido e delle Pietre Trentine Srl), Aurelio Michelon (presidente Comunità Cembra), Luigino Peroni (sindaco di Ala). Contestualmente all'incontro organizzato da Provincia autonoma, Step (Scuola per il governo del territorio e del paesaggio) in collaborazione con la Fondazione Museo Storico, alle Gallerie di Piedicastello è stata allestita la mostra "Paesaggi scavati: dalla lettura alle strategie di trasformazioni" che rimarrà aperta fino al 1' aprile con orario 9-18 dal martedì alla domenica (lunedì chiuso)-

"Il termine paesaggio, per noi, ha il significato di tradurre il concetto delle relazioni tra uomo e territorio - ha esordito Mauro Gilmozzi nell'introdurre la serata - queste relazioni esprimono una cultura, un ‘identità con lati positivi e negativi. Il concetto di paesaggio è dinamico non guarda solo al paesaggio ma alle trasformazioni che possiamo operare, è fatto anche delle scelte che noi operiamo. Nostro compito è immaginare una prospettiva del Trentino fra 20 o 30 anni. Il paesaggio che verrà è l'oggetto del nostro studiare e costruire. Sul piano istituzionale i contenuti del Pup sono elementi che emergono anche dallo studio che presentiamo. Ieri abbiamo avuto un interessantissimo incontro-confronto proprio su questi temi con i rappresentanti delle Comunità di Valle, ne è uscito un quadro positivo e ogni area di questo nostro Trentino, sta cercando di coordinare tutti i fattori del proprio territorio per poter elaborare un proprio piano territoriale che, passo dopo passo, comincia a portare avanti questi ragionamenti. Alla base di tutto un'idea di sviluppo che ha alcuni fattori che la supportano e la fanno crescere: c'è una scuola di formazione (il paesaggio che verrà deriva dalla cultura del popolo che lo abita), l'Osservatorio del Paesaggio che lavora per raccogliere documentazione, creare cultura e dibattito, abbiamo Trentino Sviluppo e altri soggetti che ci aiutano a mettere tanti elementi in rete. Che cosa vogliamo dalle Comunità? Vorremmo che ciascuna facesse emergere le quattro priorità e cominciasse a lavorarci. Il nostro intento è quello di proporre innovazione nel modo di riutilizzare i territori. Il tema di questa sera è proprio quello di trovare soluzioni innovative per confrontarci su idee generali che possono essere prese come spunto e adattate alle singole realtà. Quello a cui stiamo lavorando è un Trentino che guarda al futuro".
Patrizia Marchesoni ha poi tracciato la storia delle Gallerie di Piedicastello e ha messo in luce che, dall'uso urbanistico originario (anni 70 del Novecento) - strada urbana frequentata da flussi di traffico enorme - è diventata, 30 anni dopo, luogo della memoria e della storia di Trento e del Trentino.
Quindi è cominciata la presentazione del progetto-studio coordinato da Emanuela Schir. L'architetto ha messo in luce che tutto è stato condotto con un approccio multidisciplinare, coinvolte 17 persone, di differente professionalità: 8 architetti (Emanuela Schir, Imma Jansana, Renato Bocchi, Juan Manuel Palerm Salazar, Elisa Beordo, Claudio Lorenzi, Barbara Plotegher, Christian Perenzoni), 5 ingegneri con competenze diverse (Daniele Cappelletti, Alessia Giovanardi, Matteo Del Buono, Alfredo Gaspari, Francesca Postal), 1 geologo (Giacomo Nardin), 2 agronomi (Alessandra Gomiero e Maurizio Bottura)e 1 fotografo (Paolo Sandri). "Sono necessarie alcune premesse che ci hanno accompagnato durante questa ricerca: non abbiamo pensato solo al recupero tradizionale per una riutizzazione di tipo, appunto tradizionale e non in tutte le situazioni dobbiamo pensare al ripristino ad attività conclusa ma possiamo pianificare il diverso uso attraverso un progetto preventivo La lettura delle cave è iniziata con l'area Monte Gorsa per poi pensare a delle strategie di riqualificazione e applicate sul sistema estrattivo di Pilcante di Ala". La metodologia di ricerca usata ha riguardato tre macrotemi: il contesto, la forma e il processo. "Dall'analisi dovevamo riuscire a capire le criticità del sistema del Monte Gorsa. Criticità che abbiamo sempre associato a potenzialità.
