Un traguardo raggiunto grazie a una virtuosa sinergia pubblico-privata che ha coinvolto la Provincia autonoma di Trento, il Comune di Storo, la Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella – determinante con il Bando Crowdfunding –, l’ApT Campiglio e l’Asuc Darzo. L’intervento di ristrutturazione, del valore complessivo di 752 mila euro, è stato finanziato con 457 mila euro (60%) dalla Provincia autonoma di Trento attraverso l’assessorato alla cultura, 245 mila euro (33%) dal Comune di Storo, 20 mila euro (3%) dalla Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella e i restanti 30 mila euro (4%) dall’Associazione Miniere Darzo APS attraverso autofinanziamento, raccolta fondi e donazioni.
“Siamo molto soddisfatti perché questa inaugurazione segna la riapertura di un sito che ha dato tanto alla comunità di Darzo e di Storo, creando sviluppo economico e opportunità di lavoro in un territorio allora prevalentemente contadino - le parole del sindaco di Storo Nicola Zontini -. È anche l’occasione per ricordare le generazioni di lavoratori e le famiglie che hanno contribuito alla crescita della nostra comunità, assieme alle attività artigianali che all’epoca nacquero attorno al sito minerario. Con l’apertura del polo museale si aggiunge inoltre una nuova proposta culturale e turistica per la Valle del Chiese e l’intero ambito Campiglio Dolomiti, valorizzando ulteriormente l’offerta del territorio”.
“Questo momento è importante per almeno due ragioni: da un lato la chiusura di un cerchio che oggi connette le attività a forte impatto sociale e ambientale del secolo scorso con il presente e futuro di un luogo culturale orientato alla sostenibilità. Dall’altro il concretizzarsi di un “modello Chiese” basato sullo sviluppo locale “dal basso” che a partire dai numerosi poli culturali, dal Parco Fluviale, dall’imprenditorialità artigiana e dalle attività che fanno vivere la montagna può proporre un disegno unitario di valorizzazione e nuova occupazione per questa preziosa area del Trentino”, le parole del direttore del MUSE-Museo delle Scienze di Trento Massimo Bernardi.
“Come Fondazione Museo storico del Trentino abbiamo avuto il privilegio di seguire fin dalle origini il progetto di valorizzazione del sito minerario di Darzo. Una valorizzazione portata avanti con tenacia e competenza dall’Associazione Miniere Darzo e dall’intera comunità - ha ricordato il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi - Il patrimonio di memorie e di storie che è stato recuperato negli anni è straordinario. Permette di rileggere la storia del lavoro in miniera e con essa le trasformazioni economiche e sociali che hanno caratterizzato il territorio. Ci sono tutte le condizioni per sviluppare attorno alle ‘miniere di Darzo’ un modello di gestione e di valorizzazione del patrimonio che veda protagonista la comunità, l’associazionismo e la rete delle istituzioni museali del Trentino. Come Fondazione Museo storico del Trentino ci impegniamo, in questo contesto, a fare la nostra parte”.
La manifestazione ha preso il via fin dal mattino con le visite guidate ai comparti appena riqualificati: le ex officine, la sala compressori e la segheria. A rendere l’esperienza unica sono state le testimonianze dirette di ex lavoratori e lavoratrici dell’industria della barite, che hanno accompagnato i visitatori nei luoghi della loro quotidianità passata. Nel pomeriggio l’attenzione si è spostata sulla Galleria Santa Barbara, dove il pubblico ha potuto apprezzare le importanti novità allestitive introdotte.
Il momento centrale è stato il taglio del nastro, avvenuto a metà giornata alla presenza delle autorità, fra cui l’assessore provinciale alla cultura Francesca Gerosa, il sindaco di Storo Nicola Zontini, il presidente dell’Apt Madonna di Campiglio Tullio Serafini, il vicepresidente de La Cassa Rurale Agvp Marco Baccaglioni, il presidente dell’Asuc Darzo Davide Donati, il presidente Miniere Darzo Emanuele Armani con la vicepresidente Marisa Marini, il direttore del MUSE Massimo Bernardi e quello della Fondazione Museo Storico del Trentino Giuseppe Ferrandi. Al termine la benedizione di don Andrea Fava, parrocco di Darzo.
Accanto alla memoria, c’è stato spazio per l’arte e l’innovazione: è stata infatti svelata l’installazione permanente realizzata dagli studenti dell’istituto Polo Veronesi (indirizzo MADE design industriale di Rovereto) nell’anno scolastico 2025-2026, un’opera d’arte nata per ringraziare pubblicamente tutti i donatori del progetto. La giornata è stata arricchita da intermezzi musicali e dalle degustazioni di prodotti locali curate dal punto ristoro.
“Oggi è stata una tappa fondamentale per l’epopea delle miniere di barite della nostra zona, attive dal 1894 al 2009 - ha commentato Emanuele Armani, presidente dell’Associazione Miniere Darzo -. Da due decenni la comunità di Darzo è coinvolta nella preservazione di questi luoghi di lavoro e di vita. Vedere oggi questo sito così accogliente e confortevole per i turisti ci riempie di orgoglio e ci spinge a guardare avanti con fiducia”.
“Il motto che guida la nostra Associazione è: ‘Se uno ricorda da solo è solo un ricordo. Se molti ricordano insieme, è l’inizio di una nuova comunità’. La risposta della cittadinanza e dei partner a questa giornata dimostra che questo legame è più vivo che mai e che la memoria dei nostri minatori è un patrimonio condiviso e proiettato nel futuro”, così la vicepresidente Marisa Marini.
Info
e-mail: visite@minieredarzo.it
te. +39 3280007711
Il calendario completo delle Visite Guidate ed Eventi per l’estate 2026 è disponibile sui siti www.minieredarzo.it e www.campigliodolomiti.it.
Interviste e immagini a cura dell’Ufficio stampa




