Venerdì, 31 Maggio 2019 - 20:43 Comunicato 1255

Austerity e populismo

Austerity e populismo. Dalla Grecia di quattro anni fa all’Italia di oggi. Storie simili, analogie o sostanziali differenze? Hanno cercato di chiarire ogni dubbio George Papacostantinou, tra il 2009 e il 2011 ministro delle Finanze greco e Wolfgang Munchau, giornalista del Financial Times, che ha seguito da vicino la crisi economica greca. La Bce del 2010 era quella di Trichet. La Banca centrale europea di questi ultimi anni, con Draghi, ha reso possibili le ristrutturazioni del debito. Ma – ha detto Papacostantinou – in Italia Salvini non è arrivato al potere per la situazione economica, piuttosto per aver attinto alla preoccupazione dei cittadini rispetto all’immigrazione. Anche se non ha rinunciato a trovare nell’Ue e nell’euro dei nemici. L’Italia ha bisogno non solo di una ristrutturazione del debito, ma soprattutto di riforme di lungo periodo. Bce e Commissione hanno l’obbligo di salvare l’intero sistema.

Oggi Papacostantinou insegna all’istituto Universitario Europeo. Da ministro firmò nel 2010 il primo pacchetto di salvataggio per la Grecia. Dalla sua esperienza, trae un ammonimento per l’Italia odierna, che ha ricevuto l’ennesima lettera di monito dalla Commissione europea sul proprio debito pubblico: «Non bisogna giocare d’azzardo. Sbagliato pensare che l’UE scenderebbe a patti con l’Italia. Le regole possono essere interpretate ma non ignorate. Come non ha fatto sconti sulla Brexit, l’UE non è detto che faccia passi indietro con l’Italia». Perché ci si una ripresa in Grecia servono anche riforme interne, secondo Papacostantinou, oltre a investimenti esteri che torneranno solo quando sarà ricreato un clima di fiducia a lungo termine. Papacostantinou ha anche ammesso che il salvataggio del 2015 è servito soprattutto a pagare gli obbligazionisti, piuttosto che a coprire il deficit. Si trattò di 200 miliardi di euro. Anche per Munchau è più facile la strada della negoziazione, con l’UE, rispetto a una linea dura da parte del governo populista italiano di marca gialloverde. Tsipras, hanno ricordato i due relatori, è stato il primo populista (di estrema sinistra, nel caso greco) ad andare al governo del suo Paese. Ora è in difficoltà. Le promesse di far risalire salari e   pensioni non sono state mantenute. Nea Demoktratia è più forte. Paga la crisi della classe media, colpita duramente dalla pressione fiscale. A luglio ci saranno le elezioni. «Se fossi populista – cosa che non sono – direi che Tsipras non è stato abbastanza radicale. Cosa sarebbe successo se avesse spinto sull’uscita dall’euro?». Per Munchau la Lega di Salvini ha imparato dalla vicenda Tsipras: ecco la proposta del taglio delle tasse e aumento del deficit. «L’austerità è ciò che ha portato al potere Tsipras. Non credo che in Italia, però, i governi populisti saranno solo una breve parentesi». L’Italia potrà vivere una fase di tensione con la Commissione europea come la Grecia quattro anni fa? Per Papacostantinou e Munchau si stanno cercando tempo, flessibilità e compromessi, perché l’Italia è un caso ben più complesso.

(db)


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