Sabato, 21 Ottobre 2017 - 10:54 Comunicato 2805

A Comano terme il terzo incontro pubblico alla presenza degli assessori Daldoss e Gilmozzi
50 anni di Pup: ripartire da ambiente e paesaggio

Ambiente, paesaggio, aree protette: di questo si è discusso ieri sera a Comano terme nel corso del terzo incontro tematico organizzato per il cinquantenario del primo Piano urbanistico provinciale, assieme agli assessori provinciali Carlo Daldoss e Mauro Gilmozzi, ma con contributi anche del direttore del Muse Michele Lanzinger, del geografo Giuseppe Dematteis, dei due giovani architetti Andrea Simon (CampoSaz) e Daniele Cappelletti (CampoMarzio), ed ancora, del sociologo Antonio Scaglia del professor Umberto Martini dell'Università degli Studi di Trento e di Antonello Zulberti di Federparchi. Molte le voci, ma una convinzione comune: 50 anni sono passati dalla grande intuizione di Bruno Kessler, che trovò poi concreta applicazione nel Pup del 1967: all'epoca al centro vi era l'idea di uno sviluppo basato sull'industrializzazione, la crescita anche "volumetrica", dimensionale. Vent'anni dopo, il nuovo Pup fece pendere l'asse della bilancia verso l'ambiente, nella consapevolezza dei guasti prodotti dagli eccessi e dalle distorsioni dello sviluppo. Infine, nel 2007, il terzo Pup ha posto proprio l'ambiente alla base delle strategie di sviluppo del territorio, all'insegna della qualità e della partecipazione responsabile. Questa nuova sensibiltà si è fatta strada ormai nel cuore di tutti, se è vero che da una recente rilevazione il 95% dei trentini considera l'ambiente una risorsa indispensabile. Il Trentino proiettato verso il terzo millennio, dunque, non può che ripartire da qui.

Ad aprire i lavori, moderati dal giornalista Luca Malossini, il sindaco Flavio Zambotti, a nome di tutti gli amministratori delle Giudicarie.

"Bruno Kessler, Nino Andreatta e l’equipe d Samonà sono stati gli artefici del primo Pup – ha ricordato quindi l'assessore Daldoss, nel presentare la serata – . Un piano pionieristico: pensiamo cosa potesse significare parlare di parchi e di ambiente come di un’opportunità, in un’epoca così diversa da quella attuale. Era il 1967, eravamo appena usciti dalla fase dell'emigrazione. Poi l’87, dopo, fra le altre cose, la tragedia di Stava. Quindi il 2007: tre passaggi innovativi, che hanno disegnato un nuovo rapporto fra cittadini e territorio. Oggi ci poniamo su questa scia. Non in maniera nostalgica, non guardando al passato, ma proiettandoci verso il futuro. Per immaginare come nei prossimi 15-20 anni la programmazione urbanistica possa  dare la sua impronta al Trentino, valorizzando i suoi assets, fra cui appunto l’ambiente e le aree protette. Questi incontri sono un'occasione preziosa per cogliere  tutti gli spunti e i suggerimenti che potranno aiutare anche chi nella prossima legislatura dovrà prendere le decisioni in materia”.

Il 95% dei trentini considera il territorio una risorsa. Il  54% considera l’edificazione il principale problema. Non tutto deve essere edificato, quindi, e anche questo sembra essere un messaggio importante. “ Oggi l’attenzione all’ambiente non è più solo una sensibilità di pochi  – ha detto Lanzinger – . Ma  l’idea di pianificazione conserva tutta la sua modernità. Il 70% del nostro territorio è oltre i 1000 metri. Un terzo è  sottoposto a tutela. Possiamo esserne orgogliosi. Ma non possiamo sederci. Ci sono nuovi fattori. Pensiamo a quelle componenti del paesaggio classificate come invarianti. Ma anche gli elementi propri dell'azione umana oggi fanno parte dell’ambiente: da qui la carta del paesaggio, laddove il paesaggio non è inteso in un’accezione da cartolina, ma come paesaggio abitato e nel tempo anche trasformato”. L’enfasi oggi è sulla partecipazione: la Provincia non rappresenta un ente "giudicante", non promuove e boccia, si pone nei confronti degli enti locali quasi come una sorta di "superconsulente". La Step è in questo senso un alleato fondamentale degli amministratori locali. Prima delle legislazioni ci sono la cittadinanza, l’appartenenza, l’identità, che sono dimensioni sempre in divenire.

