Il Piano nasce dall’esigenza di dare una risposta concreta a un problema che, pur manifestandosi in modo non uniforme sul territorio, può avere conseguenze significative soprattutto per le aziende agricole di dimensioni più contenute e per le produzioni specializzate. In Trentino i danni provocati dai corvidi interessano soprattutto mais, piccoli frutti, ciliegi, produzioni orticole, ma anche melo e vite, con perdite che in media possono oscillare tra il 15 e il 30 per cento, fino a casi localizzati di danno quasi totale. La normativa provinciale, inoltre, non prevede il risarcimento dei danni causati dall’avifauna, rendendo ancora più importante l’azione preventiva e di contenimento.
Il nuovo Piano, valido fino al 31 dicembre 2030 e rinnovabile alla scadenza, definisce tempi, modalità e limiti degli interventi. Le attività di controllo potranno essere effettuate dal primo marzo al 30 settembre, ossia nel periodo in cui si concentrano le fasi colturali più vulnerabili.
Il contingente massimo annuale resta fissato in mille cornacchie e cinquecento ghiandaie, sulla base di criteri già ritenuti sostenibili anche dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), che ha espresso parere favorevole al Piano. Favorevole anche il parere dell’Osservatorio faunistico provinciale.




