Nel corso della presentazione, l’assessore provinciale alla salute e politiche sociali Mario Tonina ha spiegato che: "Il progetto ‘Un respiro per chi si prende cura’ non è solo un’iniziativa lodevole, ma si inserisce pienamente nella visione strategica che vogliamo per il welfare trentino. In una società segnata dall’invecchiamento della popolazione e dal calo delle nascite, la salute deve essere intesa in senso ampio: non solo come assenza di malattia, ma come benessere sociale e relazionale. Con questa sperimentazione mettiamo finalmente al centro il caregiver, assicurandoci che chi si occupa degli altri non resti mai solo. La loro salute e la loro tenuta emotiva devono essere una nostra priorità assoluta, un messaggio chiaro che oggi vogliamo ribadire con forza. La prescrizione sociale è un modello su cui investire con convinzione e che merita la massima visibilità. Lo abbiamo imparato durante la pandemia: la socialità e la cultura sono farmaci essenziali contro l’isolamento. Per questo, come Provincia, siamo al fianco di questa iniziativa che anticipa sfide cruciali, come l'integrazione tra sociale e sanitario su cui stiamo lavorando con un apposito disegno di legge - ha proseguito Tonina -. Questo modello di welfare territoriale, che abbiamo inserito anche nel protocollo con la Federazione della Cooperazione, dimostra quanto i valori del volontariato e della cooperazione facciano la differenza in Trentino. Quando si lavora con questa qualità, il mondo del terzo settore diventa il motore capace di generare percorsi di prevenzione e coesione replicabili in tutta la provincia. Il nostro obiettivo è validare questa esperienza affinché diventi un patrimonio comune per tutto il Trentino, perché il benessere di chi cura è un tema che riguarda ognuno di noi", queste le sue conclusioni.
Durante la conferenza stampa, la presidente della Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale, Donatella Turrina, ha richiamato il valore della cultura del dono e del volontariato come pratica quotidiana, sottolineando come il bando Intrecci, dedicato al tema della cura, abbia scelto di sostenere un progetto capace di mettere in rete competenze diverse e di attivare un ruolo concreto della comunità.
Da parte della presidente dell'associazione capofila Pronti Qua odv, Roberta Casagranda, è stata evidenziata l’importanza dell’alleanza con il Comune dell'Altopiano della Vigolana e l’Azienda sanitaria: una sinergia che consente anche a una realtà piccola di offrire risposte significative, attraverso attività di benessere, socialità e condivisione, pensate per restituire ai caregiver tempo e spazio per sé.
Il quadro metodologico è stato approfondito da Sara Paternoster e Sabrina Herzog, che hanno ripercorso le origini della prescrizione sociale, nata nel Regno Unito e oggi riconosciuta come strumento efficace per intervenire sui determinanti sociali della salute. Le esperienze già maturate in Trentino, a partire dal progetto C.O.P.E., hanno dimostrato l’efficacia di questo approccio, aprendo la strada a nuove applicazioni anche in connessione con lo sviluppo delle Case della Comunità.
L’assessore del Comune dell’Altopiano della Vigolana, Stefano Forti, ha sottolineato il ruolo attivo dell’amministrazione nella cabina di regia del progetto, evidenziando l’importanza di sperimentare modelli innovativi che possano essere successivamente estesi ad altri territori.
A confermare il valore dell’integrazione socio-sanitaria è intervenuta anche Elena Bravi, direttore per l'integrazione socio sanitaria di Asuit, che ha posto l’accento su prossimità, innovazione e flessibilità come elementi chiave dell’iniziativa. La prescrizione sociale è stata definita una vera e propria funzione di “cerniera”, capace di intercettare precocemente situazioni di solitudine e fragilità, intervenendo prima che si trasformino in bisogni sanitari più complessi.
“Un respiro per chi si prende cura” si configura così come un laboratorio di innovazione sociale che mette al centro la persona e la comunità, con l’ambizione di trasformare una sperimentazione locale in un modello strutturale di welfare territoriale, capace di prendersi cura non solo dei malati, ma anche di chi, ogni giorno, se ne prende cura.