Dematteis ha portato al dibattito la sua esperienza sulla parte occidentale delle Alpi. Lo spunto, una copertina dello Spiegel, che parla di Alpi come di sogno ma anche come di incubo, per tutta una serie di problemi che le minacciano: in primis i cambiamenti climatici. “Oggi però c’è una reazione chiara dell’opinione pubblica a queste minacce – ha detto - che poi viene declinata in modi diversi a seconda dei luoghi. Un conto è Torino dove si è superato di 3 volte il limite delle polveri sottili, un altro la montagna. Preservare l’ambiente montano diventa un valore positivo anche per i cittadini, che vedono in essa una alternativa possibile ai grandi agglomerati urbani. Dal turismo 'verde' si passa al fenomeno dei nuovi montanari, numericamente ridotti, ma portatori di modi di vivere innovativi, sia nei confronti della città sia nei confronti della popolazione rurale. La montagna continua a dipendere dalla città per un certo numero di servizi. Al tempo stesso a sua volta fornisce un contributo importante alla città, pensiamo all’acqua. Ma il suo contributo è anche culturale e antropologico”. Quattro le indicazioni: conservazione attiva (il paesaggio è ciò che si mangia); superamento del dualismo città-montagna; non ridurre la montagna ad un parco a tema; paesaggio e ambiente vanno valorizzati “ dal basso”.

Il dibattito che è seguito ha coinvolto due giovani ingegneri, in rappresentanza delle loro associazioni. Cappelletti è tornato sul Pup di Samonà. “La pianificazione serviva a regolare la produzione, compresa quella edilizia, in forte espansione. Oggi il paradigma è un altro: è zero consumo di suolo. Siamo passati da una pianificazione industriale orientata allo sviluppo ad un panorama dominato dall’informazione. Non c ’è più bisogno di nuove case, c’è una nuova sensibilità ambientale. Si costruirà sempre meno ma si farà molta più ricerca. Si dovrà anche dialogare sempre di più”.

Simon ha presentato le esperienze sviluppate dalla sua associazione partendo dall’esempio del Nord Europa. “Incoraggiamo le collaborazioni, anche fra architetti e non architetti, oltre che fra paesi diversi. Facciamo piccoli interventi, soprattutto di recupero di spazi pubblici, dialogando con le amministrazioni locali. Il loro valore non è solo economico ma anche sociale ed educativo. Pensiamo che queste cose potrebbero apportare un contributo anche ai nuovi piani regolatori, ad esempio riqualificando quartieri degradati, migliorando l’arredo urbano  o appoggiando le azioni dei cosiddetti nuovi montanari”.

Per Scaglia "anche l’università di Trento è parte del primo Pup, e i risultati si vedono, sono intorno a noi. Avevo una convinzione: non proporre alle comunità idee o progetti banali ma cose serie, perché così sono i trentini. Io spero che il nuovo Pup vada verso una sempre maggiore valorizzazione delle periferie. Era stata già un’idea di Samonà, con i comprensori. Ma è fallita. Il Trentino è amministrato molto bene. Ma su questo punto credo sia indispensabile per le nuove leadership favorire la partecipazione. Il nuovo Pup in questo senso deve essere una rivoluzione”.

Zulberti ha coniugato nel suo intervento sostenibilità e marketing. “Ormai almeno a parole tutto è sostenibile. Ma la sostenibilità non è una parola, va applicata. Ci vogliono reposabilità e consapevolezza. Le aree protette sono nate anche per questo, per essere  luoghi educanti, dove si insegna cos’è la sostenibilità. In questi anni l’idea di parco è cambiata:  meno musealizzata, più orientata alla convivenza uomo-ambiente. La Provincia è stata antesignana in questo percorso, con le aree protette. Ci sono le premesse affinché il Trentino continui ad essere all’avanguardia”.

Martini, che ha anche condotto uno studio sull’impatto della rete delle aree protette, è tornato sull’idea di sviluppo che sta a monte della progettualità che porta ad esempio alla costituzione di un parco. “In questa ricerca abbiamo cercato di andare al di là del vecchio paradigma dello sviluppo economico, in termini turistici o quant’altro, andando alla ricerca di altri valori e indicatori. Ad esempio della convivenza uomo e ambiente. In America nei parchi non vive nessuno: sono zone isolate e distaccate dal resto, di wilderness. Per noi non è così. E quindi è essenziali andare a vedere cosa pensano i locali dei parchi. Se pensano che il parco sia solo un generatore di reddito, un bene da sfruttare saremmo preoccupati. I risultati della nostra ricerca però riconoscono l’esistenza di un pensiero diverso".

A Gilmozzi e di nuovo Daldoss è spettato lo sforzo di una sintesi. "Il terzo Pup - ha detto Gilmozzi -  ha posto l'accento sulla partecipazione e sul decentramaneto delle responsabilità politiche attraverso le comunità di valle e altri strumenti come le reti di riserve. Le aree protette sono state da questo punto di vista un’esperienza di successo che ci permette di avere oggi in Trentino 10 aree riconosciute dalla Carta europea del turismo sostenibile e una realtà come la fondazione Dolomiti Unesco che costituisce una delle migliore 10 esperienze di rete a livello mondiale, Tutto ciò dimostra come ci siano nel percorso di sviluppo attuale del Trentino cose assai buone, che vanno ulteriormente rilanciate e valorizzate. Il paesaggio del futuro dipende dalla cultura e dalla capacità delle comunità di fare le scelte giuste e dal coraggio di queste scelte. La conoscenza e la partecipazione sono il migliore strumento per pianificare un buon futuro".

Immagini a cura dell'ufficio stampa. In allegato: interviste ad assessori Daldoss e Gilmozzi



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