Venerdì, 02 Febbraio 2024 - 15:03 Comunicato 209

Menzione speciale da parte della Fondazione Onda per l’assistenza post trattamento
Tumore alla prostata: premiato l'ospedale Santa Chiara

L’ospedale Santa Chiara di Trento è tra le strutture ospedaliere italiane che si sono maggiormente distinte per un approccio interdisciplinare e all’avanguardia nella gestione delle complicanze post trattamento per tumore alla prostata. A certificarlo è la Fondazione Onda, importante Osservatorio nazionale sulla salute, che lo scorso novembre ha premiato le realtà ospedaliere particolarmente attente nella gestione delle complicanze funzionali post operatorie in pazienti con tumore alla prostata, con una menzione speciale all’ospedale Santa Chiara. Obiettivo dell’iniziativa, realizzata nell’ambito del network Bollini azzurri, è promuovere la condivisione di buone pratiche cliniche e informare i cittadini sulle realtà ospedaliere con migliori competenze sul campo e sensibilità nella gestione delle problematiche post tumore.

Il risultato ottenuto dall’ospedale di Trento è legato ad un progetto attivo in Apss già dal 2018, grazie alla stretta collaborazione tra l’Unità operativa multizonale di Urologia e il Servizio di riabilitazione del Centro servizi sanitari di Trento; un progetto che nasce dalla necessità di offrire a tutti i pazienti operati per un tumore della prostata un percorso di gestione e riabilitazione delle eventuali complicanze.

Il tumore della prostata rappresenta ad oggi la prima neoplasia per frequenza nel maschio italiano con oltre 40mila nuovi casi all’anno. Anche in Trentino i numeri sono elevati, con oltre 400 nuovi casi all’anno. Nonostante i numeri in crescita il tumore della prostata non fa più paura perché negli ultimi anni la chirurgia, la radioterapia e i nuovi farmaci oncologici hanno fatto progressi importanti; quello che invece fa ancora paura sono le complicanze del trattamento, che possono ridurre la qualità di vita del paziente e limitarne la vita di relazione. Tra le possibili complicanze ci sono l’incontinenza urinaria e il deficit dell’erezione. «Molti studi hanno dimostrato – spiega Tommaso Cai, direttore f.f. dell’U.o. multizonale di Urologia – come la prevenzione delle complicanze del trattamento per il tumore della prostata debba iniziare prima dell’intervento, sia dal punto di vista della preservazione dell’erezione sia della continenza urinaria. Da queste considerazioni è nato il progetto di collaborazione con il Servizio di riabilitazione, finalizzato al trattamento pelvico dei pazienti candidati all’intervento di prostatectomia».

«Per questa collaborazione – affermano la fisioterapista referente del progetto Maria Teresa Nava e la coordinatrice del Servizio Daniela Sbetti dell’U.o. Riabilitazione 1 diretta da Rossella Mattedi – abbiamo progettato e realizzato un percorso fisioterapico innovativo e strutturato di riabilitazione pelvi-perineale che prevede una seduta pre-operatoria di valutazione di strutture e funzioni della zona pelvica, la somministrazione di questionari validati per valutare se e quanto la qualità di vita della persona è influenzata da queste disfunzioni (IQoL Incontinence Quality of Life) e una sessione strutturata di informazione ed educazione della persona per prepararla al meglio all’intervento. Il percorso prosegue a distanza di quattro settimane dall’operazione con sedute di fisioterapia mirate a valutare e ridurre le eventuali disfunzioni che si possono manifestare, come l’incontinenza, diminuire il tempo e il numero di PADs (numero pannolini a giorno) utilizzati e migliorare la qualità di vita e la partecipazione sociale della persona».

«Abbiamo creduto molto a questa collaborazione – sottolinea Simone Cecchetto, direttore del Servizio di governance dei processi delle professioni sanitarie – con un importante investimento di risorse umane e competenze. Siamo felici che il progetto abbia potuto contribuire al miglioramento della qualità di vita dei pazienti e ad una migliore gestione del percorso di chirurgia oncologica e delle complicanze. Fondamentale in tutto questo è stata la comunicazione tra personale riabilitativo e personale medico e infermieristico del reparto per garantire la migliore continuità di cura possibile tra ospedale e territorio. Ancora una volta si dimostra l’importanza del mettere al centro dei percorsi clinici la persona nella sua interezza e l’importanza di un approccio interprofessionale».

«Questa menzione speciale, così come altri riconoscimenti nazionali e internazionali – afferma Michele Sommavilla, direttore dell’ospedale Santa Chiara di Trento – dimostra come la sanità trentina si stia muovendo nell’ottica della gestione multidisciplinare e multiprofessionale per la cura delle patologie, con particolare attenzione ai risultati clinici e di qualità di vita delle persone».

(vt)


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