Domenica, 13 Ottobre 2019 - 21:07 Comunicato 2574

La straordinaria storia dell’alpinista che scalava prima di nascere

Il sedicesimo e ultimo appuntamento con la rassegna SPORT&LIBRI, inserita nel ricco programma dell’edizione 2019 del Festival dello Sport, ha presentato oggi al folto pubblico che ha gremito il Bookstore di Piazza Duomo un parterre d’eccezione: Reinhold Messner, il più grande himalayista di sempre, Sandro Filippini, firma storica della Gazzetta dello sport, e (in collegamento dal Nepal) l’alpinista Marco Berti. L’occasione dell’incontro era rappresentata dalla presentazione del libro «TOM BALLARD, IL FIGLIO DELLA MONTAGNA» edito da “Solferino” nel quale l’alpinista veneziano racconta la tragica spedizione nella quale persero la vita, il 25 febbraio scorso, l’italiano Daniele Nardi e britannico Tom Ballard.

Tom Ballard, ha raccontato Marco Berti nel suo collegamento, era “figlio d’arte” in quanto la madre, Alison Hargreaves, era stata – a giudizio dello stesso Messner – la più forte delle donne alpiniste. Dopo aver affrontato l’Eiger tre mesi prima di dare alla luce il figlio Tom (ecco perché si può dire che Ballard aveva scalato ancora prima di nascere), aveva perso la vita in una spedizione al K2 quando il bambino aveva sei anni.

Quel ragazzo inglese, che per alcuni anni della sua infanzia aveva seguito al mamma nei campi base, si è poi innamorato delle Dolomiti, al punto da scegliere di vivere, insieme al padre, in un camper in val di Fassa, così da poter andare a scalare ogni giorno. Figlio della montagna, Tom ed era un alpinista capace, in grado di ripetere l’exploit solitario sulle sei grandi pareti Nord delle Alpi che aveva reso famosa mamma Alison.

Marco Berti, che ne è stato compagno di allenamenti, di scalate e di tante confidenze, lo racconta in questo libro attraverso le voci di chi lo ha conosciuto bene.

Fino alla tragedia che insieme a Daniele Nardi lo ha colpito sullo Sperone Mummery del Nanga Parbat. Il testo è arricchito dalla prefazione di Reinhold Messner che proprio sul Nanga Parbat ha visto morire il fratello, e che oggi ha aperto il suo intervento al Bookstore del Festival affermando che “davanti ai nostri cari questa nostra attività non è difendibile, perché non si può fare grande alpinismo con la certezza di ritornare sempre. Io – ha confessato – ho avuto fortuna”.

(fl)


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