Domenica, 27 Settembre 2020 - 12:18 Comunicato 2240

Leggere la storia con un occhio "green"

Ripercorrendo il tempo all’indietro da sempre il clima ha avuto un ruolo determinante nei grandi cambiamenti economici e nelle grandi evoluzioni di pensiero dell’Umanità. Pensiamo a come ne è stata influenzata l’agricoltura, intervallata da periodi di abbondanza e carestie, riflettiamo sulla nascita e sul disfacimento dei Grandi Imperi, ed anche sulle migrazioni sociali in ogni epoca. Ancora oggi che siamo “formalmente” immersi in quella che secondo gli studiosi è definita come ancora parte dell’Era glaciale, il dibattito sul cambiamento climatico in atto ci mette di fronte all’urgenza di ridiscutere le nostre conoscenze. Così da non ripetere gli errori del passato, e recuperare quella memoria storica per reagire alla crisi. Ne ha parlato al Festival dell’Economia Amedeo Feniello, Storico del medioevo, nell’incontro moderato da Simone Casalini, giornalista de “Il Corriere del Trentino”.

Pandemie e bolle finanziarie non sono un male riferibile esclusivamente ai nostri tempi. Anche se è solo di recente che l’attenzione al fattore clima si è fatta massicciamente presente nel dibattito quotidiano. E non è un caso, perché se le grandi mutazioni climatiche del passato erano per lo più influenzate da fattori naturali contro i quali l’uomo poteva farci ben poco, quest’ultima fase di riscaldamento globale vede proprio nelle attività umane una rapporto di causa-effetto determinante. 

Lo storico Amedeo Feniello al Festival dell’Economia ha percorso un viaggio lungo quasi otto secoli che parte dai mutamenti climatici del Trecento, prosegue con la "peste nera" fino alle prime bolle finanziarie che hanno seguito la nascita della banca moderna, per delineare una chiave di lettura moderna di quanto già accaduto.

Gli schemi adattativi che l’uomo ha usato nel corso della storia non sono sempre gli stessi e differiscono per zona e cultura. Tra Europa e Cina, ad esempio, le risposte fornite alle grandi epidemie sono state completamente differenti. In Europa si risponde secondo una serie di stimoli adattativi. Nasce la “paura della crisi” che diventa comune a tutti i popoli del Mediterraneo, vengono costruiti i "lazzareti", in quanto luoghi di isolamento e di distanziamento sociale,  prime organizzazioni assistenziali e prime reti di protezione e informazione tra territori, quasi un sistema precursore dell’OMS, l’Organizzazione mondiale della Sanità. A causa della peste c’è meno manodopera, e così mutano le condizioni di lavoro, aumentano i salari e le specializzazioni. Si diffondono i consumi di lusso, in chiave consolatoria, accanto alla complessità dei mercati e della finanza per gestire l’economia in declino. Non solo. L’Europa reagisce anche attraverso le innovazioni, su tutte il perfezionamento delle tecniche di navigazione e di guerra, a seguito della costruzione di un nuovo tipo di navi da un lato, e dell'invenzione della polvere da sparo dall'altro.

In Cina, invece, l’atteggiamento è stato completamente differente, influenzato principalmente da principi assistenzialistici della cultura confuciana. Quando le popolazioni della Mongolia, affamate dalla carestia, migrarono verso le zone più floride della Cina, esse trovarono a disposizione terreni e cartamoneta nuova di zecca. Potevano lavorare perché il governo cinese aveva dato il via alle grandi opere pubbliche che necessitavano di manodopera per far ripartire l’economia. Nuova  linfa venne dalla costruzione della Grande Muraglia Cinese, così come il rifacimento della città di Pechino, o l’unificazione dei grandi vettori fluviali in una grande via d’acqua commerciale che univa il Nord della Cina con il Sud (conosciuto anche come Gran Canale Jing-Hang e Canale Imperiale che collega Pechino a Hangzhou ed ha una lunghezza complessiva di 1794 km).

Tra le lezioni che possiamo trarre per affrontare la crisi di oggi, Amedeo Feniello - autore tra l’altro del libro edito da Laterza “Storia del Mondo” - suggerisce di recuperare la memoria storica, per affrontare il presente. Le grandi crisi del passato hanno sempre portato ad una vera e propria rivoluzione nella maniera di intendere il mondo. Nel Trecento, ad esempio è stata partorita la “critica del testo”, con l’Umanesimo e l’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, eletto a icona della cultura contemporanea in quanto simbolo della centralità dell'uomo come misura di tutte le cose. Il Seicento ha portato un altro cambio di prospettiva: e per la prima la prima volta ci si è interrogati scindendo Dio dalla natura. Ne sono convinti i grandi pensatori dell’epoca come Spinoza, Cartesio, Galilei e Newton. Si crea una scissione fortissima, che porta a rivoluzionare il pensiero fino all’Illuminismo ed alla teoria dello Stato Moderno. 

Se è vero che possiamo apprendere dal passato, secondo lo storico del Medioevo, anche da questa crisi pandemica che stiamo vivendo possiamo attenderci, sperabilmente, una reazione di tipo adattivo. 

(sg)


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