In Italia si verificano circa 55 mila arresti cardiaci ogni anno. Quando la circolazione del sangue si interrompe, il tempo è un fattore decisivo e ogni ritardo può compromettere le possibilità di sopravvivenza e di recupero neurologico. La sequenza da ricordare è semplice: Controlla, Chiama, Comprimi. Occorre verificare se la persona risponde e respira normalmente, chiamare il 112 e seguire le indicazioni dell’operatore, iniziando le compressioni toraciche appena possibile. Se è disponibile un defibrillatore automatico esterno (DAE), bisogna utilizzarlo seguendo le istruzioni vocali dell’apparecchio. Non servono competenze specialistiche per attivare la catena dei soccorsi: sapere cosa fare e non perdere tempo può fare la differenza.
I dati di Trentino Emergenza restituiscono l’immagine di una rete impegnata quotidianamente nella gestione delle emergenze, nella quale il contributo dei cittadini assume un ruolo fondamentale. Nel 2023 sono stati 537 gli arresti cardiaci soccorsi sul territorio provinciale (pari a circa 98 casi ogni 100mila abitanti), con tentativi di rianimazione effettuati in 461 casi e una ripresa del circolo spontaneo (ROSC) ottenuta nel 27% dei tentativi (123 persone). Il 63% degli arresti (340 casi) si è verificato in presenza di testimoni. Su 463 casi analizzati, nel 63% delle situazioni (291 casi) la rianimazione è stata avviata dai cittadini/astanti prima dell’arrivo dell’ambulanza o dei soccorsi sanitari.
La tempestività dell’intervento si accompagna alla presenza di una rete capillare di defibrillatori sul territorio: sono 537 i DAE mappati e geolocalizzati e integrati nei sistemi della Centrale operativa di Trentino Emergenza. Per rendere ancora più tempestiva la risposta all’arresto cardiaco, è in fase di sviluppo una nuova applicazione (RE.A.C.T) che consentirà alla Centrale operativa di Trentino Emergenza di allertare i First Responder presenti nelle vicinanze dell’evento. L’obiettivo è coinvolgere, quando necessario, persone formate al primo soccorso che possano intervenire prima dell’arrivo dei mezzi sanitari, contribuendo ad anticipare l’avvio delle manovre salvavita. Lo strumento si integrerà con il sistema territoriale di gestione dell’emergenza e con la rete dei defibrillatori automatici esterni (DAE).
Alla risposta immediata sul luogo dell’evento segue un percorso assistenziale che prosegue in ospedale. Dal 2022 Asuit ha formalizzato un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA), articolazione della rete cardiologica per l’emergenza, dedicato all’arresto cardiaco, individuando l’ospedale Santa Chiara di Trento come Cardiac Arrest Center di riferimento provinciale. Si tratta di un centro specializzato che assicura competenze multidisciplinari e risorse per la gestione delle diverse fasi della cura: dal trattamento delle cause reversibili dell’arresto cardiaco, con il supporto della cardiologia interventistica e dell’emodinamica attive 24 ore su 24, alla gestione intensiva del paziente, fino alla valutazione prognostica, con il contributo della neurologia.
La qualità della risposta si costruisce anche attraverso la formazione continua degli operatori. In Trentino vengono organizzate in media circa 20 giornate formative al mese, distribuite nei sette ospedali e nei servizi territoriali. Il catalogo formativo comprende circa 25 percorsi dedicati alla rianimazione cardiopolmonare dell’adulto, del bambino e del neonato. La formazione interessa 32 diversi profili professionali, dai medici agli infermieri, dagli operatori sociosanitari alle ostetriche, fino ai tecnici e al personale amministrativo. L’obiettivo è fare in modo che ogni operatore sappia riconoscere una situazione critica, attivare tempestivamente i soccorsi ed eseguire le manovre di propria competenza. Nel 2025 sono stati 3.093 i professionisti certificati o ricertificati; nei primi nove mesi del 2026 sono già circa 1.800 quelli coinvolti nelle attività formative. A guidare l’addestramento sono circa 120 istruttori e facilitatori di simulazione interni specializzati, affiancati da strumenti di simulazione sempre più avanzati. Asuit ha investito oltre 140mila euro nell’acquisto di simulatori per adulti, bambini e neonati e nel rinnovamento strutturale del Centro simulazione emergenze di Villa Igea. Queste risorse permettono di ricreare scenari clinici realistici in un ambiente protetto, nel quale i professionisti possono esercitarsi senza esporre i pazienti a rischi. Accanto alla formazione in aula, l’Azienda porta l’addestramento direttamente nei reparti e nei luoghi di cura attraverso la simulazione in situ. È questo il principio alla base del progetto aziendale riAniMO, che integra formazione online e laboratori pratici negli ambienti di lavoro: le équipe si allenano con gli spazi e le attrezzature di tutti i giorni, migliorando le abilità tecniche, la comunicazione e il coordinamento durante le emergenze. Il modello, che integra simulazione e prevenzione dei rischi, ha ottenuto un riconoscimento internazionale con la pubblicazione del progetto riAniMO nel 2024 sulla rivista scientifica BMC Medical Education ed è in linea con l’attenzione dedicata alla simulazione nell’ambito della formazione continua in medicina.
Asuit è impegnata anche nella ricerca clinica sull’arresto cardiaco, partecipando a studi originali e multicentrici in ambito nazionale e internazionale. È attualmente attivo CPAr trial (Cardiopulmonary Resuscitation con Argon), ed è in programma la collaborazione allo studio multicentrico internazionale Princess2. Tra le esperienze di ricerca si è recentemente concluso anche lo studio superCAT, frutto della collaborazione tra neurologia e terapia intensiva e appena pubblicato.




