Sabato, 03 Ottobre 2026 - 14:42 Comunicato 2911

Orsato: "L'arbitro bravo? Deve saper scomparire ma correre per novanta minuti"

Il Palazzo della Regione ha ospitato l'incontro con Daniele Orsato, figura di spicco del calcio internazionale e attuale designatore della CAN di Serie A e Serie B, intervistato dai giornalisti Arianna Ravelli e Matteo Della Vite. L'ex fischietto vicentino ha tracciato il bilancio del suo nuovo ruolo al vertice della commissione arbitrale, focalizzandosi sulla formazione atletica, sull'uso corretto del VAR e sull'importanza dello studio del gioco. Durante il confronto si è soffermato sulla gestione degli errori di campo, sulla lotta alle perdite di tempo e sulla necessità di proteggere i giovani direttori di gara per accompagnarli verso un'uniformità di giudizio nel massimo campionato. "L'emozione che provo da designatore è la stessa di quando facevo l'arbitro e ricevevo la telefonata di Collina", ha raccontato Orsato, spiegando l'approccio umano verso la propria squadra di fischietti.
Professione arbitro Nella foto: Arianna Ravelli; Daniele Orsato; Matteo Dalla Vite [ Daniele Paternoster - Archivio Ufficio Stampa PAT]

"A me interessa che i miei ragazzi stiano bene, piuttosto che si soffermino su uno sbaglio in una partita. Il problema è la reiterazione dell'errore, ma non sono i media a decidere se fermare un arbitro, sono io. Se un direttore di gara continua a pensare all'errore commesso mentre è in campo, rischia di farne altri. Ai miei arbitri chiedo di studiare il calcio: non voglio che facciano gli Orsato, ma che acquisiscano una mentalità. Ora vado a correre e a camminare nei boschi e da lì faccio le telefonate di designazione a quelli che chiamo i miei bambini".  Sul ruolo in campo e sulle nuove direttive, il designatore ha sottolineato l'esigenza di un profilo sobrio ma autorevole: "Gli arbitri non devono essere i protagonisti dello spettacolo, anzi devono scomparire, come ha fatto benissimo Davide Massa in Roma-Inter. L'arbitro deve fare due cose: correre e fischiare. In una gara si corrono ben oltre i quindici chilometri, l'aspetto atletico va curato al massimo perché con un problema fisico non si può stare in campo. Conoscere il regolamento non basta, bisogna conoscere il calcio: quando a Parigi la palla la prendeva Verratti, per dire, sapevo già che avrei dovuto iniziare a correre. I giocatori non accettano decisioni prese da ottanta metri di distanza".

Ampio spazio è stato dedicato all'applicazione della tecnologia e alla gestione del tempo effettivo: "Le innovazioni per ridurre le perdite di tempo richiedono una preparazione ancora maggiore. L'obbligo per l'infortunato di uscire dal campo ha velocizzato il gioco, ma i miei arbitri a fine gara sono stanchi morti perché devono continuare a contare tutto. Fischiare un rigore all'ultimo minuto o espellere un giocatore all'inizio non è questione di coraggio, ma di fiducia". Sul VAR ha poi chiarito: "Abbiamo fatto degli errori e ho detto che non sono accettabili, ma va ricordato che non siamo alla Playstation. Il VAR deve intervenire sul chiaro ed evidente errore, non andare a cercare il cavillo, perché non ogni contatto è fallo. Mi aspettavo persino più errori in questo avvio di stagione, ma stiamo lavorando per arrivare a un'uniformità di giudizio. I ragazzi sono consapevoli che dobbiamo migliorare, ma c'è una sana competizione tra loro e il gruppo sta diventando una vera squadra". 

Orsato ha  richiamato il valore educativo del rispetto delle regole e del dialogo con i tesserati: "Spiegare le decisioni ai capitani è corretto e necessario per la crescita, non per fare polemica. Abbiamo ridotto le proteste e i capannelli attorno all'arbitro, un fenomeno che nelle categorie inferiori portava a emulazioni violente del tutto inaccettabili. L'obiettivo della commissione è aumentare il numero di fischietti pronti per i big match del nostro campionato".

(gt)


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