“Ambra non ti preoccupare perché quando ti rimetterai in moto non avrai nemmeno il tempo per fare tutto quello che vuoi fare”, le aveva scritto Alex Zanardi dopo l’incidente. Un messaggio che Ambra Sabatini conserva nel cuore e che oggi, ha detto, sembra profetico. “È proprio così!”.
Quel 5 giugno 2019, mentre andava in scooter con il padre verso l’allenamento di atletica, Ambra aveva rischiato di morire per la recisione dell’arteria femorale. A salvarle la vita era stato un vigile del fuoco per caso nei paraggi, che le aveva stretto la gamba con la sua cintura. Lei, ancora cosciente ma sotto shock, pensava solo all’allenamento che avrebbe saltato. Poi la riabilitazione, il nuoto, il ciclismo e finalmente la protesi da corsa. "Sapevo che sarei andata avanti a fare sport", ha raccontato. L’ingresso nel gruppo sportivo delle Fiamme Gialle e lo slittamento dei giochi, dovuto alla pandemia, le hanno permesso di recuperare e arrivare pronta a Tokyo.
Lì ha fissato una delle immagini più iconiche dello sport paralimpico italiano: Sabatini, Martina Caironi e Monica Contraffatto avvolte nel tricolore sul podio dei 100 metri tutto azzurro. “Abbiamo rotto un muro e siamo entrate nelle case degli italiani con quella fotografia. Riguardarla oggi mi fa capire quanto abbia contribuito a diffondere la cultura paralimpica”. Una vittoria vissuta in piena consapevolezza, sotto la pioggia e davanti a spalti vuoti: “Negli ultimi cinque metri sono scoppiata a piangere. Mi sono voltata, ho visto Monica e Martina e ho capito che avevamo completato il quadro”.
Quattro anni dopo, a Parigi, è arrivata invece la caduta a pochi metri dal traguardo. Ambra era arrivata da favorita e da portabandiera dell’Italia, ma una serie di problemi fisici e, proprio prima della finale, una difficoltà con la protesi avevano complicato le cose. In gara è scivolata, è uscita di corsia e ha visto sfumare il podio. “È stato un evento che ha segnato la mia carriera”. Ma non la sua storia perché nel 2025 è tornata campionessa del mondo nei 100 metri e oggi si sta avvicinando anche al salto in lungo. “Non siamo definiti dalle medaglie, ma dall’impegno che mettiamo nello sport”.
Anche per Maxcel Amo Manu l’incidente ha segnato uno spartiacque. Nel 2017, mentre correva al lavoro in scooter dopo essere stato chiamato in emergenza, un camion lo ha travolto. Un medico di passaggio gli ha applicato un laccio emostatico e gli ha salvato la vita. “Nella mia testa pensavo che la mia vita fosse finita. Prima la chiamavo disgrazia, ora so che da lì è nata questa nuova vita”.
Appena qualche anno più tardi, si è presentato ai Mondiali di Parigi quasi da sconosciuto e ha vinto due ori. “In realtà, sono andato a casaccio”, ha raccontato, strappando una risata dal pubblico. “Mi allenavo da un anno, non avevo pensieri e la testa leggera mi ha aiutato a sciogliermi”. Dopo aver conosciuto il mondo paralimpico attraverso i video di Bebe Vio, Giusy Versace e altri atleti, ha cominciato a vedere nello sport anche la possibilità di aiutare gli altri. È successo con Francesco Loragno, conosciuto dopo la sua amputazione e oggi, come lui, atleta delle Fiamme Azzurre e della Nazionale.
“Riesco a fare tutto!” ha detto, dando prova sul palco di quello che oggi riesce a fare nonostante la protesi, compresa una spaccata. Una frase che racconta anche il suo modo di guardare avanti: da poco è diventato padre per la terza volta e, mentre continua a lavorare sulla partenza nei 100 metri, ha già nel mirino Los Angeles 2028.




