La mostra prende in prestito il titolo della raccolta di saggi dell’antropologo Vito Teti per confrontarsi con uno dei temi centrali del dibattito contemporaneo: il progressivo svuotamento di alcuni territori a fronte della crescita e della concentrazione urbana, un fenomeno che interessa numerose aree in Italia e nel mondo. Lontano da narrazioni nostalgiche e da rappresentazioni dei borghi come luoghi idealizzati, Pietre di pane propone una riflessione critica sulla complessità dell’abitare, sulle forme di marginalità e sulle possibilità di riattivazione dei territori. In questa prospettiva assumono particolare rilievo il pensiero di Teti e la sua nozione di “restanza”: non una condizione di immobilità, ma la scelta consapevole di abitare luoghi segnati da fratture storiche e sociali, attraverso pratiche di cura, responsabilità e immaginazione.
In mostra, alla Galleria Civica di Trento dal 17 luglio ─ 15 novembre 2026, circa 50 opere di 31 artisti e artiste danno vita a un percorso che mette in dialogo capolavori delle Collezioni del Mart – fra cui alcuni raramente esposti come quelli di Richard Long e Mirella Bentivoglio –, con opere site-specific di artisti e artiste italiani e internazionali – come Francis Offman e Marina Caneve – e con importanti prestiti provenienti da gallerie e collezioni private – è il caso, tra gli altri, di Ana Mendieta, Shilpa Gupta, Zhanna Kadyrova, Giorgio Andreotta Calò.
Immagini e interviste a cura dell'ufficio stampa:
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