Venerdì, 04 Maggio 2018 - 18:22 Comunicato 933

Proposte e impegni delle istituzioni locali sul carcere di Trento

Con un confronto aperto e qualche impegno concreto, si è concluso ieri presso la Fondazione Franco Demarchi il percorso culturale “Punire, rieducare, riparare?”, nell’ambito del progetto sulla realtà del carcere “Liberi Da Dentro”.
Ai cittadini presenti alla tavola rotonda finale con le istituzioni, le realtà del volontariato hanno raccontato che cosa fanno e che cosa potrebbero fare affinché il carcere sia veramente un luogo della città, e non di esclusione, e le persone ristrette siano davvero cittadini/e. L’assessore Zeni ha sottolineato la necessità di aprire maggiormente il carcere alla cittadinanza e tra le proposte emerse c’è l’idea di costituire un tavolo permanente sul lavoro in carcere coordinato dalla Provincia, che coinvolga istituzioni, carcere, terzo settore e imprese.

Ad introdurre i lavori c’è stata la testimonianza di Abder, arrivato a 13 anni in Italia dal Marocco, che ha conosciuto più volte il carcere fin da minorenne ed è oggi presidente di un'associazione di volontariato che accompagna le persone che escono dal carcere. Abder auspica che la città di Trento sia accogliente e si prenda cura di chi ha sbagliato. “Molte persone iniziano a delinquere perché non riescono a trovare alternative legali nella loro vita di emarginazione – ha riportato Abder – e il carcere è vissuto unicamente come privazione della libertà, insegna solo a diventare più delinquenti e rende le persone più arrabbiate, frustrate e decise a compiere nuovi reati una volta finita di scontare la pena.” Rispetto all’esperienza vissuta, Abder ha concluso dicendo che l'unico modo per spezzare questa catena e garantire maggiore sicurezza alla società, è dare un'alternativa alla persona detenuta attraverso una pena in grado di accogliere questa persona e di educarla veramente.
Valerio Pappalardo, direttore della Casa Circondariale di Trento è intervenuto ricordando come la dicotomia tra “punizione” e “trattamento” sia ormai superata, di come in primis i detenuti chiedano di poter lavorare e dell’importanza che la società entri nel carcere, poiché questo non è un “feudo”.
In ambito formativo e culturale, Matilde Carollo del Dipartimento della conoscenza della Pat, ha riferito che vengono proposti corsi di ogni ordine e grado, evidenziando come il linguaggio empatico degli insegnanti sia un canale privilegiato per la “rieducazione”.
Andrea De Bertolini, presidente dell’Ordine degli avvocati, ha sottolineato l’importanza del ruolo sociale dell’avvocato, soprattutto per spezzare l’isolamento della popolazione carceraria: “Lo stereotipo errato che va smontato è quello che abbina repressione e sicurezza”.
Quello che le associazioni del terzo settore e del volontariato possono proporre è uno spazio di dialogo e confronto culturale e così Roberta Scabelli, presidente della Conferenza Regionale Volontariato e Giustizia, ha presentato le attività di sensibilizzazione e lo sportello per i familiari, mentre Anezka Saliova di APAS ha parlato dei servizi offerti inerenti i colloqui con i detenuti, le attività di laboratorio e l’organizzazione dei permessi premi per motivi familiari.
L’assessore alla Salute e Politiche Sociali della Pat Luca Zeni, ha evidenziato come le istituzioni debbano investire su di un percorso di reinserimento sociale dei detenuti, perché oltre ad essere meno costoso, abbatte le reiterazioni dei reati. A seguire don Mauro Angeli, neo-cappellano della Casa Circondariale di Trento, ha riferito la necessità di conoscersi e lavorare di più in rete tra operatori interni e l’importanza di non ostacolare i progetti che la società civile propone e costruisce.
Infine il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, ha invitato a parlare della concretezza delle relazioni interne al carcere, che sono più importanti della struttura. Ha inoltre sollecitato la Casa Circondariale a rendere più semplice l’accesso per le iniziative dei cittadini e ha concluso riprendendo le parole della testimonianza di Abder: “Alternative, accoglienza, educazione, accompagnamento; tutte necessitano il coinvolgimento di cittadini/e e istituzioni.”

Il progetto “Liberi Da Dentro” è sostenuto dalla Fondazione Caritro e ha come promotori: Scuola di Preparazione Sociale, Fondazione Franco Demarchi, Associazione “Dalla Viva Voce”, Associazione Quadrivium, Comune di Trento, Comune di Lavis, Comune di Riva del Garda, Rivista UnderTrenta, Sistema Bibliotecario Trentino, Museo Diocesano, Cooperativa ABCittà, Cinformi, APAS, ATAS, Conferenza regionale volontariato carcere Trentino Alto Adige, con il patrocinio della Provincia autonoma di Trento.

(ld)


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