Domenica, 27 Settembre 2020 - 12:07 Comunicato 2239

Green growth, cosa sappiamo e cosa vogliamo sapere della crescita verde

L’idea di base della Green growth è che la crescita, lo sviluppo e il benessere siano sostenibili dal punto di vista ambientale. Negli ultimi dieci anni sono stati compiuti progressi sull’argomento, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Tomasz Koźluk, economista dell’Ocse a Parigi, a capo del progetto Going for Growth and Green Growth, studia gli effetti delle politiche ambientali sui paesi e si occupa della transizione verso una economia basata sul Green. Con la crisi provocata dalla pandemia da coronavirus il concetto di crescita verde è di nuovo in cima all’agenda politica. A livello internazionale ci sono situazioni di forte impegno verso una crescita sostenibile, ma i risultati ottenuti dimostrano come ci sia ancora molto da migliorare.

Qual è il significato, quanto sappiamo e quanto ancora vogliamo sapere della coniugazione tra politiche della crescita e politiche di salvaguardia ambientale? Alla domanda ha provato a dare risposta Tomasz Koźluk, senior Economist presso l'Ocse, collegato in videoconferenza nell’incontro coordinato dalla professoressa Maria Luigia Segnana.

“L’idea di base della Green Growth è che la crescita, lo sviluppo e il benessere siano sostenibili dal punto di vista ambientale - ha spiegato Koźluk - Negli ultimi anni c’è stato un interesse crescente verso l’argomento, come dimostrato dai dati di Google trends. In particolare le ricerche sul tema hanno avuto dei picchi in occasione delle ultime crisi, quella del 2008-2009 e quella di quest’anno. Questo dimostra come si nutrano delle speranze in una crescita verde”.

I momenti di crisi sono anche quelli nei quali le emissioni di Co2 sono calate, mentre con la successiva ripresa sono ricominciate a salire. Questa è la normale conseguenza dei processi economici ma ora, con la crisi Covid-19, può essere davvero giunto il momento di puntare con decisione sul concetto di "crescita verde".

“La letteratura attuale si focalizza su due pilastri per quanto riguarda il rigore delle politiche ambientali dei vari paesi - ha spiegato Koźluk - da una parte ci sono i timori degli effetti dell’inquinamento, dall’altra c’è la speranza che attraverso delle normative ben elaborate sia possibile migliorare l’efficienza e ridurre i costi, diventando così più competitivi”. L’ultimo pilastro è quella che viene definita “ipotesi di Porter”, cioè la convinzione che severe normative ambientali possano favorire le innovazioni che aiutano a migliorare la competitività commerciale.

“Gli effetti negativi delle politiche ambientali sono sovrastimati, tuttavia il quadro non è così roseo. In uno studio sulla produttività abbiamo visto come le aziende in difficoltà possono anche fallire. Nel complesso, però, il costo delle politiche ambientali sembra limitato. Ma un costo basso è davvero una buona notizia? Solo se c’è un guadagno dal punto di vista ambientale. Se i vantaggi sono limitati, invece, i costi bassi sono una cattiva notizia perché si paga per non avere nulla in cambio”.

“Abbiamo dei forti impegni a livello internazionale, ma le emissioni non sono calate così tanto. Nordhaus al Festival dell’Economia ha parlato della necessità di introdurre una Carbon tax, ma sembra che nessuno la voglia, sostenendone l’ingiustizia e l’iniquità. Fare politica è sempre una cosa incerta e non possiamo mai avere tutte le risposte che vorremo, ma i numerosi dati raccolti dimostrano come valga la pena puntare sulla crescita verde”.

In che modo possiamo sfruttare questo momento? “Dobbiamo istruire e formare le persone affinché prendano in considerazione l’effetto sull’ambiente delle loro decisioni - ha concluso Tomasz Koźluk - Bisogna puntare sulla collaborazione internazionale, sarà compito di governi e istituzioni non governative trainare la crescita verde. La crisi può essere vista come un’opportunità, perché abbiamo la possibilità di cambiare. Molte misure green potrebbero non dare dei risultati economici immediati, quindi bisogna trovare una soluzione intelligente, coinvolgendo anche il settore privato e i consumatori”.

(ao)


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