Lunedì, 01 Giugno 2015 - 02:00 Comunicato 1363

La lezione di William Easterly, docente alla New York University
LA DITTATURA DEGLI ESPERTI: EASTERLY, L'AFRICA E I DIRITTI IGNORATI

L'assenza di diritti politico-economici per i poveri del pianeta, causa della loro "immobilità sociale", è costantemente ignorata dagli economisti: parola di William Easterly, docente alla New York University ed editorialista, fra gli altri, del New York Times. Introdotto da Federico Fubini, Easterly ha sottolineato come gli interessi delle elittes politiche ed economiche spesso coincidano, perpetuando all'infinito la disuguaglianza e la discriminazione. E gli aiuti allo sviluppo - specie nelle loro declinazioni tecnocratiche - non risolvono il problema. "I diritti negati ai poveri sono in primo luogo i diritti politici", ha detto l'economista, concentrando la sua analisi sull'Africa e sul diritto alla mobilità, ma ricordando che i tecnocrati - che non vengono eletti e quindi non devono rispondere ai cittadini che subiscono le loro scelte - imperversano anche in Occidente, basti guardare al caso greco.
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Agli agricoltori africani vengono negati i diritti più elementari: alla terra, alla sicurezza, alla mobilità. Easterazy ha raccontato un episodio riguardante l'Uganda - contadini espropriati della propria terra, minacciati, fatti oggetto di violenza, per il fatto di vivere in un'area oggetto di una compravendita fra Uganda e Gran Bretagna - su cui la Banca Mondiale si era impegnata a svolgere un'inchiesta. "L'inchiesta - ha detto - non c'è mai stata, l'Uganda è governata da quasi 30 anni da un dittatore che però è alleato dell'Occidente, mentre il destino dei poveri non interessa a nessuno".
Easterazy ha ripercorso la storia dell'Africa dall'inizio della tratta degli schiavi, gestita in un primo momento dai portoghesi, poi dalle altre potenze europee, fino ad oggi. Alla tratta è seguita la stagione del colonialismo, che in particolare nelle colonie britanniche poggiava spesso su una forma di amministrazione indiretta, o "indirect rule". La classe dirigente locale, africana, veniva selezionata dall'Inghilterra (o era comunque soggetta ad una legittimazione esterna). Non aveva naturalmente alcun incentivo a fare qualcosa di buono per il suo popolo: essa piuttosto doveva servire gli interessi della potenza coloniale, quali che fossero. Al colonialismo è succeduta la Guerra fredda. Di nuovo l'Occidente (così come l'Urss) si è appoggiato a dittatori locali (come Mobutu nel Congo/Zaire) per coltivare i propri interessi. Si sono create elittes politico-economiche basate sugli interessi dell'Occidente e su un'economia basata sulle esportazioni. Alla Guerra fredda si è sostituita la cosiddetta "Guerra al terrore". I dittatori a cui l'Occidente - soprattutto Usa e Inghilterra - si può appoggiare continuano a ricevere aiuti politici, economici, militari, come nel caso dell'Etiopia.
Quando poi si passa all'approccio tecnocratico ai temi dello sviluppo accadono cose bizzarre: spesso i tecnici riscoprono soluzioni (per problemi che vanno dalla povertà alla malaria) che erano già state consigliare in epoca coloniale, 70 anni fa. Il che dimostra come questo approccio non funzioni, perché ignora la radice politica dei problemi, e in particolare la negazione dei diritti fondamentali, come quello alla mobilità (e quello speculare dei piccoli coltivatori a rimanere sulla propria terra). Bill Gates ha lodato apertamente il dittatore dell'Etiopia Meles Zenawy, che rimuoveva i contadini dalle terre che coltivavano per realizzare programmi di sviluppo concordati con organismi internazionali o per mettere le terre a disposizione di acquirenti stranieri. La storia del Ghana è più felice: nel 2000 ci sono state le prime elezioni libere e da allora le libertà politiche non sono state più in discussione. Ciò si è tradotto anche in più alti livelli di sviluppo. Nonostante tutto quindi ci sono progressi anche in Africa e sempre più persone che lottano per vedersi riconosciuti i propri diritti. E noi in Occidente cosa possiamo fare per aiutarli? Chiedere ai nostri governi di non appoggiare i dittatori perché ci fanno comodo, innanzitutto.
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