Domenica, 27 Settembre 2026 - 19:35 Comunicato 2796

Lo scrittore pluripremiato ha raccontato il rapporto tra talento, dolore, gratitudine e successo: "Ogni movimento verso la felicità parte da un rischio"
Matteo Porru a EDUCA: "Ho trovato la felicità mentre cercavo di descrivere l’infelicità"

"Nel bianco dell’ospedale ho visto la neve. Avevo un quadratino di finestra da cui entrava il blu del cielo". Da un’immagine nata durante la malattia è partita la riflessione di Matteo Porru – scrittore, giornalista e autore pluripremiato, tra gli under 40 più influenti della cultura italiana secondo Fortune - protagonista a EDUCA del dialogo "E se la felicità fosse un talento? Quello che i premi non raccontano", moderato da Giancarlo Sciascia. Un incontro intenso e personale, nel quale lo scrittore ha ripercorso alcuni momenti della propria vita per interrogarsi sul rapporto tra talento, riconoscimento, dolore e felicità. Porru ha raccontato di aver iniziato a scrivere per dare una forma all’infelicità, trasformando attraverso la scrittura esperienze difficili e il tempo trascorso in ospedale. "Ho trasformato il dolore scrivendo. Ho imparato presto che alle grandi domande della vita una risposta non c’è". E proprio nell’esperienza della malattia ha incontrato una dimensione della felicità legata alla relazione e all’ascolto: le conversazioni tra bambini malati e genitori, ha raccontato, gli hanno permesso di scoprire storie straordinarie e di comprendere quanto profonde possano essere le relazioni quando si attraversano insieme momenti difficili. Da qui anche una diversa idea del tempo: non vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, ma come se fosse l’unico, con attenzione a ciò che accade nel presente.
[ Archivio Ufficio Stampa PAT]

La felicità, per Porru, non coincide infatti con una condizione permanente. "Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi, si ricorda il momento in cui realizzi qualche cosa". Sostenere quegli attimi, ha spiegato, è una questione più filosofica che pratica, legata alla possibilità di essere autenticamente se stessi. La scrittura, nata inizialmente come strumento per attraversare l’infelicità, ha poi incontrato anche l’amore e nuove esperienze capaci di cambiare il suo modo di guardare alla vita. "Ogni movimento verso la felicità parte da un rischio. Bisogna rischiare per essere felici, anche a costo di essere tristi".

Il rapporto con il successo è arrivato attraverso la sua stessa storia. Non ancora maggiorenne Porru iniziò a distribuire ogni domenica piccoli libri autoprodotti; qualche mese dopo, il contatto con una casa editrice portò alla pubblicazione del suo primo libro e quindi al Premio Campiello, aprendo la strada alla carriera letteraria. Ma dietro quella traiettoria, ha raccontato, c'era anche lo sguardo della madre, concentrata sulla sua felicità e sulla necessità di proteggerlo dalle delusioni. I premi raccontano dunque una parte della storia, ma non necessariamente quella più importante.

Tra le forme più alte della felicità Porru ha indicato infine la gratitudine, "il sentimento più nobile che si può instaurare con una persona". Una gratitudine che guarda anche alle esperienze difficili: "Ho trovato la felicità mentre cercavo di descrivere l’infelicità. Dentro uno dei mostri ho trovato un fiore e per questo sono grato alla vita". Il percorso dello scrittore proseguirà nel 2027 con un nuovo libro, in uscita il 26 gennaio, nel decimo anniversario dell’inizio della sua carriera, e con una tournée, da aprile a giugno, pensata anche come occasione per restituire qualcosa alle associazioni che lo hanno sostenuto nel corso della sua vita.

EDUCA è promosso dalla Provincia autonoma di Trento, dall’Università degli Studi di Trento e dal Comune di Rovereto. Ideato da Consolida che lo organizza in collaborazione con Superflùo, con il supporto scientifico di Iprase, Fondazione Bruno Kessler e Fondazione Demarchi e il sostegno di Cooperazione Trentina e Promocoop.

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(sdv)


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