Domenica, 02 Giugno 2019 - 15:36 Comunicato 1337

La sopravvivenza degli esperti dipende dalla loro umiltà

Il destino degli esperti nel XXI secolo dipende in gran parte anche dalla loro capacità di essere umili e imparziali. Lo ha detto Michael Spence, premio Nobel per l’economia nel 2001, nel suo dialogo con Robert Johnson, direttore esecutivo dell’Institut for new economic thinking (Inet). Nella sua relazione “Pensieri sull’expertise e la governance”, l’economista americano ha spiegato che la conoscenza è diventata vulnerabile perché, come accade sui social, il pubblico non sa distinguere tra un esperto e una persona di parte mascherata da esperto. Inoltre, oggi c’è del capitale politico nel discreditare gli studiosi, un capitale politico che proviene dai fallimenti del passato nell’inclusività.

Johnson ha poi sostenuto che comprende l’attuale imbarazzo degli esperti in questo momento storico, “ma la soluzione non è far finta che quelli che chiamiamo populisti non soffrano”. Per spiegare la situazione attuale, caratterizzata dal passaggio dalla “saggezza del popolo”, che ha sostenuto tanti cambiamenti democratici, alla “follia del popolo”, Spence ha citato il paradosso populista dell’economista Simon Johnson, secondo il quale potenti fattori economici - automazione, commercio e crisi finanziaria - hanno portato le persone a sentirsi ignorate da chi, a sinistra e a destra, ha avuto il controllo delle politiche economiche. “Quando i populisti anti-establishment sono andati al potere, tuttavia, hanno implementato una serie di politiche che hanno creato incertezza e scoraggiato gli investimenti. E investimenti più bassi significano minor crescita economica e meno lavoro di qualità”, ha fatto notare il Premio Nobel. “Normalmente - ha argomentato - questo porterebbe a un meccanismo boomerang in cui il governo responsabile delle misure viene ritenuto colpevole, almeno nelle urne. I populisti invece stanno rovesciando questo modello incoraggiando la credenza che i media non sono obiettivi, che gli esperti hanno sempre torto e che i fatti non sono fatti. Più le persone si arrabbiano, più facile è persuaderli nell’accettare questa narrazione”.
Alla domanda “Come possono gli esperti recuperare credibilità”, Spence risponde che occorre mantenere l’indipendenza nelle materie che si prestano a essere di parte. “Come nel caso della corte antitrust, dove gli esperti vengono chiamati a supporto per questioni tecniche. Essi così  perdono il loro status e vengono percepiti come non obiettivi”. “Gli esperti, per essere utili, devono fare scelte intelligenti. Io ad esempio non firmo appelli, firmo solo quando penso che il messaggio abbia un target specifico e quando penso che la mia voce sia pertinente su quel tema”, ha sottolineato l’economista. 
A sostegno della sua tesi Spence ha raccontato un aneddoto personale. “L’economista canadese Myron Scholes nel 2001 mi disse che, con un premio Nobel in mano, la gente avrebbe pensato che io sapessi tutto di tutto. Ecco, io avrei invece dovuto imparare a dire “non lo so”. Questo è l’approccio che gli esperti dovrebbero assumere per recuperare credibilità”. 

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(lg)


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