Sabato, 12 Ottobre 2019 - 15:03 Comunicato 2516

Legnante – Tapia: campioni da record, ma anche messaggeri di speranza dell’atletica paralimpica

Assunta Legnante, tre volte campionessa del mondo (Lione 2013, Doha 2015, Londra 2017) e doppio oro a Rio 2016 e Londra 2012 per il lancio del peso, e Oney Tapia, argento a Rio 2016 e campione europeo a Berlino lo scorso anno per il lancio del disco, hanno, nella loro carriera di paralimpici, polverizzato ogni record con una facilità che fa dubitare l’esistenza del concetto di “disabilità”. Ma prima di tutto questo, con autoironia e simpatia, sono “portatori sani” di un messaggio rivolto a chi, più giovane di loro, è alle prese con difficoltà simili a quella loro cecità: un semplice, efficace, «potete fare tutto!».

Assunta Legnante è nata con una grave forma di glaucoma che le ha sempre offuscato la vista, fino a quando, nel 2012, l’ha definitivamente persa: «Il passaggio, per me non così repentino, non è stato un grande sconvolgimento» - racconta al Festival dello Sport - «l’ho affrontato col sorriso, perché mi sono resa conto molto in fretta che anche da cieca ero in grado di fare le stesse identiche cose di prima. O meglio, nella vita a volte mi serve supporto, ma di certo non in pedana: lì, sono ancora la stessa, e vinco ancora». E lo fa alla grande: per lei, dopo Londra 2012, si dovettero persino cambiare le regole di gara, in quanto fino ad allora i punteggi di gara nella disciplina consideravano tutti i lanci sopra gli 11.5 metri alla pari, nonostante la Legnante lanciasse ben cinque metri oltre le avversarie. Più drastico, per Oney Tapia, il cambiamento di vita: «La mia cecità deriva da un incidente sul lavoro, nel 2011. Ero a 25 metri di altezza, per l’abbattimento di un albero, quando sono caduto» - ricorda - «non avevo visto tanti ciechi in vita mia, prima di quel momento, e pensavo che nella mia vita avrei, da allora in poi, concluso ben poco. Invece ben presto ho scoperto il torbal, e poi il judo, e poi ancora il lancio del disco, che mi ha portato a competere». Ma anche l’esordio, per Tapia non è stato semplice: «Il mio primo mondiale è andato malissimo, ho fatto due lanci nulli e uno di otto metri. Roba che persino mia figlia…» - scherza - «ma da quella sconfitta – che certo non mi è piaciuta, perché a nessuno piacciono mai le sconfitte – ho imparato, guadagnando poi dei successi. E ora sono pronto per il prossimo mondiale a Dubai». Tra tante risate strappate al pubblico, qualche gag, ma anche una spettacolare esibizione canora a cappella, i due fenomeni paralimpici (o come predilige definirsi la Legnante, “trasversali”) hanno però anche colto l’occasione per diffondere diversi messaggi positivi: in primis quella volontà, per dirla con le parole della campionessa napoletana, «di non essere un esempio, ma uno stimolo, per tutti coloro che hanno delle disabilità ma vogliono fare sport. Non è così diverso dal fare sport da “normodotati” – che brutta parola -» - aggiunge - «io personalmente, sento più ora il peso degli anni, che a suo tempo, il peso della cecità».

(kd)


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