Domenica, 04 Giugno 2017 - 12:15 Comunicato 1504

Classe sociale, fattori comportamentali e salute

La classe sociale è importante, ma i comportamenti e gli stili di vita lo sono di più. Una vasta indagine che ha preso in esame le vite di oltre mezzo milione di europei negli ultimi 25 anni dimostra che chi ha raggiunto un'istruzione universitaria vive quasi 5 anni più di chi ha una bassa scolarizzazione. Ma se gli stili di vita sono scorretti, con fumo, alcol, dieta ricca di grassi animali, assenza di moto, allora l'istruzione serve a poco. Ribaltando lo schema, risulta evidente, invece, che una elevata scolarizzazione porta a stili di vita migliori e quindi a una più alta aspettativa di vita. Senza dimenticare, come ha sottolineato al Festival dell'Economia oggi Giuseppe Costa, docente universitario di Igiene pubblica, che i comportamenti insalubri sono spesso risposte a uno stress sociale.

Quanto la disparità nella salute è legata a disuguaglianze sociali? L'ambiente di vita, l'istruzione, il lavoro, quanto influenzano la nostra aspettativa di vita? Moltissimo. Ma i quattro epidemiologi ed esperti di salute pubblica intervenuti alla sala della Fondazione Caritro per l'evento "Classe sociale, fattori comportamentali e salute", hanno provato anche ad andare oltre quest'evidenza, scorporando e geolocalizzando i dati. Una grossa mole di informazioni è disponibile grazie a ricerche svolte negli ultimi 25 anni su oltre mezzo milione di volontari europei, presenti in una decina di paesi: è lo studio Epic, presentato dall'epidemiologo Elio Riboli. Chi ha fatto studi universitari ha un'attesa di vita superiore di quattro anni e mezzo rispetto a chi si è fermato alla licenza elementare. Se però abbiamo comportamenti sani, come una dieta mediterranea, moto moderato, poco alcol, il differenziale basato sull'istruzione si riduce di molto. Di converso, ha spiegato Riboli, in presenza di comportamenti malsani per la propria salute, il livello di istruzione non allunga la vita.
Nell'Europa di oggi è considerata statisticamente prematura una morte prima dei 70 anni. Fumo e dieta scorretta insieme sfiorano il 50% dei fattori di prevedibilità di un decesso prima di questa soglia. Il medico Rino Panìco, specializzato in temi cardiovascolari, ha anche aggiunto che sulle fasce sociali più basse si fa di meno, e loro stesse si curano di meno. L'infarto del miocardio e l'ictus, nelle fasce di popolazione con deprivazione, sono causa di morte più elevata dei tumori, ha aggiunto. La metafora usata da Giuseppe Costa, docente di Medicina Preventiva e Igiene all'Università di Torino, è quella del tram numero 3 del capoluogo piemontese. Va dalla collina borghese alle periferie operaie. Ebbene, tra i due capolinea, oggi la speranza di vita dei residenti è di circa 4 anni in favore dei più abbienti. In sostanza, avere poche risorse materiali espone al rischio di ammalarsi; vivere in contesti di povertà lo acuisce. Anche i paesi del Nord Europa hanno molte disuguaglianze, ma sanno reagire meglio in campo sanitario. I più indietro sono la Grecia e i paesi dell'Est Europa, che ancora non hanno imparato a misurare le disuguaglianze.
Infine Walter RiccIardi, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, ha spiegato come le disuguaglianze in campo sociale e sanitario possano essere affrontate e risolte. Come? Con un approccio etico, politico e utilitaristico. Programmando un'agenda di interventi, un budget, aumentando le capacità di intervento, elaborando prodotti concreti e avendo sempre le evidenze scientifiche a guidare l'azione dei policy makers.

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(db)


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