Venerdì, 31 Maggio 2019 - 17:57 Comunicato 1238

“Austerità, quando funziona e quando no”

Alberto Alesina, Carlo Favero e Francesco Giavazzi hanno esposto nella Biblioteca comunale i contenuti del libro frutto di anni di lavoro. Secondo i tre economisti, non si può dire in modo assoluto se l’austerità sia una misura positiva o negativa, ma bisogna tenere conto di diverse varianti: a chi viene applicata? Per quale motivo? Per quanto tempo?

Una sala della Biblioteca comunale gremita ha ascoltato con attenzione le parole degli autori del libro “Austerità, quando funziona e quando no”, edito da Rizzoli e uscito quest'anno nelle librerie.

Cosa significa, innanzitutto, austerità? È una politica di bilancio restrittiva messa in campo da uno Stato, fatta di tagli alle spese pubbliche, con l’obiettivo di ridurre il deficit. È come una medicina, per dirla con i relatori dell’incontro, necessaria per pagare il conto degli errori commessi in passato. Come un farmaco, però, non si può dire se il suo utilizzo faccia bene o male a prescindere, ma ha bisogno di tutta una serie di considerazioni: a chi viene somministrata, per quale motivo, quale tipo si utilizza, e per quanto tempo?

“Nel caso delle economie che sono molto indebitate, con un alto deficit e senza finanziamenti, c’è poco da fare - afferma Paolo Guerrieri - un paese che si trova in queste condizioni non può far altro che applicare l’austerità. Ma nel caso degli Stati che, pur avendo un debito elevato, non hanno un problema di finanziamento, bisogna chiedersi la quantità giusta di austerità da somministrare, per non rischiare di peggiorare la situazione se si interviene in maniera troppo pesante”.

Un po’ quello che è accaduto nell’epoca post crisi del 2008 alla Germania, un paese al quale il farmaco-austerità è stato dato anche se non ne aveva bisogno.

“Le occasioni per mettere in campo delle politiche espansionistiche vengono spesso colte, ma quelle per cercare di aggiustare i conti vengono spesso mancate - ha detto Carlo Favero - In questo ultimo caso, succede che il deficit e il debito pubblico che si accumulano diventano molto alti”. “Tutti i punti di svolta del debito italiano sono associabili ai momenti in cui sono state realizzate forme pensionistiche - prosegue Favero - riforme che puntano a favorire il presente, ma non le generazioni future. Non a caso il debito italiano ha cominciato ad esplodere dopo la riforma pensionistica. L’austerità si può definire come una medicina necessaria per pagare il conto degli errori commessi in passato. Nel nostro libro ci chiediamo gli effetti che ha questa cura sulla crescita e sul rapporto debito/pil”.

In “Austerità, quando funziona e quando no” vengono analizzati centinaia di programmi di austerità attuati dai governi di Paesi avanzati a partire della fine degli anni '70 ad oggi, soffermandosi soprattutto sulla crisi Greca del 2010 e sul governo Monti in Italia. Quello che è emerso è che tagliare le spese è molto meno dannoso che alzare le tasse.

(ao)


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