Domenica, 04 Ottobre 2026 - 13:51 Comunicato 2939

Nel docufilm "In un battito" la rinascita di Edoardo Bove

Fiorentina-Inter del primo dicembre 2024, al quattordicesimo minuto Edoardo Bove si accascia a terra per un arresto cardiaco. Per interminabili minuti i sanitari gli portano immediato soccorso. Si è trattato di momenti drammatici che hanno segnato la storia del calcio italiano. In seguito Bove ha subito un intervento per impiantare un defibrillatore cardiaco. I rigidi protocolli medici sportivi italiani vietano però l’attività agonistica a chi ne porta uno. Quindi, Edoardo Bove ha dovuto scegliere di giocare in un altro paese: l’Inghilterra, nel Watford Football Club che milita nella seconda divisione. Proprio il giocatore ex viola è stato protagonista questa mattina dell’incontro per il Festival dello Sport di Trento in una sala della Regione stracolma. Il centrocampista romano ha parlato anche del docufilm “"In un battito" diretto da Giovanni Triolo che sarà presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e poi arriverà nelle sale il 16, 17 e 18 novembre. Edoardo Bove ha sottolineato come: “Il motivo per cui ho dato il permesso alle telecamere di entrare nella mia vita privata è di provare a raccontare la storia di un ragazzo che affronta una difficoltà al di là della parte sportiva”.
Welcome Back Nella foto: Edoardo Bove [ Daniele Paternoster_Archivio Ufficio Stampa PAT]

Intervistato da Davide Chinellato della Gazzetta dello Sport, Bove ha subito affermato: “Ci tengo a dire che non voglio essere un modello o un punto di riferimento, il documentario è solo un modo per ispirare, per aiutare una persona che viva una difficoltà grande o piccola che sia, e dargli la forza di guardare dentro se stesso e farsi aiutare perché se lo facciamo possiamo superare qualsiasi tipo di difficoltà”.
Sul giorno del suo malore a Firenze Bove ha raccontato: “Mi sono svegliato in ospedale senza ricordare cosa fosse successo. Mi sono quindi trovato a dover affrontare una difficoltà dal nulla. Sono stato costretto a stare lontano dal campo, dagli allenamenti, dalla mia quotidianità per un po’ e in qualche modo ho dovuto trovare cose da fare. Per esempio il documentario mi ha aiutato molto a raccontarmi, essendo io un tipo molto introverso facevo fatica a parlare con le persone, anche con Martina e la mia famiglia, e per assurdo una telecamera senza nessuno mi ha aiutato a tirare fuori delle emozioni. Poi piano piano ho fatto tutto l’iter dei controlli coltivando dentro di me il sogno di poter tornare a giocare. Sono arrivato alla conclusione che il calcio è una mia grandissima passione e voglio vivere di questo”.
Dopo l’incidente Bove si è avvicinato a un argomento che non conosceva: il primo soccorso. “Sono stato a convegni, riunioni di tutte le associazioni che ne fanno parte e ne ho capito l’importanza. Ci sono dati che non si conoscono sugli arresti cardiaci e le manovre salvavita e volevo fare qualcosa per aiutare. Essendo stato colpito in prima persona ma ritenendomi fortunato ad essere al posto giusto nel momento gusto ho avuto testimonianze di tantissime persone che hanno perso familiari per arresti cardiaci per la mancanza di un pronto intervento. Per questo motivo da un anno a questa parte con il senatore Marco Lombardo e varie associazioni per far sì che la formazione sul primo soccorso sia obbligatoria nelle scuole”.
Fra i ricordi calcistici quello legato a Jose Mourinho: “Lui è un grande allenatore e una grande persona, non posso che parlarne bene perché è lui che mi ha dato la possibilità di iniziare il mio percorso calcistico nel mondo dei grandi”. I suoi punti di riferimento da ragazzo sono stati: “De Rossi, Nainggolan di cui mi piaceva molto sia la fase difensiva che quella offensiva e poi direi Pirlo che aveva un modo di giocare più pulito”.
Poi l’esperienza con la Fiorentina: “A Firenze ho trovato una grande famiglia, un ambiente molto presente, la società, i miei ex compagni sono stati parte del mio percorso e hanno fatto sì che io vivessi il tutto in modo più tranquillo possibile. Ho tutt’ora un rapporto bellissimo con le persone, la città e la società”.
Sulla sua ripresa dopo l’operazione Bove ha raccontato: “Ho fatto tante visite mediche, la gestione delle emozioni è stata difficile perché un giorno dicevano che potevo tornare a giocare, il giorno dopo invece che serviva altro tempo. Se mi dai una notizia la affronto e lavoro per l’obiettivo ma il fatto di cambiare di continuo versione è stato complicato e mi ha dato fastidio”.
Il suo presente si lega al Watford in Inghilterra: “Una volta che mi hanno tolto il calcio l’obiettivo era solo di tornare a giocare, non importava dove. Giocare in Italia per me era molto importante ma sto vivendo l’esperienza inglese alla grande perché mi ha permesso di tornare a giocare, il 14 febbraio sono rientrato in campo ed è stata un po’ la chiusura di un cerchio non per il tipo di emozione ma nella mia testa era un modo per resettare, per dire “ce l’abbiamo fatta” e andare avanti concentrato e con voglia di lavorare per tornare a lavorare ai massimi livelli”.

(fds)


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