Venerdì, 11 Ottobre 2019 - 16:05 Comunicato 2474

La Maratona di New York raccontata da quattro simboli

La Maratona di New York raccontata nel suo percorso da quattro simboli della maratona mondiale. Gelindo Bordin, Stefano Baldini, Orlando Pizzolato e Linus hanno descritto oggi al Festival dello Sport, attraverso la gloria delle loro esperienze, la maratona che è sogno di tutti. Dalle due maratone che precedono la gara, quella che si vive girando la città nei giorni che precedono la gara e quella del mattino della gara per portarsi alla linea di partenza. Dalle difficoltà della prima parte del percorso, un momento delicato e difficile da gestire, dove il rischio è quello di farsi tradire dall’adrenalina, al racconto della prima mezza, dove ci si trova a dover schivare qualche migliaia di persone e dove bisogna gestire un ritmo corretto e non sprecare energie. E poi la seconda mezza dove sei costretto a fare i conti con l’energia che hai speso, dove inizia la competizione vera e propria, dove abbandoni l’onda e ti ritrovi solo con la tua gara. E quindi il momento più esaltante sulla First Avenue, dove c’è il mondo che ti aspetta. Fino all'ultima parte, quella dei saliscendi di Central Park, “un inferno in cui è vietato girarsi per non vedere l’avversario che hai addosso”. Un ultimo miglio infinito dove magicamente le energie si moltiplicano per quanto uno si senta “morto”. In quel momento per arrivare in fondo, non v’è altra motivazione più forte dell’ambizione di dare il massimo. Fino al traguardo, la fine della grande fatica, la riga dove finisce la gioia più grande che hai, perché una volta arrivato, cambia tutto. Infatti la maratona te la godi negli ultimi metri e certe volte è il risultato di una vita.

