Sabato, 26 Settembre 2020 - 11:59 Comunicato 2221

Carbon tax, un freno necessario a rallentare il cambiamento climatico

Siamo tutti d’accordo che bisogna ridurre le emissioni, ma come possiamo fare per rallentare il cambiamento climatico? Secondo Per Krusell, professore di economia all'Università di Stoccolma, l’imposizione di una tassa sull’emissione di anidride carbonica è una misura precauzionale molto utile per rallentare il cambiamento climatico e i suoi effetti sul nostro pianeta. Assieme a due colleghi ha condotto uno studio, dal quale è emerso come la scelta migliore sia quella dell’imposta pigouviana, ideata cent’anni fa dall’economista Arthur Cecil Pigou, che sostenne la necessità di introdurre una tassa che corrispondesse alla quantità di danno prodotto dall’attività economica all’ambiente. Gli economisti negli anni hanno continuato a ripetere il messaggio, ma la politica mondiale non ha mai seguito con decisione l’idea.

“Dal punto di vista dell’economia classica il cambiamento climatico è semplicissimo - ha esordito Krusell, presidente dell'Associazione economica europea - il riscaldamento è un effetto indesiderato di un’attività economica. Nel momento in cui svolgiamo un’attività economica, produciamo riscaldamento. Si tratta di un’esternalità negativa che si ripercuote sull’intero pianeta”.

Come far pagare, allora, questa esternalità? Krusell cita Pigou, che nel 1920 propose di introdurre una tassa che ripagasse il danno ambientale prodotto dall’attività economica. Le idee dell’economista non sono state però seguite. “Il sistema mondiale non sta funzionando perché oggi chi inquina non paga - ha spiegato Krusell - È fondamentale introdurla, questa tassa, e deve essere pagata in modo uguale a Trento, Pechino o Stoccolma, visto che la produzione di anidride carbonica ha gli stessi effetti in ogni parte del mondo”. Gli economisti hanno continuato a ripetere questo messaggio “come dei pappagalli”, ma senza produrre alcun effetto.

Perché, allora, non viene dato ascolto agli economisti? “Forse la parola tassa non piace, forse sarebbe meglio introdurre una legge. Inoltre in molti non si rendono conto che la tassa potrebbe essere davvero una soluzione al problema”.

Assieme a due colleghi dell’Università di Stoccolma Krusell ha messo a confronto l’imposta pigouviana con altri possibili tipi di intervento. “Abbiamo notato come tutte le alternative siano peggiori della tassa di Pigou. La tassa, inoltre, quando viene applicata ha aliquote o troppo alte o troppo basse. Si utilizzano poi aliquote diverse a seconda dei paesi del mondo, privilegiando i paesi in via di sviluppo, ma una tassa non uniforme è una pessima idea. Oppure, un’altra cosa che abbiamo notato nel nostro studio è che invece di tassare il carbonio si finanziano iniziative green: questo non aiuta il clima, ma fa aumentare l’uso di energia, perché l’energia verde ci aiuta a utilizzare di più anche l’energia fossile, che nel frattempo viene a costare meno. Quindi, in definitiva, l’energia verde non ci libera dal carbone”.

Il pensiero di Per Krusell è insomma molto chiaro. “Tassare le emissioni di anidride carbonica, attraverso una Carbon tax, è una misura precauzionale molto utile per scoraggiarne la produzione. I risultati della mancata applicazione della tassa sono molto elevati, e nessuna delle alternative proposte è migliore”. “Per migliorare la situazione in cui ci troviamo - conclude l’economista - bisogna lavorare a livello di economia mondiale e a livello di proposte, conducendo un’analisi costi-benefici e applicandola ai cambiamenti climatici. Dunque, dopo aver fatto la mia ricerca, sono sempre più convinto che bisogna andare avanti con la Carbon tax, convincendo i politici di tutto il mondo, Cina in primis, a risolvere il problema del cambiamento climatico”.

(ao)


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