Sabato, 12 Luglio 2014 - 02:00 Comunicato 1782

L'avamposto austriaco, uno dei più importanti del fronte dell'Adamello Ortles e Cevedale, à stato restaurato e presentato al pubblico
PUNTA LINKE, LA PORTA DELLA GUERRA ORA E' UN MUSEO

Rossi: "Le bandiere devono unire, non dividere"

Nell'anno del Centenario della Grande Guerra, Punta Linke, nel gruppo Ortles–Cevedale a 3.629 m di altitudine, torna a vivere in un museo d'alta quota: nei suoi cunicoli non transitano più soldati e munizioni ma turisti "armati", tutt'al più, di zaino e macchina fotografica. Punta Linke fu durante la Prima Guerra mondiale una delle postazioni austro-ungariche più alte e più importanti dell'intero fronte. Dotata di un doppio impianto teleferico, questo "nido d'aquila" era collegato da una parte al fondovalle di Peio e dall'altra al "Coston delle barache brusade" verso il Palon de la Mare, nel cuore del ghiacciaio dei Forni. Il vicino Rifugio "Mantova" al Vioz era sede del comando di settore. Alla fine della guerra, Punta Linke venne abbandonata, ma il ghiaccio e le particolari condizioni climatiche hanno consentito la conservazione dell'intero sistema di avamposti fino ai nostri giorni. A partire dal 2008 un progetto di ricerca coordinato dall'Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento in collaborazione con il Museo "Peio 1914-1918 La Guerra sulla porta" ha portato al recupero dell'intero contesto con l'intento di restituire al pubblico questo straordinario luogo della memoria. Alla cerimonia di presentazione dei lavori di recupero era presente, tra gli altri, il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi: "Sono qui per dire mai più guerre, mai più nemici. Così come è tempo di chiudere inutili polemiche su fatti che il tempo ha consegnato definitivamente alla storia. Le bandiere devono unire e non dividere".-

Il 2014 si annuncia come un anno particolarmente importante per il Museo "Pejo 1914-1918: la guerra sulla porta". Non solo perché ricorrono i 100 anni della Prima Guerra Mondiale ma anche perché il museo apre la sala espositiva più preziosa, quella dei 3629 metri di Punta Linke. L'avamposto, abbandonato dopo la fine del conflitto mondiale, è stato riscoperto e restaurato in questi anni. Oggi si è svolta la cerimonia di presentazione del museo più alto d'Italia,
"Sono qui a testimoniare - ha esordito il presidente della provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi - l'attenzione della Provincia autonoma di Trento verso una memoria che non può essere dimenticata. Questi luoghi ci restituiscono il monito della drammaticità della guerra. Finalmente oggi abbiamo un'Europa diversa, basata sulla pace. Il Trentino continuerà a garantire il massimo impegno, non solo finanziario, per il recupero di questa memoria che appartiene alla nostra storia. Punta Linke, con i suoi 3629 metri è il simbolo della guerra d'alta quota che è costata migliaia di vite umane e sofferenze per i militari, senza distinzione di parte, che qui l'hanno vissuta per mesi. Mai più guerre, mai più nemici. Le bandiere devono unire, non dividere".
Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco di Peio, Angelo Dalpez, l'assessore provinciale alla cultura, Tiziano Mellarini, e l'onorevole Franco Panizza, tra i promotori del recupero di Punto Linke.
"Il 2014 - spiega il direttore del Museo Maurizio Vicenzi - è un anno speciale per il nostro museo: ricorre il centenario dell'inizio della Grande Guerra e finalmente recuperiamoi Punta Linke. Questo progetto di recupero lo stiamo portando avanti dal 2008 insieme agli esperti provinciali. L'avamposto testimonia in maniera diretta l'epopea della guerra in alta quota: Punta Linke fa rivivere le sensazioni della guerra stessa. Il sito è in gestione al Museo di Peio, che grazie ai suoi volontari e alle guide alpine organizzerà escursioni per accompagnare i turisti e gli appassionati".
Punta Linke conta su una galleria scavata nel ghiaccio e nella roccia della cima, un magazzino e una baracca posta in direzione del Vioz: i manufatti costituivano la stazione intermedia di un doppio impianto teleferico che collegava Cogolo alla più avanzata postazione asburgica di questo tratto di fronte, posta sul ghiacciaio dei Forni, in territorio italiano. Dai 1160 metri del fondovalle, i carrelli raggiungevano Punta Linke attraverso le stazioni intermedie di San Rocco, Blockhaus (a circa 2600 metri), Val de la Mite (2.900 metri circa), Rifugio Vioz.
Da Punta Linke - con una campata unica di 1.200 metri - l'impianto sorvolava il Ghiacciaio dei Forni, rifornendo così l'estremo presidio austro-ungarico che si trovava sul costone sudorientale del Palòn de la Mare, chiamato oggi il "Coston delle barache brusade", a 3.300 metri. A Punta Linke, grazie alla galleria, i militari austriaci potevano operare al coperto, e disponevano di un'officina e di un magazzino.
L'area di Punta Linke fa parte del museo di Peio Paese, aperto oltre 10 anni fa e che raggruppa oltre 2.000 reperti bellici provenienti dal fronte dell'Ortles Cevedale e dell'Adamello. Il patrimonio museale è stata raccolto negli anni dai promotori del museo sulle vicine montagne, teatro delle azioni belliche o donato da singoli appassionati. Il museo è inserito nella rete dei musei della Grande Guerra in Trentino.
Il nome "La guerra sulla porta" - come ha ricordato ricorda il direttore Vicenzi - vuole ricordare il diretto coinvolgimento dell'intera comunità locale durante la Prima guerra mondiale. Il museo di Peio ricrea la testimonianza della quotidianità dei soldati al fronte e della popolazione dei paesi delle retrovie, la quale ha dovuto convivere con la vicinanza di un conflitto che ha cambiato per sempre la fisionomia dell' Europa. -



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