Venerdì, 05 Maggio 2017 - 16:43 Comunicato 1057

Momento di confronto sulle nuove tendenze della produzione audiovisiva legata alla montagna come: videogioco, factual ed entertainment, virtuose realtà distributive e cinema sostenibile
Al Trento Film Festival oggi il convegno di Trentino Film Commission "Industry Day"

È stato un convegno denso di spunti e stimoli, quello organizzato nella giornata odierna da Trentino Film Commission, nell'ambito del Trento Film Festival. Un appuntamento ormai tradizionale che, durante il mattino, ha offerto un'importante occasione di confronto sulle tematiche del cinema di montagna, della distribuzione e del marketing anche di progetti audiovisivi e di videogioco a produttori, filmaker e a tutti i soggetti che collaborano in ambito cinematografico.
Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti con il "One to one meeting", spazio nel quale i produttori interessati si sono presentati ai distributori presenti, ovvero Andrea Dresseno di IVIPRO, Cristiano Girola di DMAX, Dario Bonazelli di I Wonder Pictures, Angelo Schena e Roberto Condotta della Commissione Cinematografica CAI.

Dopo un saluto iniziale di Laura Zumiani, di Trentino Film Commission, e di Fabio Mancini, di DOC3 Rai, si è aperto il primo panel sul tema delle montagne nell'ambito dei videogame, con Andrea Dresseno, Project Manager IVIPRO (Italian Videogame program).
Dresseno ha parlato della presenza della montagna nel gioco, spiegando come il videogioco sia ormai diventato un nuovo modo per valorizzare il territorio; diversi gli esempi proposti da "Battlefield 1", che vede una missione sul Monte Grappa (nello specifico il passo Falzarego) ambientata nella Prima guerra mondiale, al videogame "Anna", con la protagonista impegnata ad esplorare una segheria abbandonata in Valle d'Aosta; l'Italia è presa come fonte d'ispirazione anche nel gioco "Gears of war 4", ambientato su un pianeta alieno ma basato su paesaggi reali italiani, mentre "Steep" è un gioco di simulazione di sport estremi che ricostruisce fedelmente le vette dalle quali si lancia il giocatore.
Cristiano Girola, channel manager DMAX Italia, ha quindi spiegato i punti di forza di Dmax, canale di intrattenimento soprattutto per un pubblico maschile: ciò che propone è infatti avventura, motori, factual entertainment e tough jobs. Per le local production del 2016, si parte da "Caccia all'oro bianco", ambientato in Toscana, come competizione tra i cacciatori di tartufi e le forze dell'ordine, per arrivare a "Il più forte" ambientato nei borghi d'Italia, senza dimenticare "Mountain heroes" dedicato al soccorso alpino e sostenuto da Trentino Film Commission come anche le "Funne" e "Il re del cioccolato" entrambi in onda sui canali Discovery; infine "Unto e Bisunto - la vera storia di Chef Rubio", di cui sono in corso i nuovi episodi nei quali Rubio gira il Paese facendo i mestieri del posto (una puntata sarà realizzata anche fra poche settimane in Trentino).
Dario Bonazelli ha quindi raccontato l'attività di "I Wonder Pictures": la piccola casa di produzione è nata da 3 anni e mezzo dal Biografilm festival; cavalcando l'onda dei documentari, che sono esplosi con le produzioni digitali, ha prodotto fino ad ora più o meno 70 titoli, 10 di fiction, il resto documentari; al Trento Film Festival sono presenti con "La principessa e l'aquila", che da fine agosto sarà distribuita in tutta Italia.
Infine Luca Ferrario, di Trentino Film Commission, affiancato da Stefano Boscherini di Appa - l'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente, e da Renzo Carbonera regista di "Resina" ha illustrato i disciplinare T-Green Film, adotatto dalla Film Commission quale modello di certificazione per le produzioni cinematografiche sostenibili, cioè che risparmiano sui consumi. In pratica, oltre ai criteri previsti perché una produzione abbia il sostegno della Trentino Film Commission (ad esempio le ricadute sul territorio e l’eventuale sua promozione), ne viene aggiunto un altro che dà diritto all'assegnazione, extra, di punti "green": questo significa che i criteri di valutazione e certificazione riguardano, per fare qualche esempio, il risparmio e la sostenibilità che una produzione prevede riguardo al metodo di raccolta rifiuti (più o meno differenziata), la natura del catering (piatti di carta, stoviglie compostabili), l’allaccio alla corrente (pubblica o attraverso un gruppo elettrogeno autonomo), l’uso di legno e/o vernici per il trattamento più o meno sostenibili, la presenza o meno di un piano per l’ottimizzazione dei trasporti di troupe, addetti e maestranze, l’uso di mezzi ecologici, o ibridi o elettrici, Euro 4 o 5. Come illustrato da Ferrario, dopo un esperimento pilota lo scorso anno con il film “Resina” di Renzo Carbonera, delle 13 produzioni cinematografiche potenzialmente richiedenti, 9 hanno fatto la domanda (che non è obbligatoria ma opzionale) per la certificazione green valutata dall’Appa (l’Agenzia provinciale per l’ambiente) e da una società esterna, la Tis Engineering. Quattro di queste domande sono state ammesse al processo di valutazione e alla conseguente, finale, certificazione.

(at)


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