“Il Museo etnografico trentino San Michele prosegue con creatività il suo percorso di riflessione sulle proprie collezioni. Questa esposizione non si limita a presentare il patrimonio etnografico, ma ne evidenzia la capacità di dialogare con le sfide più urgenti della società contemporanea – ha sottolineato l’assessore all’istruzione, cultura, per i giovani e per le pari opportunità della Provincia autonoma di Trento Francesca Gerosa durante l’inaugurazione – Il lavoro, asset fondamentale degli studi etnografici, è qui affrontato nella sua complessità odierna, mettendo al centro prospettive di primaria importanza: la dignità intrinseca del lavoro, la sicurezza sui luoghi di impiego e lo stato di benessere e salute che l'attività lavorativa deve garantire e determinare in chi la svolge. La mostra si propone, quindi, di offrire uno sguardo profondo e sfaccettato su come le pratiche, gli strumenti e le narrazioni storiche del lavoro possano illuminare le criticità e le opportunità del presente. Ancora una volta, il METS si conferma non solo luogo di conservazione, ma laboratorio di pensiero capace di offrire chiavi di lettura inedite per comprendere il nostro tempo, portando avanti l’idea che la sua vasta e ricca collezione etnografica non è un insieme di oggetti del passato, bensì una risorsa analitica e interpretativa estremamente attuale. Un ringraziamento va a tutto il personale che, con passione, mantiene vivo un dialogo costante tra memoria storica e istanze contemporanee.”
“La mostra che inauguriamo oggi è importante per il Museo etnografico trentino San Michele in quanto segna una novità significativa nel modo di comunicare i contenuti culturali che gli sono propri: nel percorso diffuso attraverso alcune sale dell’allestimento permanente del Museo il focus passa infatti dall’oggetto etnografico in sè al significato sociale che quell’oggetto veicola e alla riflessione etica che stimola. Ecco quindi che gli oggetti della tradizione contadina fanno da sfondo ai grandi e attualissimi temi della salute, della dignità e della sicurezza sui luoghi di lavoro, temi che sono comunicati attraverso il linguaggio immediato e potente della musica e della danza” – spiega il presidente del METS Ezio Amistadi.
Hanno portato il loro indirizzo di saluto anche: il presidente Confartigianato Trentino, Andrea De Zordo, il direttore Trentino Film Commission – Green Film, Luca Ferrario, il direttore generale ANMIL, David Mosseri, il segretario generale vicario Firas – SPP, Vivietta Bellagamba, il critico d’arte e scrittore, Leonardo Conti, la docente di Politica Economica dell’Università di Bologna, Emanuela Carbonara. L’iniziativa ha proposto una performance live con protagonisti: Samoggia (musica), Magrì (regia e clarinetto), Ceraulo (soprano), Caiazza (percussioni), Kamizele (coreografia) e un corpo di ballo di quattro danzatori.
Ideata dagli artisti di Imagem Paola Samoggia e Carlo Magrì, la mostra si configura come un’esperienza emozionale e multisensoriale. Il percorso si sviluppa attraverso sette sale, ciascuna dedicata a un cortometraggio, accompagnando il visitatore in un racconto immersivo fatto di immagini, musica, danza e videoarte. Un racconto potente e suggestivo che, attraverso il linguaggio del contemporaneo, affronta temi centrali e urgenti come la dignità del lavoro, la salute e la sicurezza, con uno sguardo attento al fenomeno delle “morti bianche” e alla necessità di promuovere una cultura diffusa della prevenzione.
Ispirate agli obiettivi dell’Agenda 2030, le opere esplorano il rapporto tra lavoro, persona e ambiente, in un dialogo tra passato e presente. In questo contesto, il METS si conferma non solo come luogo di conservazione, ma spazio vivo di interpretazione del contemporaneo e di lettura del presente, dove il patrimonio demoetnoantropologico incontra forme espressive inedite, capaci di attivare nuove prospettive sul mondo del lavoro.
Il percorso espositivo affronta le molteplici dimensioni del lavoro: il legame tra uomo e natura, l’interazione con le macchine, fino al lavoro come strumento di emancipazione sociale. A concludere l’esperienza, un’installazione ispirata all’opera del premio Nobel Muhammad Yunus, ideatore del microcredito, che invita a riflettere sul lavoro come leva per il superamento della povertà e per la costruzione di modelli economici più equi e sostenibili.
La mostra si configura come un progetto inedito capace di intrecciare cultura, creatività e impegno sociale.
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