
Presidente, tra i servizi offerti da Opera Universitaria quello abitativo è certamente tra i più sentiti dagli studenti. Qual è la situazione oggi?
L’housing universitario rappresenta una priorità, soprattutto per gli studenti fuori sede che devono affrontare i costi elevati del mercato privato. Negli ultimi anni abbiamo lavorato per ampliare l’offerta: penso al completamento del blocco G di Sanbàpolis, allo studentato di Rovereto, alla riqualificazione di Borino a Povo e ai circa 60 nuovi posti resi disponibili grazie al DM 481/2024. A medio termine, sono già previsti altri interventi importanti, come lo studentato di Santa Margherita, quello di Piedicastello e ulteriori 120 posti a Trento e Rovereto.
Questi progetti sembrano frutto di un lavoro condiviso. Chi sono i principali attori coinvolti?
Si tratta di un risultato collettivo. Ministero, Provincia e Opera Universitaria hanno saputo collaborare in modo coordinato, mettendo insieme competenze tecniche e visione strategica. Solo così si riescono a cogliere le opportunità e trasformarle in strutture concrete a beneficio degli studenti.
Quante sono le domande di posto alloggio quest’anno?
Alla scadenza del bando abbiamo registrato oltre 600 richieste, un numero in linea con gli anni precedenti. È importante però precisare che ogni anno mettiamo a disposizione circa 230 nuovi posti, a cui si aggiungono le riconferme di circa 360 studenti già alloggiati e le quote riservate agli studenti internazionali, in base agli accordi con l’Università. Inoltre, grazie alle rinunce fisiologiche di chi non accetta il posto pur avendone diritto, riusciamo a soddisfare tutta la platea degli aventi diritto.
L’obiettivo resta comunque quello di aumentare la disponibilità. Perché?
Aumentare gli alloggi significa ridurre la pressione sul mercato privato e contribuire ad abbassare i prezzi, tema molto sentito, come dimostrano le recenti indagini sul costo della vita a Trento. Ma non solo: un’offerta più ampia e di qualità permette agli studenti di scegliere la soluzione più adatta alle proprie esigenze senza dover ricorrere ad alternative esterne a Opera Universitaria. E questo è fondamentale per la competitività dell’Ateneo.
Quantità, dunque, ma qualità. Con un’attenzione alle categorie più fragili.
Per Opera, inclusione significa dare a ciascuno la possibilità di sentirsi parte di una comunità, senza differenze né barriere. Attualmente abbiamo 48 posti con bagno accessibile, una stanza con segnali luminosi per gli ipovedenti, una stanza con indicazioni in Braille, 7 alloggi domotici completi e 2 parzialmente domotici, tutti raggiungibili tramite ascensore in residenze collettive e appartamenti, sia a Trento che a Rovereto.
Spazi fisici, dunque, ma anche servizi pensati per rendere le strutture realmente accessibili: l’ufficio mediazione che si occupa di tutte le questioni pratiche legate alle difficoltà della vita quotidiana, personale presente H24 per la gestione delle emergenze e dialogo costante con il territorio e con l’Università degli studi di Trento per la presa in carico di situazioni di particolari criticità.