Portare la riforma dalla norma alla pratica, mettendo al centro la persona, i suoi desideri e le sue scelte. È stato questo il tema del convegno “La riforma della disabilità in pratica. Persone, servizi e territori nella sperimentazione del D.Lgs. 62/2024”, promosso oggi dalla Fondazione Franco Demarchi allo Studentato NEST di Trento.
In Trentino la sperimentazione è iniziata a fine settembre 2025. A giugno 2026 le istanze di "Progetto di vita" - piano personalizzato di servizi e sostegni che permettono alla persona di realizzare i propri desideri - erano 23, di cui oltre la metà da parte di persone con diabete. Due i Progetti di vita realizzati, a Trento e in Rotaliana, con focus su lavoro e casa. Sono tre le categorie coinvolte: autismo, sclerosi multipla e diabete tipo 2. La riforma entrerà a regime a gennaio 2027 e sarà estesa a tutte le tipologie di disabilità.
Ad aprire i lavori è stato l’assessore provinciale alla salute, politiche sociali e cooperazione Mario Tonina: «Siamo arrivati a questo appuntamento dopo mesi di intenso lavoro sul campo, con l’avvio della sperimentazione nell'ottobre 2025. La Riforma della disabilità e la costruzione del Progetto di Vita rappresentano una svolta culturale fondamentale: l'obiettivo è superare ogni forma di assistenzialismo per mettere al centro i diritti, le aspirazioni e l'autodeterminazione delle persone. In questo percorso, il "Modello Trentino" esprime specificità concrete che vogliamo portare avanti, accanto all’impegno ad integrare in modo forte e trasversale le politiche dell’istruzione, della formazione, del lavoro e della casa per realizzare progetti di vita di valore. Tutto il percorso di co-costruzione che stiamo portando avanti con sanità, sociale, Terzo Settore, scuola e mondo del lavoro guarda con decisione al 2027, quando la Riforma andrà a regime in tutto il Paese».
Anche il presidente della Fondazione Franco Demarchi Paolo Decarli ha richiamato la necessità di un cambiamento culturale: «Stiamo accompagnando questo percorso attraverso la formazione, la co-costruzione di strumenti e il monitoraggio. La sfida è fare in modo che il Progetto di vita non rimanga un principio scritto nella norma, ma diventi una pratica concreta dei nostri servizi e delle nostre comunità, capace di rendere davvero le persone con disabilità protagoniste delle decisioni che riguardano la loro vita».
Sul quadro nazionale è intervenuta Maria Luisa Scattoni, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e coordinatrice dell’Osservatorio Nazionale Autismo, sottolineando che il Progetto di vita deve partire dai desideri e dagli obiettivi della persona, integrando competenze, responsabilità e risorse.
Il confronto ha evidenziato la necessità di superare la frammentazione degli interventi e rafforzare la collaborazione tra sociale, sanità, scuola, lavoro e Terzo Settore. Tra i temi ancora aperti: budget di progetto, sistemi informativi, privacy e aspetti legislativi.
L'evento si è concluso con la raccolta di aspettative e preoccupazioni dei professionisti e delle persone con disabilità.
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