Sabato, 01 Giugno 2019 - 23:37 Comunicato 1317

Democrazia liberale o dittatura della maggioranza?

Una conversazione a tratti informale. Una narrazione autentica e quasi confidenziale. John Bercow, speaker della Camera dei Comuni, ha svelato al pubblico del Festival dell’Economia atmosfere, mediazioni, protocolli e anche qualche retroscena privato sulla gestione della Camera parlamentare più antica dell’Europa moderna. Un’istituzione, quella britannica, che affonda le proprie radici nel XIII secolo. A stimolare Bercow, al quarto mandato (cosa piuttosto inedita) le domande di Enrico Franceschini, giornalista di Repubblica da anni a Londra, e di Tim Hames, ex vicedirettore del Times. Dalla gestione della Brexit, che per Bercow deve restare in capo al parlamento, nonostante i tempi lunghi, al suo modo di riportare l’ordine in aula, al privato, visto che lo speaker abita con la propria famiglia a Westminster. «La democrazia liberale è in crisi? Non arriverei a dire tanto – ha detto Bercow – quanto piuttosto che è sotto minaccia e ha diverse sfide da affrontare».

«Democrazia liberale o dittatura della maggioranza?» il titolo della serata al Teatro Sociale. «Mister speaker», da vent’anni parlamentare e da dieci “presidente” della Camera dei Comuni, terza carica dello Stato, negli ultimi tre anni è stato il nocchiero del parlamento britannico tra i marosi della Brexit. Un mare in tempesta che non ha tolto il senso dell’umorismo a Bercow, capace di entrare in forte empatia con il pubblico del Festival, nonostante la delicatezza dei temi trattati. Per Bercow «il Parlamento ha semplicemente il compito di attuare l’esito del referendum del giugno 2016 con il quale i britannici hanno scelto, con il 51,9% dei consensi, il “leave” dall’Unione Europea». Dato che è una prima volta, che non c’è una normativa sull’argomento, i tempi non sono brevi e le modalità non sono semplici. La democrazia ha un costo: il parlamento impiega più tempo di quanto i cittadini si aspettino, per trovare un accordo (deal) di uscita. «Il parlamento non può essere esautorato da questa sua prerogativa» ha rimarcato lo speaker. Per poi riconoscere che la democrazia digitale, i focus group, i sondaggi, i referendum sono utili, ma possono solo essere un complemento, non un sostituto della democrazia parlamentare liberale. «La politica è un processo deliberativo. Non può soddisfare tutti i bisogni di tutti. La Brexit può creare una crisi costituzionale, ma non nel breve periodo. Entro il 31 ottobre dobbiamo trovare un accordo con l’Ue per lasciare l’Unione Europea o estendere la scadenza della trattativa». A una domanda di un giovane dal pubblico, Bercow ha risposto: «Come interpreto il ruolo di rappresentanza in parlamento? Credo che tutti i politici eletti debbano fare ciò che ritengono giusto. Sta alla loro coscienza valutare se fare cosa è giusto per i propri elettori, per il loro paese, per il continente. Per me giusto è ciò che il mio giudizio imparziale mi indica come tale». La parziale débacle dei partiti tradizionali britannici, laburisti e conservatori, per lo speaker della Camera non è un rischio per la democrazia ma riflette uno scontento. Lo scontento di chi non voleva la Brexit, di chi la voleva più veloce, di chi la voleva diversa.

(db)


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