Venerdì, 31 Maggio 2019 - 20:10 Comunicato 1248

Chi ha paura della Libia?

Il caso della Libia rappresenta un esempio importante di come le sfide della globalizzazione investano gli stati nazioni e di come le conseguenze di tale processo possano essere profonde e vaste. Una percezione diffusa della situazione libica è perlopiù allarmista e dannosa per lo sviluppo economico del paese, risorsa importante e dalle grandi potenzialità in tutta l’area del Mediterraneo. Parziale negligenza è stata riconosciuta al ruolo delle politiche estere degli stati portatori di interesse in Libia, mentre crescono speranze nel ruolo riconosciuto alle autorità locali. Esempio virtuoso è rappresentato dal programma europeo per le municipalità libiche a supporto di scambi con omologhe istituzioni locali europee e un percorso di formazione, a cui il CCI contribuisce.

Nella cornice della quattordicesima edizione del Festival dell’economia si è svolto oggi presso il Centro per la Cooperazione Internazionale (CCI) l’incontro “Chi ha paura della Libia?” organizzato da Competenze per la Società Globale, unità operativa del Centro.

Una riflessione sulle dinamiche che caratterizzano l’attuale situazione libica è stata offerta da Gianfranco Damiano, presidente della Camera di Commercio italo-libica, che ha proposto chiavi di lettura per comprendere le sfide che, nel contesto della globalizzazione, mettono alla prova i sistemi politici, la democrazia, lo stato nazione. 

“La Libia è un caso studio esemplare per declinare i temi del Festival”, ha dichiarato nell’introduzione Gabriel Echeverría - ricercatore del CCI – “percepita come metafora di caos, luogo di partenza dei barconi dei migranti, terra di ISIS, causa di ansie e paure in Europa e in Italia, con il rischio che la diffusione di questa rappresentazione concorra a realizzare la profezia che predica”. Serve invece una prospettiva che tenga conto delle potenzialità della Libia nel panorama dello sviluppo economico, e non solo, di tutto il Mediterraneo, ha spiegato Gianfranco Damiano.

Per comprendere la Libia di oggi, Damiano ha ripercorso gli ultimi decenni caratterizzati da forti tensioni e interventi internazionali. Il riacutizzarsi del conflitto nei mesi scorsi è infatti soltanto l'ultimo episodio di una lunga crisi il cui esito è ancora difficile da prevedere. “All'intreccio di interessi, posizioni e disegni contrastanti che i diversi gruppi interni portano avanti si sommano le ingerenze, anch'esse molteplici e spesso contrapposte, delle principali potenze estere” ha ricordato Damiano.

Dopo il crollo del regime fortemente centralizzato del generale Gheddafi nel 2011, il processo di decentramento, sancito dalla costituzione del 2012, ha posto le basi su cui costruire la struttura del futuro stato libico. Alcuni attori nel paese ritengono che un eccessivo potenziamento del livello locale possa portare alla disgregazione della comunità nazionale, considerata la tensione esistente tra autorità e milizie. Una lotta - tra il "centro" o "i centri" che controlla(no) le istituzioni, il flusso di petrolio e altri beni e le “periferie” marginali - che può mettere in discussione la legittimità del centro tramite l’uso della forza e l'appello a lealtà locali.

In questo quadro sono le municipalità a poter contrastare, pur con grandi difficoltà e ancorché coadiuvate da politiche più illuminate da parte degli stati esteri maggiormente coinvolti, la debolezza dello stato: proprio a sostegno di queste autorità locali si muove dal 2015 la Nicosia Initiative, il più grande progetto dell'Unione Europea in Libia al quale partecipa anche il Centro per la Cooperazione Internazionale di Trento.

 

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(sr)


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