Questa giornata non è solo una data commemorativa, ma una fondamentale occasione di crescita civica per i nostri giovani studenti. È cruciale che i ragazzi e le ragazze conoscano il dramma vissuto dai nostri connazionali: non solo la storia delle migliaia di vittime e delle centinaia di migliaia di esuli, che sono diventati cicatrici indelebili per la nostra storia nazionale, ma anche e soprattutto le lezioni di umanità, resilienza e consapevolezza storica che ne possiamo trarre.
Consolidare e tramandare questa memoria è un atto che va oltre il semplice ricordo: è uno strumento attivo nella costruzione di una vera cultura della pace. In quest'ottica, costruire una memoria condivisa significa anche accettare le responsabilità e ripercorrere la storia affrontando con rispetto, approccio rigoroso e scientifico le vicende dolorose patite dalle popolazioni di queste terre.
Questo approccio rigoroso è la chiave per formare una mentalità critica e matura nei nostri studenti, responsabilità di cui tutti noi dobbiamo farci carico.
Mi rivolgo a voi, docenti: la scuola non deve avere paura della storia, anche quando questa è scomoda o dolorosa. È proprio nelle vostre aule che si formano le coscienze critiche dei cittadini di domani, ed è lì che dobbiamo portare la luce su questi eventi. Non esistono dolori giustificabili, non esistono martiri di serie A e di serie B. La storia d'Italia va raccontata tutta, nella sua interezza.
E mi rivolgo a voi, ragazzi: vi guardiamo negli occhi per consegnarvi questo testimone. Conoscere quanto accaduto al confine orientale non serve a riaccendere antichi rancori, ma a garantire che l'odio non vinca mai più sull'identità di un popolo e sull'amore per la propria terra. Voi siete i custodi di questa eredità.




