Venerdì, 25 Settembre 2026 - 19:33 Comunicato 2764

A Rovereto tre giorni per interrogarsi sulle forme della felicità. All’inaugurazione al Mart il confronto tra istituzioni, ricerca, scuola, cultura e comunità
EDUCA inaugura la 15esima edizione: la felicità è una questione educativa e collettiva

La felicità riguarda il modo in cui cresciamo, impariamo, costruiamo relazioni e viviamo nelle comunità. Da questa prospettiva ha preso avvio la 15esima edizione di EDUCA con la presentazione del tema “Forme di felicità”. Un’edizione che affronta la felicità non come dimensione esclusivamente individuale, ma come questione educativa, sociale e culturale, legata anche alla qualità dei contesti nei quali le persone costruiscono il proprio percorso. A discuterne, all’apertura del Festival, sono state le quattro realtà del comitato promotore – Consolida, Provincia autonoma di Trento, Comune di Rovereto e Università degli Studi di Trento – con prospettive diverse ma complementari.
Francesca Gerosa, Giulia Robol, Paola Venuti [ Juliet Astafan_Archivio Ufficio Stampa PAT]

Dal welfare culturale alla responsabilità delle istituzioni, dalla costruzione del benessere fin dall’infanzia al ruolo delle comunità e dei contesti educativi, fino alla necessità di mettere in discussione i modelli standardizzati di felicità. «Quando parliamo di benessere e di forme di felicità parliamo anche della responsabilità che tutti ci dobbiamo assumere – sottolinea Francesca Gerosa, assessore all’Istruzione, Cultura, per i Giovani e le Pari Opportunità della Provincia autonoma di Trento -. E noi politicamente questa responsabilità ce la siamo voluta assumere, attraverso il confronto e la ricerca di nuovi canali perché l’educazione possa continuare ad essere al centro delle nostre attività. EDUCA è rinato mettendo insieme pensieri diversi e riuscendo a declinare ancora meglio gli obiettivi di un festival come questo. In questa edizione abbiamo scelto, tra le altre cose, di dedicare un’intera giornata alle scuole. Viviamo in un’epoca di immagini veloci che condizionano anche l’idea di ciò che dovremmo essere per essere felici. Stiamo facendo un lavoro importante per mostrare che la felicità può avere forme diverse e che non esiste una felicità standardizzata, uguale per tutti». 

«Questa è un’edizione particolare, che nasce da un pensiero femminile e da una riflessione sul welfare culturale alla quale hanno scelto di contribuire più di 60 organizzazioni – sottolinea Francesca Gennai, presidente di Consolida -. Abbiamo chiesto a realtà diverse di interrogarsi su cosa significhi essere felici e su quali condizioni possano favorire il benessere delle persone e delle comunità. La felicità deve diventare anche una priorità politica, perché riguarda il modo in cui costruiamo i contesti nei quali viviamo, cresciamo e ci relazioniamo».

Una riflessione che per Paola Venuti, Università degli Studi di Trento, parte dalla possibilità di riconoscere forme diverse di felicità, senza ricondurle a modelli precostituiti. «La felicità ha sfaccettature enormi e ciascuno deve poter riconoscere una propria dimensione personale. Anche la disobbedienza può diventare un modo per interrogarsi sui valori e sulle scelte che compiamo, per costruire consapevolmente ciò che ci fa stare bene senza adeguarci a forme stereotipate di felicità. La felicità è anche benessere e si educa alla felicità imparando a riconoscere come si sta nelle relazioni, nell’ambiente sociale, nel sentirsi parte di un contesto. È un percorso che comincia da piccoli e che coinvolge famiglie, nidi, insegnanti e comunità. Per questo EDUCA è una riflessione a tutto tondo, che per interrogarsi su questi temi deve aprirsi a linguaggi e manifestazioni diverse».

