Lunedì, 14 Ottobre 2019 - 10:51 Comunicato 2577

La storia di coraggio e rinascita di “Massiccione” Zanda

E’ arrivato nel Bookstore di Piazza Duomo camminando sulle sue protesi iper-tecnologiche e il pubblico lo ha salutato con una “standig ovation”. Roberto Zanda, l’ultramaratoneta sardo che ha perso gambe e braccia partecipando alla Yukon Arctic, una delle gare più dure del mondo, tra le nevi canadesi, è stato invitata dal Festival dello Sport di Trento per presentare il suo libro «LA VITA OLTRE» edito da Baldini e Castoldi, scritto con Salvatore Vitellino. A conversare con lui Massimo Arcidiacono e Carlo Martinelli.

Preceduto dalla proiezione di un filmato che in sintesi ne ha raccontato le imprese di una vita sportiva vissuta sempre al limite, Roberto Zanda detto “Massiccione” ha chiarito subito il suo stato d’animo: “Sono più forte di prima, non percepisco il disagio di chi mi guarda. Io ritornerò a correre!” E poi via al racconto, a cominciare dall’infanzia vissuta in collegio, alla storia con finale tragico dell’amico Piero, fino a quella tragica notte del gennaio 2018 quando Roberto Zanda era impegnato a gareggiare in Canada a temperature fino a -50.

“Su 39 partenti – racconta – 35 si erano ritirati; eravamo rimasti in due e io ero secondo, ma qualcosa andò storto: un banale incidente e sono finito nella neve, ancorato alla slitta. Ho perso i guanti e lì è cominciata la disperazione. E’ stata una notte di allucinazione dovute all’ipotermia, ho anche pregato: Gesù, prendimi i piedi e le mani ma lasciami vivere.”

Poi, dopo aver camminato a mani e piedi nudi per ben 14 ore, il rumore di una motoslitta che lo carica a bordo, quindi sull’elicottero dove “il mio corpo sentiva qualcosa di nuovo il freddo, tremavo, c’era un rumore mitragliante che non capivo, mi chiedevo cosa fosse, picchiettare, martellare, erano i miei denti che tremavano. Quando l’ho capito mi sono sentito vivo, era un battere che non avevo mai udito, era fortissimo, i denti schioccavano, durava uno-due minuti, poi smetteva e ricominciava. Era il rumore più bello che avessi mai sentito. Era il momento del mio ritorno alla vita.”

Al rientro in Italia gli vengono amputati gli arti, ma è ancora vivo e da lì comincia la sua rinascita. Oggi, con le sue protesi tecnologiche è più che mai intenzionato a non mollare e ad affrontare nuove sfide al limite del proibitivo. A breve tornerà nel deserto.

L’incontro con Roberto Zanda è stato davvero emozionante, una pagina inaspettata di “teatro di narrazione”. Da applausi!

(fl)


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