Venerdì, 11 Ottobre 2019 - 19:42 Comunicato 2485

Julio Velasco, a lezione di carisma con il maestro del volley

“Non è solo un grande uomo di sport, ma è anche un grande uomo”: Walter Veltroni stasera ha introdotto così Julio Velasco sul palco del teatro sociale di Trento, accolto da scroscianti applausi. La chiacchierata tra il giornalista d’eccezione, che è anche politico e regista, e il filosofo del volley, oggi direttore tecnico del settore giovanile maschile della Nazionale, con alle spalle una carriera quarantennale che l’ha visto rivoluzionare la pallavolo, ha oscillato continuamente tra temi di attualità, come l’immigrazione, e la psicologia dello sport, ricordi sull’esperienza calcistica e frasi folgoranti sulle sfide che attendono le nuove generazioni.

Il primo parallelismo sollecitato da Veltroni è quello sul muro, che nel volley rappresenta un ostacolo da evitare, mentre nel mondo di oggi è sinonimo di paura dei cambiamenti: “sembra uno strumento utile per proteggerci, ma non è così”. Ricordando il suo arrivo in Italia nel 1983, Velasco ha detto che “l’Argentina per me è la mamma - della quale avrò sempre nostalgia - e l’Italia è la donna che ho sposato. Noi delle Americhe siamo un po’ spregiudicati, avendo un passato molto breve pensiamo che tutto sia possibile: a volte sbagliamo ma riusciamo ad arrivare anche a traguardi insperati. In Italia invece c’è più saggezza, ma spesso questa è anche freno”.

Con il suo proverbiale mix tra acume e ironia, l’allenatore ha poi spiegato che a un buon giocatore di pallavolo non servono tante caratteristiche positive, bensì una molto buona. “Questo perché è uno sport di squadra: ai ragazzi e agli allenatori suggerisco quindi di concentrarsi su un solo aspetto da migliorare”. Il maestro di La Plata, parlando del labile confine tra autostima ed arroganza, ha usato come esempio il trentino Lorenzo Bernardi, del quale è stato allenatore per 12 anni. “Ne aveva 17 ed era palleggiatore quando l’ho incontrato. L’anno dopo l’ho messo schiacciatore titolare e a 21 anni ha trasformato la palla decisiva ai mondiali. Come fa uno a essere un fenomeno giovanissimo senza una punta di arroganza?”.

“Nello sport niente è più effimero della vittoria”, ha concluso l’allenatore, “ma tra i successi sportivi che vorrei rivivere ci sono lo scudetto con la Panini Modena con giocatori tutti italiani, la prima vittoria con la Nazionale e la World League ottenuta con le riserve nel 1995”. “E se le chiedessero di tornare nel calcio?”, lo ha stuzzicato Veltroni, “i pallavolisti sono tutti calciatori frustrati, ma non penso accetterei, anche perché fare il dirigente non mi piace”.

(lg)


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