"Il Centro Clinico NeMO Trento rappresenta un'eccellenza della sanità trentina e nazionale nella cura delle malattie neuromuscolari – sottolinea l'assessore Tonina –. Con questo provvedimento confermiamo il valore di questa esperienza e ne rafforziamo ulteriormente la capacità di rispondere ai bisogni delle persone e delle loro famiglie. La sfida oggi non è soltanto garantire cure altamente specialistiche, ma accompagnare i pazienti lungo tutto il percorso assistenziale, favorendo una presa in carico sempre più vicina ai luoghi di vita e pienamente integrata con la rete dei servizi territoriali. È questa la direzione indicata anche dal nuovo modello di sanità territoriale che stiamo costruendo in Trentino".
La rimodulazione della sperimentazione valorizza infatti il ruolo del Centro NeMO come nodo di riferimento provinciale per le malattie neuromuscolari, favorendo una più stretta collaborazione con i servizi territoriali, il volontariato e le associazioni dei pazienti, oltre che con l'Università di Trento per lo sviluppo della ricerca e la definizione di indicatori di qualità e appropriatezza delle cure. Tra gli obiettivi della nuova convenzione figurano inoltre il consolidamento delle attività di formazione dei professionisti, l'incremento della ricerca clinica, la partecipazione a studi multicentrici e la progressiva riduzione della mobilità sanitaria verso altre regioni.
Sul piano organizzativo viene confermata la dotazione complessiva di 18 posti letto, articolati in 14 posti letto di degenza ordinaria e 4 posti letto di day hospital, con una rimodulazione del setting assistenziale per garantire una maggiore appropriatezza dei ricoveri e una migliore risposta ai diversi bisogni riabilitativi delle persone con patologie neuromuscolari. La nuova articolazione comprende posti dedicati alla neuroriabilitazione di alta specializzazione, alla riabilitazione intensiva e alla riabilitazione estensiva/lungodegenza, mantenendo la flessibilità necessaria ad adeguare nel tempo l'organizzazione ai livelli di occupazione e all'evoluzione dei bisogni assistenziali.
Elemento qualificante della nuova sperimentazione sarà inoltre il rafforzamento della continuità assistenziale, attraverso il collegamento con le Centrali Operative Territoriali (COT), i servizi di cure domiciliari e palliative, la riabilitazione territoriale, i servizi sociali e gli altri setting assistenziali, affinché la presa in carico del paziente prosegua anche oltre il ricovero ospedaliero. Il modello punta così a garantire un'assistenza sempre più personalizzata, multidisciplinare e orientata ai bisogni della persona lungo tutto il percorso di cura.