Per Giulia Robol, sindaco di Rovereto, il tema della felicità diventa anche occasione per riflettere sulla crescita della comunità e sulla responsabilità condivisa nell’educazione. «È un tema condiviso da tutte le realtà che partecipano a EDUCA e che ci permette di riflettere su una comunità che deve crescere in modo formativo e positivo, imparando a comprendere valori, complessità e stereotipi e a costruire un proprio percorso utile alla società. EDUCA è un festival fondamentale per una città che sul tema dell’educazione e della formazione ha voglia di mettersi in gioco, per essere di stimolo, offrire opportunità e rappresentare un punto di riferimento per il territorio trentino».

Dalle parole dei promotori, il tema della felicità si intreccia così alle condizioni concrete nelle quali le persone crescono, apprendono e costruiscono le proprie relazioni: la scuola e la famiglia, i servizi e le comunità, la cultura e la ricerca. Una prospettiva che attraversa il programma di EDUCA, dedicato quest’anno alle fragilità dell’adolescenza, al benessere emotivo, all’inclusione, alle tecnologie digitali, alle dipendenze, alle scelte per il futuro e alla costruzione di contesti educativi capaci di generare relazioni e possibilità.

Dopo il confronto, l’inaugurazione ha lasciato spazio alle arti con “Varchi nei paesaggi del presente”, il dialogo tra Vasco Brondi, Dimartino e Laura Samani, moderato da Giulia Cavaliere. Musica, cinema e letteratura sono diventati strumenti per interrogare il presente e mettere in discussione un’idea di felicità associata alla prestazione, al successo e alla visibilità.

Nel suo intervento, Vasco Brondi ha parlato della creatività come di una forma di curiosità capace di andare oltre ciò che appare immediatamente significativo, per cercare nel proprio ambiente e nei momenti apparentemente ordinari un nucleo più profondo. L’arte può così trasformare il dolore, la tristezza e le esperienze difficili in bellezza e in qualcosa di condivisibile, in una sorta di “vendetta al contrario” nei confronti di ciò che ci ha ferito. Una prospettiva che Brondi ha ricondotto anche al rapporto con i propri luoghi e alla capacità di trovare l’universale a partire da un perimetro personale. Dimartino ha invece affrontato il rapporto tra creatività, memoria e crescita, raccontando come con il passare degli anni alcuni ricordi lontani possano diventare più nitidi. La scrittura e la musica diventano strumenti per tornare nei punti in cui ci si è persi, riconnettersi con il proprio sé più giovane e rielaborare paure, lutti e passaggi della propria storia. Anche l’incertezza e il non riuscire a “trovarsi” completamente possono così diventare parte di un percorso creativo, mantenendo quella dimensione di goffaggine e smarrimento che permette di continuare a cercare. Per Laura Samani, il cinema offre invece la possibilità di osservare l’adolescenza attraverso una distanza temporale. L’ambientazione di Un anno di scuola nel 2007 permette di guardare a comportamenti e dinamiche che allora non disponevano ancora del vocabolario oggi utilizzato per riconoscerli e interpretarli. La regista ha parlato anche della necessità di recuperare il valore della solitudine e della noia, in contrasto con la pressione a essere continuamente presenti e partecipi, e di una felicità adolescenziale fatta soprattutto di relazione: momenti brevi e intensi, un “tuffo al cuore”, in cui la scoperta di sé passa attraverso l’incontro con l’altro.

Il confronto ha toccato anche il rapporto tra geografia e creatività, il ruolo della provincia e della mancanza nella costruzione del desiderio, fino alla critica alla produttività costante. La noia e il vuoto possono diventare condizioni fertili per immaginare e creare, mentre il successo non coincide necessariamente con la pienezza: la creatività, nel confronto emerso al Mart, resta qualcosa di difficilmente governabile attraverso metodi o risultati prestabiliti.

EDUCA è promosso dalla Provincia autonoma di Trento, dall’Università degli Studi di Trento e dal Comune di Rovereto. Ideato da Consolida che lo organizza in collaborazione con Superflùo, con il supporto scientifico di Iprase, Fondazione Bruno Kessler e Fondazione Demarchi e il sostegno di Cooperazione Trentina e Promocoop.

Info
+39 342 1281843 (dal lunedì al venerdì, ore 9-17)
info@educaonline.it www.educaonline.it
IG educa_rovereto
FB festivaleduca

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(sdv)


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