Antonino Morici e Fausto Narducci, giornalisti della Gazzetta della Sport, hanno moderato un incontro davvero esilarante oltre che interessante, dove quattro simboli della maratona mondiale raccontano il percorso della Maratona di New York.
La partenza è dedicata a Linus, noto conduttore radiofonico italiano, direttore di Radio Deejay fin dal 1996 e grande appassionato di corsa. Dal 2002 ha disputato 11 maratone di New York consecutive ma ha stabilito il suo primato a Firenze con 3h27’. E’ stato anche presidente onorario della Milano Marathon contribuendone alla crescita dal 2009 in poi. Linus parla delle altre due maratone che precedono la partenza di quella di New York: la prima, quella che si vive girando la città nei giorni che precedono la gara e quella del mattino della gara per portarsi alla linea di partenza. “La maratona  - racconta Linus - è di per sé un evento in cui si porta il corpo umano oltre i propri limiti. Quella di New York attutisce in parte questi limiti, per il contesto da film in cui viene corsa, per l’entusiasmo di “colore” che l’accompagna. Il rischio più grande è quello di farsi tradire dall’adrenalina, il momento più delicato e difficile da gestire è proprio la partenza, perché il primo miglio, il Ponte di Verrazzano, è quello che presenta la pendenza maggiore”.
Il racconto della prima mezza viene affidato a Gelindo Bordin, il primo italiano a vincere la maratona olimpica a Seul ’88. È stato poi campione europeo a Stoccarda ' 86 e Spalato ’90, per arrivare al trionfo di Atene 2004. Gelindo vanta anche il bronzo ai Mondiali di Roma ' 87, prologo di quel clamoroso trionfo a Seul. Ma forse la sua maratona più bella è stata quella vinta a Boston nell' aprile '90, quando lasciò scappare nove africani per poi riprenderli tutti e vincere con l'allora primato italiano, 2h08'19".
Racconta Bordin: “La chiave è arrivare alla mezza nel modo migliore, perché la prima parte del percorso è particolarmente impegnativa, soprattutto per un amatore, visto che si trova a dover schivare qualche migliaia di persone; bisogna saper gestire questa fase difficile della gara. Uno bravo  - continua il campione - riesce a passare quel tratto senza accorgersene, se gestisce un ritmo corretto e non spreca energie fino ad affrontare il ponte della mezza. Il rischio è proprio buttare energie senza ottenere risultato. Il "prendersi avanti" non esiste in maratona, il maratoneta più bravo è quello che corre il primo e l'ultimo chilometro allo stesso ritmo; in mezzo, il motore è caldo e non si deve sprecare energia.”
La seconda mezza è invece raccontata da Stefano Baldini. Nel suo curriculum, Baldini annovera, oltre alle numerose vittorie sulle piste e sulle strade di tutto il mondo, 13 titoli italiani tra 10.000 e maratona, una vittoria in coppa Europa, due titoli europei di maratona, un titolo mondiale di mezza maratona, due bronzi di mezza maratona e l’oro olimpico di Atene 2004. Detiene il record italiano della maratona con il 2h07’22” ottenuto a Londra nel 2006.
“Il fattore clima è determinate - racconta il Baldini - la maratona si corre a novembre, ma ogni anno ci si imbatte in un clima diverso e in 24 ore si può passare dal freddo al caldo e viceversa. NY è molto ventosa e se il tratto iniziale è condizionato dall’aria tra i palazzi, dopo la mezza, sei costretto a fare i conti con l’energia che hai speso. E’ dopo la mezza che inizia la competizione vera e propria, dove abbandoni l’onda e ti ritrovi solo con la tua gara. Il momento più esaltante - racconta Baldini - è senza dubbio sulla First Avenue, dove c’è il mondo che ti aspetta.”
L’ultima parte di percorso è dedicata ad Orlando Pizzolato. Il maratoneta ha vinto due edizioni consecutive della maratona di New York nel 1984 e nel 1985. Per questo fu ribattezzato Pizzowhat, appellativo che gli piace usare ancora oggi. Oro anche alle Universiadi del 1985. Ha ottenuto un argento agli Europei di Stoccarda 1986, alle spalle di Gelindo Bordin.
Il tratto finale della maratona è stato cambiato, l’entrata a Central Park non è più al trentasettesimo chilometro ma al trentanovesimo, tagliando così alcune colline micidiali. Si parla della famosa “crisi del maratoneta del trentaseiesimo chilometro”. Pizzolato descrive il saliscendi di Central Park,  “un inferno in cui è vietato girarsi per non vedere l’avversario che hai addosso”. “Queste salite però - spiega Pizzolato - possono essere discriminanti a sfavore del tuo avversario. L’ultimo miglio è infinito - continua il campione - ma è proprio qui dove le energie si moltiplicano per quanto uno si senta “morto”. In quel momento per arrivare in fondo, non v’è altra motivazione più forte dell’ambizione di dare il massimo.”
Ma cos’è il traguardo? Risponde Gelindo Bordin: “E’ tante cose, è la fine della grande fatica, certe volte è un miraggio anche se stai vincendo, con personaggi importanti dietro la schiena; il più bello è il traguardo nello stadio perché hai il mondo con te, è la riga dove finisce la gioia più grande che hai, perché una volta arrivato, cambia tutto. Infatti la maratona te la godi negli ultimi metri e certe volte è il risultato di una vita.”
Da New York si passa in Italia, dove i quattro maratoneti descrivono la Maratona di Milano, la cui XX edizione si correrà il 5 aprile 2020. Una maratona definita “molto veloce”, perché Milano è una città piatta e il percorso è caratterizzato da poche curve e lunghi rettilinei, dove la parte centrale in zona San Siro si presenta molto filante. Il periodo poi suggerisce un clima ideale per importanti prestazioni e i grandi campioni portano a grandi tempi. E’ una gara che ha bisogno del salto di qualità per diventare internazionale come le tedesche ma i presupposti ci sono tutti.

(ds)


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