L'analisi fatta dallo studio ha messo in primo piano le strategie per il recupero delle cave esaurite, la restituzione d'uso e di significato e la trasformazione sia delle cave esaurite sia di quelle in attività. Lo studio adottando un approccio multivalente ha voluto suggerire un "cambio di rotta" rispetto alla prassi corrente che giudica come elementi negativi e degradanti il frutto dell'attività estrattiva: il "ripristino-rinaturalizzazione" fedele allo status quo ante scavo, non è affatto l'unica metodologia per valorizzare i siti estrattivi dismessi o in attività. Lo studio analizzando il distretto del porfido fra Albiano, Lases, Fornace e l'altopiano di Pinè (con particolare riferimento al Monte Gorsa) e del contesto estrattivo di Ala-Pilcante, ha messo in luce come si possa ragionare, anche in campo di riqualificazione, valorizzazione dei patrimoni estrattivi, in una logica di sistema mettendo a valore le identità dei singoli territori. Ponendo in dialogo gli esistenti beni culturali (storico artistici, archeologici e architettonici per es. castello di Fornace, chiese di San Mauro e santo Stefano) e gli ecomusei (Argentario), piuttosto che realtà lacustri a vocazioni balneari (laghi di Santa Colomba, Lases, Pinè), con i "paesaggi scavati". Lo studio ha evidenziato come la presenza diffusa delle cave nel territorio, per esempio del Monte Gorsa, siano risorse importanti, non solo da un punto di vista economico, ma anche culturale e paesaggistico, laddove si sappiano sfruttare e porre in dialogo tutte le potenzialità del territorio.
Dopo l'intervento della coordinatrice Emanuela Schir si sono succeduti gli interventi di Renato Bocchi, Imma Jansama e Juan Manuel Palerm Salazar che hanno approfondito alcuni aspetti dello studio effettuato. Bocchi ha portato un'analisi "Nuovi cicli di vita per le "costellazioni" dei siti estrattivi del Trentino", per mettere in evidenza quanto sia importante creare relazioni fra l'esistente della cava estrattiva e il resto del territorio: elementi culturali che possono legare il territorio e permette a chi ci abita o ai turisti di viverlo secondo una coerenza identitaria definita. Jansama ha messo in evidenza come, per esempio nella cava di Fornace, sia possibile riutilizzare quel territorio riportandolo a vigneto nei terrazzamenti che hanno, fra l'altro, un'esposizione molto favorevole. Lo studio ha messo in evidenza anche tutte le necessità per mantenere in vita il vigneto come, per esempio, un bacino per l'irrigazione del vigneto stesso. Salazar ha paragonato tre situazioni simili: una spagnola, una di una zona fra Catania e Messina e quella di San Mauro (cava) e ha posto l'accento sul fatto che l'architetto deve un po' ripensare il suo modo di approcciarsi ai problemi, specie quando questi riguardano i movimenti di terra "perché non sta scritto da nessuna parte come ci si deve comportare nel caso del lavoro che riguarda la terra. Il paesaggio e il territorio sono due cose diverse e l'urbanistica e il paesaggio sono, altrettanto, due cose diverse. Bisogna rintracciare nuovi strumenti ‘indisciplinati' - non disciplinati. E' importante scegliere una strategia che, però, non deve essere vincolata urbanisticamente. Bisogna seguire la strategia di riqualificazione secondo quanto c'è. La terra è vincolata ad una teoria del scivolamento che non è stata accettata scientificamente fino ad alcuni anni fa: ora si comincia ad accettarla (dopo tutti i problemi di frane con tante e differenti cause)".
Dalla tavola rotonda che ne è seguita è emerso l'apprezzamento per le ipotesi progettuali rappresentate e la volontà di utilizzare le indicazioni degli studi per le progettualità locali. L'assessore Mauro Gilmozzi ha ribadito che proprio questo era uno degli intenti del progetti studio del Fondo per il Paesaggio.
Se la fotografia, o meglio la rilevazione fotografica fatta nella fase iniziale di "Paesaggi Scavati", aiuta a raccontare il paesaggio delle cave dismesse o attive, la mostra allestita alle Gallerie aiuta a capire che le ferite o incisione prodotte dal lavoro estrattivo, possono essere elementi e forme di un certo valore estetico.(fs) -