Sabato, 01 Giugno 2019 - 18:38 Comunicato 1307

I dolori del giovane euro tra debito pubblico e nazionalismi

Aiuto pubblico o spazio solo all’iniziativa dei privati? Il fiscal compact è servito o ha ulteriormente tarpato le ali all’economia continentale? E ancora: che strada deve prendere l’euro per rafforzarsi infondendo così maggiore fiducia ai cittadini? Tutti temi estremamente centrali e attuali soprattutto in un periodo storico come quello attuale che vede il ritorno prepotente di forti nazionalismi. Di questo si è discusso oggi pomeriggio nell’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza

La prima a prendere la parola è stata Beatrice Werder Di Mauro, docente di economia internazionale presso il The Graduate Institute of International and Development Studies of Ginevra. Il suo esempio è stato molto impattante: “Per affrontare e curare il colera ci sono due scuole pensiero, quella dei miasmatici e quella dei contagisti. I primi sostengono che sia sufficiente mantenere uno stile di vita adeguato evitando gli agenti che possono veicolare la malattia, i secondi invece non credono solo alla prevenzione ma puntano sui sistemi pratici per combattere la malattia. Trasportando il tutto all’ambito delle politiche economiche abbiamo chi è convinto che mantenendo basso il livello del debito pubblico, con la responsabilità fiscale e non permettendo che le banche facciano debiti si andranno a risolvere tutti i problemi sul nascere. Dall’altra parte della “barricata” troviamo chi pensa che solo il protezionismo rappresenti la risposta ai mercati internazionali. Personalmente credo che facendo ricorso ad un giusto mix delle due posizioni si potrà trovare la soluzione ai problemi di forte indebitamento come quelli che avete in Italia”. Sulla stessa lunghezza d’onda della Werder Di Mauro è anche Lars Feld, insegnante di economia all’Università di Friburgo: “Il punto nevralgico è centralizzare la fiscalità però ci vuole pazienza. Se andiamo a vedere Paesi come Stati Uniti e Svizzera ci renderemo conto che la vera identità federale è arrivata quando le politiche fiscale sono state decise da un solo soggetto. In Europa questo ancora non siamo riusciti a farlo perché le identità nazionali rimangono troppo forti e diverse; per quanto riguarda invece il debito pubblico italiano è necessario consolidare il bilancio quanto prima”. I lavori sono stati chiusi dall’intervento di Gustavo Piga, docente di economia politica all’Università di Roma “Tor Vergata”: “L’euro ha 20 anni è da poco maggiorenne e come la maggior parte gli adolescenti ha attraversato un periodo particolarmente complicato intorno ai 12 anni e quindi nel 2011 quando siamo passati attraverso una crisi peggiore addirittura rispetto alla Grande Depressione. Negli Stati Uniti, lo scorso secolo, riuscirono a superare il momento peggiore grazie ad un massiccio intervento del governo, il famoso New Deal voluto da Franklin Delano Roosvelt. In Europa invece è avvenuto l’esatto contrario, sono crollati parallelamente gli investimenti privati e quelli pubblici e infatti il peggio non è ancora alle spalle. Considero l’adozione del fiscal compact una decisione assolutamente fuori luogo che non è servita a nulla, si può avere una visione unica solo quando c’è fratellanza e solidarietà tra le varie nazioni”. 

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(sf)


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