Venerdì, 25 Settembre 2020 - 15:32 Comunicato 2205

La sostenibilità che genera valore

Ne è passato di tempo da quel 1950 quando Milton Friedman indicava nella massimizzazione dei profitti l'unica responsabilità sociale. Negli anni tale definizione si è evoluta e oggi un’impresa che adotta un comportamento socialmente responsabile, che valuta e risponde alle aspettative economiche, ambientali e sociali di tutti i portatori d’interesse, coglie anche l’obiettivo di conseguire un vantaggio competitivo. Il mondo delle imprese e della finanza sembra aver correttamente interpretato questa prospettiva. Ed anche la tabella di marcia del Green Deal europeo pone al centro le problematiche climatiche e le sfide ambientali, che debbono trasformarsi in opportunità in tutti i settori politici così da rendere la transizione equa e inclusiva per tutti. A supporto naturalmente c’è anche la rapidissima evoluzione delle tecnologie. Al Festival dell’Economia di Trento un dibattito, moderato dal giornalista Massimo Gaggi, su tematiche tanto più attuali quanto lo sono le emergenze climatiche, ambientali e pandemiche che stiamo vivendo.

Stefano Pogutz - Ricercatore, Dipartimento di Managemet e Tecnologia, Università Bocconi di Milano – ha spiegato che il concetto Corporate Sustainability si muove all’interno degli organismi economici, e quindi anche delle imprese, prendendo a prestito dalle scienze ecologiche parametri come la resilienza, l’adattabilità e la sostenibilità. Ma se fino a qualche anno fa era costituito come un ambito a sé stante, oggigiorno i temi sociali e ambientali, così come il clima e la transazione energetica, diventano parte integrante, lo scopo e la strategia di numerose aziende, sempre più spesso al centro dello sviluppo di modelli innovativi e di successo. Sono concetti permeati anche negli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu, e compaiono nel linguaggio di manager che hanno grande appeal verso l’esterno (un esempio Francesco Starace, a.d. Enel Group) e sono in grado di dirottare le imprese verso nuove prospettive. Così come sempre più spesso le ONG lavorano a stretto contatto con le imprese in una condivisione di conoscenze e unità di intenti. Tutto questo perché a certe condizioni paga essere sostenibili: aumentano le opportunità, si rafforza la reputazione, le aziende attirano giovani talenti e migliorano l’efficienza dei processi, con riduzione di sprechi e costi, guadagnando l’attenzione del mondo finanziari più incline verso le imprese che dimostrano una migliore gestione del rischio (a lungo termine, ma anche del cosiddetto “rischio climatico”). 

Innocenzo Cipolletta, intervenuto in qualità di Presidente ASSONIME (l'associazione fra le società italiane per azioni. Si occupa dello studio e della trattazione dei problemi che riguardano gli interessi e lo sviluppo dell'economia italiana) e di AIFI (l'Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt), ha posto l’accento sugli standard di misurazione della sostenibilità delle imprese. Dal 2021 – ha spiegato - tutte le società quotate in borsa hanno l’obbligo di presentare, accanto al bilancio finanziario, anche un rapporto “non finanziario" di sostenibilità. Ciò porterà ad una revisione del codice di comportamento che terrà conto del successo sostenibile nel lungo periodo dell’azienda. Una piccola rivoluzione che condurrà a un processo di convergenza su vari approcci, inclusa la capacità di dialogo con la clientela, gli investitori e la politica. Se le grandi imprese quotate sapranno adottare un comportamento di sostenibilità, questo a cascata si ripercuoterà sui fornitori e sul mondo della finanza. E poi le nuove generazioni e la comunità stessa. Tuttavia la convergenza di questi nuovi standard non potrà avvenire in un istante, ma servirà tempo per la standardizzazione e per la misurazione di un nuovo valore dell’impresa. 

Elena Flor, Head of Corporate Social Responsibility Intesa Sanpaolo, ha dichiarato che “Le conseguenze della pandemia hanno reso ancora più evidente il significato che può assumere il ruolo di un’azienda privata a sostegno del bene comune. Il contributo di Intesa Sanpaolo ad una crescita sostenibile e inclusiva si esprime sia con programmi strategici di lungo periodo, sia con interventi puntuali e tempestivi come la donazione di 100 milioni alla sanità italiana durante l’emergenza Covid. La Dichiarazione consolidata non finanziaria, di cui tra pochi giorni pubblicheremo l’edizione semestrale redatta a titolo volontario, è uno dei documenti con cui diamo conto di questo impegno. Disegna un ritratto del Gruppo che accompagna e correda i risultati finanziari e che sottolinea la nostra attenzione ai temi di sostenibilità ESG” (l'engagement sugli aspetti ambientali, sociali e di governance).

Per Domenico Favuzzi - Presidente e Amministratore delegato di Exprivia (una società per azioni italiana che si occupa di progettazione e sviluppo di tecnologie software innovative e di prestazione di servizi IT per il mercato bancario, medicale, industriale, telecomunicazioni e Pubblica Amministrazione), la tecnologia è assolutamente a vantaggio della sostenibilità. Con una rapidità di evoluzione esponenziale, propria delle tecnologie. Su tutti la sanità digitale e la telemedicina, esplosa durante la fase di emergenza da Covid, ma anche la transazione energetica e l'espansione dell'elettrico e delle altre fonti rinnovabili, l’agricoltura di precisione, la robotica industriale a supporto della catena di fornitura e della riduzione di sprechi. I dispositivi IoT in questi ambiti di applicazione non vanno solo a vantaggio di una ottimizzazione di costi/benefici/energia, ma ottimizzano i processi grazie all’enorme quantità di dati raccolta. Anche la stessa tecnologia applicata allo smartworking, dopo una prima fase di adattamento, si sposterà sempre più su sulla qualità del lavoro da remoto. L’imprenditore che saprà cogliere questi vantaggi, avrà allora capito come impostare una strategia di sostenibilità ambientale a lungo termine e saprà continuare a generare valore, anche in periodi di emergenza com'è quello attuale. 

(sg)


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