Giovedì, 01 Ottobre 2026 - 18:32 Comunicato 2851

Kammerlander:“Assieme a Messner eravamo la coppia giusta”

Limite, rischio e rispetto per la montagna nel racconto di Hans Kammerlander, grande compagno di cordata di Messner. Sala Depero gremita a Trento, per ascoltare l’altoatesino che ha scritto pagine importanti nella storia delle scalate alle vette himalayane. Dalla montagna arriva anche la versione più estrema di “invincibile”: capire quando fermarsi.
Sul tetto del mondo Nella foto: Hans Kammerlander [ Daniele Paternoster - Archivio Ufficio Stampa PAT]

Hans Kammerlander, si è raccontato al Festival dello Sport di Trento. Al centro dell’attenzione le sue grandi spedizioni himalayane. È stato lui, il primo a scendere dall'Everest con gli sci. Un’impresa straordinaria senza grandi aiuti esterni, contrariamente alle recenti missioni. Lo aveva già fatto dal Nanga Parbat, nel 1990. Kammerlander ha raccontato al pubblico presente in sala che il 2026 è importante per gli anniversari: “Iniziando dalla cifra rotonda dei miei primi 70 anni, tra alcuni mesi. Non capisco questa cifra – ha detto - sono ancora in giro, faccio tutto molto più tranquillamente: dai trekking in Nepal ad altre zone del mondo. Non ho problemi per fortuna. I ricordi sono molto importanti, ma per me contano di più gli obiettivi e le nuove sfide. In tanti anni abbiamo realizzato anche molti progetti di solidarietà per i bambini”. 

L’alpinista altoatesino ha ricordato quindi le sue prime avventure: “Sono nato in valle Aurina, in Alto Adige, vivevo in un maso, era come una malga, senza acqua. Sono stato un contadino. Ho cominciato con lo sci, erano in legno allora e anni dopo è diventata una grande passione. Dopo è arrivata la roccia con le prime arrampicate. La prima scalata a 8 anni. Gli anni più pericolosi per me sono stati i primi, quando facevamo le cose senza cervello”.

Diventando alpinisti veri si conosce meglio la montagna, racconta l’alpinista. “Inizialmente ho iniziato a lavorare come muratore – ha detto ancora Kammerlander – poi ho acquistato l’attrezzatura, sono andato a correre, ad arrampicare. Sono diventato guida alpina e maestro di sci. Il mio lavoro è diventato così la mia passione”. Con moltissime salite e oltre 50 prime ascensioni all'attivo, Kammerlander ha scalato sette Ottomila insieme a Reinhold Messner, di cui è stato il più celebre compagno di cordata. L’incontro con Messner è stato importante per salire le vette più importanti del mondo. Mentre scorrevano le foto storiche delle varie imprese in quota, Kammerlander, ha raccontato le nuove vie e le imprese portate a termine in molti anni, sottolineando: “Allenamento e motivazione erano quasi sempre al cento per cento. Assieme a Messner eravamo la coppia giusta”. Non sono mancati infine, i racconti più difficili con la scomparsa di alcuni amici in quota, giorni che non si dimenticano.

Il racconto “Sul tetto del mondo” ha ripercorso quindi i momenti in cui il limite si fa concreto: la decisione di salire o rinunciare, il rischio calcolato, il rispetto per una montagna che non si conquista ma si attraversa. Un'esperienza costruita in decenni di spedizioni, dove la vera vittoria non è sempre la cima.

(Cz)


Immagini