Sabato, 26 Settembre 2026 - 19:47 Comunicato 2783

Dalle origini a “Terre Rare”: Samuel Romano e i 30 anni di Subsonica al Trentodoc Festival

Le sonorità di Samuel Romano protagoniste al Chiostro degli Agostiniani in questa seconda giornata del Trentodoc Festival, raccontando prima a parole e poi in musica un viaggio lungo trent’anni, che ha segnato il pop elettronico italiano. Un incontro, d'eccezione con il cantante e cofondatore dei Subsonica che - intervistato da Manuela Croci, vice caporedattrice della redazione Eventi Culturali e Inserti Speciali di Corriere della Sera - ha attraversato tre decenni di ricerca, fino ad arrivare a “Terre Rare”, l’ultimo progetto discografico della band, affiancato da un percorso da solista sempre più maturo e identitario.
SAMUELE ROMANO: TRENT'ANNI DI SUBSONICA E LE NUOVE "TERRE RARE" Nella foto: Samuele Romano. [ Monica Condini - Archivio Ufficio Stampa Pat]

Al centro del talk il desiderio, un bisogno espressivo che per Samuel Romano affonda le sue radici nell'infanzia, con la  primissima canzone, intitolata “Fantasia”, scritta su un diario a soli 7 anni. Da quel primo impulso è nata una carriera straordinaria condotta insieme ai Subsonica, mossa da un’idea semplice ma chiara: trovarsi davanti a un foglio bianco, scrivere e poter portare quelle parole sul palco.

Un’urgenza creativa che non si è mai spenta e che, a trent’anni dal debutto, si è concretizzata nell'ultimo album “Terre Rare”, un progetto festeggiato di recente a Torino con quattro concerti sold out, accompagnati, come racconta il frontman dei Subsonica , “da un immenso e commovente abbraccio della città”. Una storia lunga tre decenni vissuta con una band che è come una famiglia: capace anche di ferirsi, di lasciarsi per esplorare nuove strade, ma consapevole che non si lascerà mai.

Samuel Romano ha poi raccontato l’esperienza del dj set, definito un eccezionale catalizzatore per il flusso creativo. Pur essendo un cantante, l'artista ha spiegato la necessità di avere sul palco un tramite fisico: la consolle diventa così uno strumento aggregatore che permette alle persone di guardarsi e connettersi tra loro. “Il lavoro del dj , spiega, consiste nel prendere musica che già esiste e metterla insieme per creare un flusso sonoro che stacchi la mente dal corpo. Per generare questo effetto cerimoniale e rituale, quasi di trance, occorre scegliere con cura la battuta e il ritmo, mantenendo una frequenza costante”.

Al termine del talk, il Chiostro degli Agostiniani si è trasformato in una pista da ballo con un esclusivo dj set di Samuel Romano: un'opera di suono ininterrotta, irripetibile e creata su misura unicamente per questa edizione del Trentodoc Festival.

Il Trentodoc Festival è promosso dalla Provincia autonoma di Trento e organizzato da Istituto Trentodoc e Trentino Marketing, in collaborazione con Corriere della Sera.

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(lc)


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