Apertura di meeting con focus olimpico. In primis è stata rivissuta la magnifica mattinata del 7 febbraio, quando sulla pista Stelvio di Bormio i due fuoriclasse azzurri hanno fatto sognare l’Italia. «Partire subito con un risultato esaltante ai Giochi Olimpici di casa – ha precisato Roda – è stato strategico per tutta la squadra. Una gara positiva che ha trascinato tutto il gruppo, anche delle altre discipline. Per l’Italia sono stati dei Giochi inimitabili che ci hanno visti chiudere al secondo posto nel medagliere. Impensabile alla vigilia».
Giovanni Franzoni? «Sono arrivato alla gara più sereno del solito. Nei training non sentivo la tensione, che è giunta però prima del via, ma guardandomi in giro tanti campioni, compreso Odermatt, erano in apprensione. Ero più leggero degli altri ed ho sciato bene. Una giornata ricca di emozioni».
Dominik Paris? «La Stelvio è la mia pista. Il livello degli avversari era impressionante. Io ho cercato di interpretare come so la pista, che conosco bene. Soprattutto in un paio di passaggi strategici. Così è arrivata la medaglia olimpica che corona la mia carriera».
Il moderatore Antonino Morici ha poi cercato di far raccontare in maniera personalizzata alcune piste iconiche, a partire dalla Streif di Kitzbühel.
«Tanta roba – secondo l’altoatesino della Val d’Ultimo -. Kitz è una gara diversa da tutte per l’atmosfera e per l’emozione che si vive quando si vince. Il pubblico al parterre e quello che succede dietro le quinte. Tutto è creato attorno al vincitore».
«Vincere sulla Streif – ha sentenziato il talento di Manerba del Garda – devo ammettere che è più elettrizzante di una medaglia olimpica, che è comunque il sogno di ogni sciatore. Vincere già alla seconda partecipazione se ci penso mi fa ancora venire i brividi. Il segreto di quella prestazione? Sono stato molto spavaldo, sono riuscito a capire subito le traiettorie e a sfatare il tabù in una gara che fa paura, dove solo le leggende dello sci hanno primeggiato».
La Lauberhorn di Wengen? Per entrambi due infortuni vissuti in modo diverso: più serenamente da Paris, con inquietitudine da Franzoni.
L’approccio alla gara? «Non riesco ancora a gestire la tensione, il sollievo arriva dal fatto che faccio ciò che amo», secondo il bresciano. «Mi aiuta ascoltare musica rock. Negli ultimi anni ho cercato di cambiare l’atteggiamento perché l’esperienza spesso annulla la voglia di sbranare la pista», quanto detto dall’altoatesino.
Paura in gara? «Direi di no, altrimenti starei a casa», ha risposto raccogliendo l’applauso del pubblico Paris. «No, anzi la discesa libera mia da una sensazione di libertà», secondo Franzoni.
Cosa stimi del compagno di squadra? «La capacità di condurre gli attrezzi sulle piste tecniche. È un grande interprete degli sci sciancrati», il pensiero di Domme. «L’intelligenza tattica e la capacità di adattarsi a tutte le condizioni di pista e di neve», l’analisi di Giò sul compagno Paris.




